Biometria, gli USA sondano l'Europa

Negli States si preparano centinaia di installazioni negli aeroporti e nei porti, per tenere letteralmente sott'occhio e sotto scanner chi arriva negli Stati Uniti. Washington cerca una complicità che la UE è già pronta ad offrire




L'Atlantico è più stretto? (pagina 1 di 3)

31/10/03 - News - Roma - Identificare chi si sposta da un paese all'altro grazie alle caratteristiche uniche del suo corpo. Questo il cuore della nuova difesa biometrica che gli Stati Uniti intendono applicare ai propri areoporti e porti in tempi rapidi. Cam capaci di registrare un volto e confrontare la sua presenza in un database di "volti sospetti", scanner capaci di salvare in un database le impronte digitali di chi accede agli USA. C'è tutto questo nei progetti già annunciati e in via di applicazione da parte del Governo americano, progetti che ora vorrebbe esportare nell'Unione Europea.

A rendere esplicito quel che si sa da tempo, cioè che gli USA vogliono trovare nella UE un solido appoggio per l'applicazione globale delle tecnologie biometriche, è stato nelle scorse ore il segretario americano della US Homeland Security, Tom Ridge, uno degli uomini più potenti nell'amministrazione americana che al centro delle proprie strategie pone la Sicurezza, proprio ciò di cui si occupa il dipartimento guidato da Ridge.

Secondo Ridge se Stati Uniti ed Unione Europea convergono su standard applicativi e tecnologici per la registrazione dei dati biometrici, la conservazione e l'utilizzo ai fini di sicurezza, allora sarà possibile pervenire ad uno standard biometrico internazionale capace di spingere in tutto il mondo l'ultima frontiera delle tecnologie di sicurezza.

Il primo passo secondo Ridge è l'integrazione di informazioni biometriche nei documenti di viaggio, un passo che peraltro alcuni importanti player europei, e non, hanno già deciso di compiere. "Per prima cosa - ha affermato Ridge dopo aver incontrato il ministro degli Interni tedesco - un patto transatlantico, USA-UE, capace di portare ad una discussione internazionale. Credo che lo sforzo sia quello di rinsaldare e armonizzare gli accordi tra di noi e poi di portarli al resto del mondo".

A fargli da contraltare è stato proprio il ministro tedesco, Otto Schily, secondo cui "inizialmente si potrebbero introdurre riconoscimento del volto e impronte digitali per chi giunge nella UE dal terzo mondo". Secondo Schily "se Europa e Stati Uniti lavorano con standard diversi questo può creare non pochi problemi agli spostamenti".

Può sorprendere ma secondo gli osservatori che in queste ore si sono espressi sull'argomento, a rendere più complessi gli accordi USA-UE sono, manco a dirlo, questioni di mercato. Il timore europeo, infatti, è che le compagnie americane che sul fronte della biometria hanno avuto un appoggio pressoché incondizionato del loro Governo, come la celebre Iridian Technologies, finiscano per trovarsi in una posizione di grande vantaggio e acquisiscano il dominio del settore delle tecnologie biometriche.

Ma una ulteriore complicazione sulla via di una intesa transoceanica si chiama privacy. Da tempo è in atto un vero e proprio scontro tra autorità europee ed americane sul trattamento dei dati personali di chi viaggia dalla UE agli USA, viste le maggiori tutele offerte ai cittadini europei. Aggiungere a tutto questo la prospettiva di una condivisione degli standard e delle informazioni allontana certamente l'obiettivo delineato da Ridge. Basti pensare che gli americani hanno confermato di voler conservare per almeno sette anni i dati di ciascun viaggiatore UE negli USA, una misura che il commissario europeo Frits Bolkestein ha diplomaticamente bollato come "sproporzionata".

A dire il vero, comunque, gli USA non intendono aspettare le decisioni dell'Unione Europea. Ecco cosa già stanno facendo.

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