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    Iterum rudit leo
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    Predefinito Intervista a Carlo Fidanza

    A conclusione del viaggio del Presidente di An Gianfranco Fini in Israele abbiamo incontrato il nostro Reggente Nazionale di Ag Carlo Fidanza per scambiare con lui qualche battuta.

    Che giudizio dai del viaggio di Fini in Israele?

    Il viaggio di Fini rappresenta la conclusione di un lungo percorso iniziato molto tempo fa e passato per Fiuggi.
    La condanna delle leggi razziali fu già sancita in quella sede in maniera inequivocabile, ma ancor prima venne fatta dal MSI e da Giorgio Almirante a metà degli anni ’80.
    Una serena revisione storica del fascismo non può che portare ad affermare che la legislazione razziale del ’38 fu un orrore, peraltro estraneo allo spirito del nostro popolo. Inoltre si può affermare con tranquillità che l’antisemitismo non ha mai fatto parte del bagaglio culturale del MSI, che peraltro in politica estera si è sempre attestato su posizioni filo-israeliane, andando incontro spesso alle critiche di buona parte del mondo giovanile.

    I commentatori hanno scritto che Fini in Israele ha rotto definitivamente con il “passato fascista” del suo partito. Che ne pensi?

    Già le avanguardie giovanili alla fine degli anni ’70 avevano iniziato il processo di superamento del nostalgismo. Proprio quelle aree più legate al mondo rautiano e alla Nuova Destra italiana, principali spinte propulsive dell’attuale Destra sociale, posero le basi per l’uscita dal ghetto, per permettere a quella generazione di militanti di confrontarsi a tutto campo con i propri coetanei. Si rompeva con il vecchio armamentario reducistico, si cominciava a ritenere che in politica per vincere occorresse “pensare l’impensato”, cimentandosi su strade inesplorate della cultura, affrontando in termini moderni e senza barriere ideologiche tematiche nuove per quei tempi, come l’ecologia. Ci si muoveva a 360° cercando di dare segnali in tutti gli spazi della cultura, soprattutto in quella giovanile, cominciando, per esempio, con la musica. Quella generazione lasciò ad altri la custodia delle reliquie e a suo modo contribuì alla storicizzazione del fascismo. Detto questo, la storiografia più recente ha elaborato giudizi complessi e variegati sul fascismo, analizzandone anche gli aspetti positivi. Non si può ridurre il dibattito su quel periodo alle leggi razziali, così come d’altro canto sarebbe sbagliato ridurlo all’avventura sfortunata della guerra. Il fascismo fu anche molto altro, una politica culturale ed artistica d’avanguardia, grandi realizzazioni urbanistiche ed architettoniche, i primi esperimenti di legislazione sociale e previdenziale. Insomma un periodo caratterizzato da errori ma anche da spinte modernizzatrici importanti.

    Altro punto controverso riguarda il giudizio sulla Rsi.

    La Repubblica Sociale ha una storia per molti aspetti controversa, non riducibile semplicemente alla cronaca di uno stato fantoccio, persecutore degli ebrei per volontà dei tedeschi, come la pubblicistica marxista vorrebbe far credere. Bisogna anche qui analizzarne la complessità, come hanno fatto storici di certo non accusabili di simpatie fasciste, tra i quali l’ebreo Sternhell e De Felice.
    La Rsi si caratterizzò in quei 600 giorni anche per altri importanti elementi, come la legislazione sociale improntata all’idea partecipativa che ancora oggi è bagaglio culturale della destra italiana e che ritroviamo in altre culture.
    Dobbiamo valutare con serenità lo slancio volontaristico che portò migliaia di giovani ad arruolarsi per riscattare l’onore d’Italia dopo la “morte della patria” dell’8 settembre ’43, riconoscendo loro la dignità di una scelta e il rispetto che si deve a chi si è battuto, dall’una e dall’altra parte, convinto di fare il bene dell’Italia. Tra questi non sono annoverabili di certo i partigiani social-comunisti che volevano asservire l’Italia all’Urss e fiancheggiavano gli aguzzini titini sostenendo l’occupazione slava di Trieste. Dopodiché noi abbiamo sempre sostenuto, fin dall’atto di nascita del MSI nel ’46, la necessità di una reale pacificazione nazionale e questa non può prescindere da una serena storicizzazione anche di quei fatti, tenendo quindi in considerazione anche le ragioni dei vinti, così come persino importanti voci della sinistra italiana hanno iniziato a comprendere.

    Le polemiche di questi giorni hanno riportato alla luce le mai sopite diatribe sul rapporto tra politica e storia…

    La storia non va utilizzata come clava contro l’avversario politico, non è compito della politica riaprire dibattiti storiografici che necessariamente, per i tempi e i modi della politica, risulterebbero approssimativi.
    Anche a destra oggi esistono strumenti (fondazioni, riviste e associazioni culturali) per approfondire queste tematiche. Dobbiamo svolgere finalmente una storicizzazione vera, che dalla nascita di An non è mai avvenuta fino in fondo. Non possiamo procedere a rimozioni forzate, peraltro in un periodo in cui anche un mondo culturale a noi lontano pare aver rivalutato molti aspetti della storia italiana del secolo scorso… rischiamo di non essere capiti.

    Come giudichi i risvolti del viaggio in politica estera?

    L’Italia ha tradizionalmente svolto un ruolo di equilibrio nella questione mediorientale. La vicinanza di alcuni ambienti della destra alle posizioni filosioniste, come detto, non è una novità; così come del resto su questi temi un grande partito come il nostro garantisce la possibilità di un ampio dibattito.
    Esprimere critiche intelligenti su alcune posizioni del governo israeliano, come la costruzione della “barriera difensiva” che lo separerà dai territori arabi di Cisgiordania, rientra nelle possibilità offerte da questo confronto.
    Lo abbiamo fatto a Milano il 9 novembre, anche perché in buona compagnia (UE, ONU, Vaticano e persino il Presidente Bush). Perseguiamo da sempre la soluzione dei “due popoli in due stati” e crediamo che l’Italia e l’Europa debbano svolgere fino in fondo il proprio ruolo per il compimento del processo di pace.

    Per concludere che messaggio ti senti di lanciare ai militanti di Azione Giovani e di Gioventù Identitaria?

    Questa comunità giovanile ha una grande missione e un grande percorso dietro e davanti a sé e non possiamo permetterci di comprometterli; né possiamo correre il rischio di lasciarci trascinare in un perverso torcicollismo nel quale, per distinguerci da ricostruzioni storiche che consideriamo approssimative, ci vedremmo costretti a giocare il ruolo di custodi di un’ortodossia che non ha più spazio nella nostra quotidianità politica. Siamo gli eredi di una cultura politica che ha saputo rompere gli schemi, non ci faremo mettere nell’angolo da chi ha interesse a dipingere una base nostalgica in rotta con un leader illuminato. Siamo forti della nostra tradizione e sappiamo attualizzarla. Battaglie come quella contro gli Ogm sono la concreta realizzazione della nostra storica posizione di critica nei confronti dello strapotere delle multinazionali e della globalizzazione incontrollata. Allo stesso modo la nostra campagna per l’abolizione del libro di testo obbligatorio nasce dalla volontà di realizzare pienamente il pluralismo culturale e quindi favorire il recupero di tante pagine strappate della nostra storia.
    Il percorso della Destra italiana ha bisogno di noi, della nostra coerenza, della nostra capacità di andare oltre, della nostra eresia, del nostro impegno di rivoluzionari conservatori.

  2. #2
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    Molto molto diplomatico...mi aspettavo delle risposte del genere...ma del resto è il suo ruolo..muah....

 

 

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