di red

Dopo lo polemica di ieri fra Bossi e Fini, il ministro della Giustizia Roberto Castelli riapre lo scontro sul mandato di cattura europeo. «Se il Parlamento approvasse il mandato di arresto europeo» afferma il ministro leghista «io dovrei solo prenderne atto. Certo sono assolutamente contrario. Ma nessuno può fermare una decisione del Parlamento e allora cosa potrei fare? L' arma più estrema che posso immaginare è quella delle dimissioni...». Ipotesi affatto teorica, visto che lo stesso Castelli, che ieri aveva definito il mandato di cattura europeo «un testo fatto male, scritto in fretta», la definisce «una delle possibilità che ho per manifestare la mia contrarietà».

Le sue dichiarazioni si allineano alla presa di posizione con cui il leader della Lega Bossi, ieri, poneva le quattro condizioni per non andare al voto. Fra queste l’accantonamento del mandato di cattura europeo, «un meccanismo che nasconde un progetto dittatoriale. Un’Europa governata dai magistrati. Una follia». A Bossi aveva replicato freddamente Gianfranco Fini. «La posizione del presidente del Consiglio e quella del presidente della Repubblica sulla necessità di adempiere agli impegni europei è la rotta di tutto il governo». Ma intanto la polemica all’interno del Polo prosegue ininterrotta.