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STORIA
Interi villaggi requisiti, aumenti delle imposte: ecco cosa accadde
nell'VIII secolo dopo la conquista islamica

Cristiani d'Egitto, le razzie di Maometto

I papiri rivelano: le confische colpivano chiese e monasteri, ma
anche i cittadini comuni

Di Aristide Malnati

Studi recenti su papiri scritti in greco antico e conservati alla
Biblioteca Laurenziana medicea di Firenze - studi eseguiti da
Federico Morelli (papirologo italiano all´Università di Vienna) -
portano nuove, preziose informazioni sulle imposte che le Chiese
cristiane dovevano pagare all´Egitto amministrato dagli arabi e
ormai islamizzato. In questo caso si tratta di due documenti nei
quali la datazione è andata perduta in lacuna ma che, per una serie
di indizi, possono essere attribuibili a un periodo attorno al 700
(l´Egitto cadde nelle mani degli arabi nel 641). Negli scritti si
allude ai vari tipi di imposte a cui era sottoposta la chiesa di San
Theodoros ad Ermupoli (nel Medio Egitto): si menzionano senz´altro
un´imposta fondiaria e un´imposta sulle persone fisiche, per cui
ogni religioso era tenuto a versare una quota in denaro anche
abbastanza elevata.
Si deduce infatti da questi ed altri documenti simili che le chiese
e i monasteri cristiani d´Egitto dopo la conquista araba videro
aumentare le tasse in modo vertiginoso: aumentarono i tipi di
imposta e l´ammontare per ogni singola voce; «anche se - riconosce
Morelli - i contribuenti avevano la possibilità di rateizzare i
pagamenti, il cui ammontare totale era calcolato su base annua».
Sotto l´islam non erano poi infrequenti le requisizioni ai singoli
cittadini e ai cristiani in particolare, vere e proprie estorsioni
di denaro o di oggetti preziosi da convertire in denaro, destinate a
finanziare la spesa pubblica. E molto spesso i gabellieri incaricati
di operare la tassazione ne approfittavano per accumulare beni a
proprio vantaggio con la tacita connivenza degli apparati statali;
episodi di corruzione, per altro frequenti a tutte le epoche in
Egitto, si intensificarono sotto l´amministrazione araba, proprio a
causa di un apparato statale elefantiaco e di una burocrazia
opprimente.
Un altro documento, sempre analizzato da Morelli, ci mostra come
queste requisizioni fossero sistematiche, organizzate villa ggio per
villaggio, chiesa per chiesa (spesso un villaggio aveva più chiese,
come Ossirinco, capoluogo di una regione) e monastero per monastero.
Il testo in questione è una lista di più voci di oggetti di uso
quotidiano di cui l´amministrazione locale (dipendente dallo Stato)
necessitava: per ogni oggetto si doveva raccogliere la somma in
denaro destinata a permetterne l´acquisto; inoltre questa mercanzia
veniva acquistata presso fornitori o commercianti legati a filo
doppio all´apparato amministrativo: essi in cambio degli acquisti
concessi erano spesso costretti a versare una quota del ricavato
agli uomini di Stato; una sorta di Tangentopoli "ante litteram"! Nel
caso di religiosi poi si poteva estorcere loro denaro o farsi pagare
direttamente con prodotti o beni materiali, se essi ne disponessero
o se avessero articoli di interesse dell´amministrazione pubblica.
Insomma, oltre ad aver ulteriormente incrementato la già pesante
tassazione a cui era sottoposto l´Egitto nel periodo greco-romano e
in quello bizantino, l´arrivo degli arabi ha vistosamente allargato
gli episodi di corruzione pubblica a danno dei singoli cittadini e
in particolare delle diverse Chiese cristiane.
Questi studi recenti, uniti ad altri testi su papiro editi
precedentemente e alle informazioni fornite da storici coevi,
mostrano con sufficiente chiarezza come nelle teocrazie islamiche
(di cui l'Egitto era l'emblema), fin dal loro primo apparire, i
cittadini che professavano un credo differente venissero
discriminati e spesso colpiti anche con penalizzazioni patrimoniali:
l'incremento delle imposte a carico dei cristiani, ma anche degli
ormai scarsi pagani ancora romanticamente legati ai culti
dell'antica mitologia egizia, palesava chiaramente il tentativo di
controllarne il patrimonio e di depauperare anche chi fosse
economicamente già in aperta difficoltà.