Televisione: ogni 21 minuti una parolaccia
Secondo uno studio condotto da Eta Meta Research, che ha intervistato 130 esperti tra psicologi, pubblicitari e linguisti, e ha condotto un monitoraggio sulla programamzione televisiva, ogni 21 minuti arriva in tv una parolaccia o un'espressione volgare, anche durante le cosidette fasce protette.
Secondo sette intervistati su dieci, pari al 73 per cento delle persone intervistate, il ricorso al turpiloquio serve solo ad innalzare l'audience. A preoccupare maggioramente gli esperti interpellati sono sicuramente 'le parolacce' - 58 per cento - ma anche 'i gestacci' (43 per cento), le frasi piene di doppi sensi (39 per cento), e il ricorso a 'espressioni dialettali' (31 per cento). Solo il 13 per cento si lamenta delle volgarità negli sketch e nei doppi sensi dei comici (13 per cento).
Alla domanda poi "In che tipo di programmi ritiene essere più pericolosa la presenza di volgarità?", il 42 per cento ha indicato i programmi legati all'attualità e al costume; quelli di prima serata, per il 27 per cento e le trasmissioni sportive (24 per cento). Solo il 18 per cento ritiene pericolosi i programmi comici e satirici e ancora meno gli spot pubblicitari (16 per cento) e i telegiornali (11 per cento).
L'effetto più probabile sul pubblico, secondo gli esperti che un certo tipo di linguaggio entri a far parte del linguaggio comune cessando di essere condannato. Con il rischio di un ulteriore impoverimento del linguaggio (secondo il 28 per cento), ma anche, per il 17 per cento, di una crescita dell'aggressività e dell'intolleranza.
I soggetti più esposti, secondo gli psicologi, sono mabini e adolescenti. I più colpiti, secondo gli esperti, da questa ondata di volgarità sono i bambini e gli adolescenti che così si "possono sentire giustificati ad avere degli atteggiamenti irrispettosi" o a "rispondere in malo modo". Commenta Saro Trovato, presidente di Eta Meta Research: "Un tempo si diceva che la scuola insegnasse ai bambini le parolacce, ma ora sembra essere la televisione ad essersi trasformata in una vera enciclopedia della volgarità".




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non me ne mandare altre del genere
