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LA GUERRA DI LIBERAZIONE ALGERINA
UN ESEMPIO ED UNA SPERANZA PER LA RESISTENZA PALESTINESE
La Guerra di Liberazione Algerina contro i colonialisti francesi durò sette anni, dal 1954 al 1962, con un bilancio finale di un milione e mezzo di morti algerini, torturati e uccisi in mille modi dai francesi; il film di Gillo Pontecorvo ci ha mostrato la battaglia di Algeri, dove le coraggiose donne algerine portavano, bombe nelle borse di vimini ("les couffins"), bombe da lasciare nei luoghi frequentati dai francesi; durante una conferenza stampa dove Ben M'Hidi, uno dei capi di Algeri dell'FLN, appariva incatenato, il generale francese Jacques Massu che l’aveva arrestato gli urlo': "sei un terrorista, vergognati di mandare le donne con i cestini a piazzare le bombe fra la gente"; Ben M'Hidi, con voce calma, rispose a Massu ed ai giornalisti presenti: "donnez-nous vos bombardiers et nous vous donnons nos couffins" (dateci i vostri bombardieri e noi vi daremo i nostri cestini).
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Nel quadro del rinato nazionalismo arabo degli anni '40-'50 va collocata anche la lotta per l'indipendenza del popolo algerino. Alla perdita dell'Indocina (1954), l'opinione pubblica francese parve rassegnarsi senza eccessivi traumi; ma di fronte alla richiesta d'indipendenza avanzata dal nazionalismo algerino, i francesi reagirono con estrema passionalita', quasi si fosse trattato di una provincia del territorio metropolitano. Vero e' che l'Algeria era stata dichiarata parte integrante della Repubblica, come "Francia d'Oltremare". Vi vivevano, all'indomani della seconda guerra mondiale, un milione di coloni francesi (di contro a sette milioni di algerini), i cosiddetti "pieds-noirs" stanziatisi nel paese fino dai tempi di Napoleone III: gente nata in Algeria, con profonde radici sentimentali oltreche' economiche in terra d'Africa, che rifiutavano come "disonorevole" qualsiasi patteggiamento coi "ribelli" e osteggiavano la politica di integrazione ed assimilazione perseguita, almeno ufficialmente, dal governo di Parigi, nel proclamato intento di inserire gli algerini (quelli che se ne fossero mostrati degni) nel tessuto della nazione e della civilta' francese. In realta', la massa della popolazione araba viveva in condizione di permanente inferiorita' politica e sociale, oltreche' giuridica, nei confronti dei coloni francesi. Di fronte all'intransigenza ed alla protervia dei coloni, non contrastati efficacemente dal governo di Parigi, gli algerini passarono, il 1°. novembre 1954, alla lotta aperta, decisi, sotto la guida del Fronte di Liberazione Nazionale, ad ottenere l'indipendenza.
Alla insurrezione corrispose, da parte francese, la repressione piu' spietata, condotta con mezzi imponenti e ispirata dai nazionalisti estremisti. L'Organisation de l'Armee Secrete (OAS), una societa' segreta a carattere paramilitare, fece del terrorismo la sua arma preferita, riscuotendo vasti consensi nelle file dell'esercito. Agli attentati, comunemente chiamati "atti terroristici" degli algerini, che si estesero alla Francia metropolitana, si rispose con la repressione, col terrorismo e con le torture sistematiche, nelle quali si distinsero la Legione Straniera e le unita' paracadutiste (paras). Le efferatezze compiute sui patrioti e sulla popolazione civile che li sosteneva ebbero una profonda eco nella coscienza dei democratici francesi, che non esitarono a denunciarle all'opinione pubblica. La Francia si divise in due campi avversi, al limite della guerra civile. La propaganda dell'OAS conquisto' anche l'alta ufficialita' francese e la schiero' contro il governo di Parigi, giudicato imbelle e rinunciatario, finche', nel 1958, un putsch di generali, guidati da Massu e Dalan, non provoco' la caduta della Quarta Repubblica.
Il presidente Coty si vide costretto a chiamare al potere De Gaulle, il quale modifico' la costituzione, accrescendo i poteri dell'esecutivo (Quinta Repubblica). Ma gli oltranzisti dell' OAS si erano ingannati sulle vere intenzioni del generale. Anziche' proclamare la guerra ad oltranza per l' "Algeria francese", De Gaulle, comprendendo che la partita in Algeria era perduta, avvio' contatti coi "ribelli" del Fronte di Liberazione Nazionale, che si conclusero nel marzo 1962, con la firma di un armistizio (armistizio di Evian). Esso segno' la fine della lotta armata e apri' la via all'indipendenza algerina. Dopo un referendum tenutosi in tutto il paese, e risoltosi a favore del Fronte di Liberazione Nazionale, i francesi abbandonarono il paese.
Proclamata indipendente col nome di Repubblica Popolare Democratica, l'Algeria entro' a far parte, con il prestigio della lotta vittoriosa condotta per nove anni, dei paesi indipendenti del mondo arabo.
La situazione della colonizzazione francese in Algeria, come si vede, e' speculare rispetto alla colonizzazione della Palestina da parte dei sionisti. Ai coloni francesi si sostituiranno quelli degli insediamenti ebraici, ai nazionalisti francesi, l'attuale governo Sharo(g)n(a), all'OAS, gli squadroni della morte sionisti col compito di "eliminare" i patrioti palestinesi, al FLN, le organizzazioni della resistenza palestinese. Certo, manca il sostegno dei democratici e degli intellettuali, manca un De Gaulle; noi speriamo, tuttavia, che l'esito della lotta anticoloniale palestinese, col suo tributo di sangue innocente, col dolore e la sofferenza di tanti uomini e donne coraggiosi che non hanno esitato a dare la vita per la liberazione della patria, sara' allo stesso modo speculare. In tal modo saranno vanificate le ciniche parole che Ariel Sharo(g)n(a) rivolse a Jacques Chirac lo scorso dicembre: "Noi stiamo facendo quello che voi avete fatto in Algeria. Con la differenza che noi ci resteremo".
Il rapporto della Commissione Bonet
Rapporto sull'Algeria della commissione d'inchiesta nominata dal re di Francia e presieduta dal generale conte Bonet nel 1833.
"Abbiamo aggregato al demanio i beni delle fondazioni pie; abbiamo sequestrato quelli di una classe di abitanti che avevamo promesso di rispettare; abbiamo dato inizio al nostro potere con un'esazione (un prestito forzoso di 100.000 franchi); ci siamo impadroniti delle proprieta' private senza alcun compenso e il piu' spesso siamo giunti fino a costringere i proprietari espropriati a questo modo a pagare le spese di demolizione delle loro case ed anche di moschee. Abbiamo dato in affitto a terzi edifici del demanio; abbiamo profanato senza riguardo i templi, le tombe, l'interno delle case private, sacro asilo presso i musulmani. Si sa che le necessita' della guerra sono alcune volte prepotenti, ma si possono trovare, nell'applicazione di misure estreme, forme delicate ed anche di giustizia... Noi abbiamo massacrato gente protetta da salvacondotti, sgozzato in base ad un semplice sospetto popolazioni intere la cui innocenza fu in seguito provata; abbiamo trascinato in giudizio uomini ritenuti sacri nel paese, uomini venerati perche' avevano abbastanza coraggio per sfidare i nostri furori allo scopo di intercedere in favore dei loro disgraziati compatrioti; si sono trovati giudici per condannarli e uomini civilizzati per ucciderli. Abbiamo sorpassato in barbarie i "barbari" che eravamo venuti a civilizzare".
cfr. Processi verbali e rapporti della commissione nominata dal re, Parigi 1933, da R.Rainiero, Storia dell'Africa, Torino, ERI, 1966, pp. 109-110




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