1. Il “peso dell’eredità”



Oggi sono contento. E ne ho qualche motivo. Sul “Corriere” del 1 novembre 2003 (pagina 11) viene data la notizia che, finalmente, Fini andrà in Israele. Ho letto con attenzione e più volte l’articolo (1). Ma, purtroppo, non c’è alcuna conferma che lo stesso (Fini) resterà in Israele.



Fortunatamente c’è qualche chicca: “Accade sempre nei processi di svolta. C’è bisogno di tempo”. Aveva anche bisogno di fiducia, il capo della destra, “perché io, il mio partito, sappiamo di avere sulle spalle il fardello di un’eredità. Anche se non ne siamo direttamente responsabili, ne avvertiamo il peso" (1). NO: non sono parole mie. Sono parole del “Corriere”, mi sono limitato a segnare in grassetto le parole testuali dette da Fini. Che delineano, in modo inequivocabile, lo spessore morale di Fini e dei suoi interlocutori: spessore morale zero.



Mi spiego. La storia è piena di gente “folgorata sulla via di Damasco”. Potrei citare lo stesso Paolo di Tarso che mosse da Gerusalemme a Damasco per perseguitare i cristiani. Alle porte di Damasco fu accecato da una grande luce, si convertì dal giudaismo al cristianesimo e, povero tra i poveri, se ne andò in giro per il mondo a predicare la “buona novella”. Potrei citare il Principe Gautama che, colto da crisi spirituale, rinunciò al trono, si fece eremita e predicò il buddismo. Come non ricordare il nostro Francesco d’Assisi? Era figlio di un ricco mercante, fu colto da crisi religiosa e si ritirò da eremita sui monti dell’Appennino. Nudo e crudo.



Nel nostro caso “Fini e il suo partito (AN)” sentono sulle spalle “il fardello dell’eredità” ma si guardano bene dal disfarsene. Eppure…. Eppure, a norma del codice civile, chiunque può rinunciare ad una eredità male acquistata, liberandosi del “peso morale”. Ma il problema di “Fini e dei suoi colonnelli” è “godersi l’eredità male acquistata” non pagandone il “peso morale”. E’ la politica perseguita da Fiuggi ai nostri giorni. Anche recentemente, a chi proponeva di “togliere la Fiamma dal simbolo di Alleanza Nazionale”, è stato risposto: “NO, se togliessimo la Fiamma, perderemmo almeno un milione di voti”. Eccolo il dilemma: essere accettati come “antifascisti” continuando ad usare i simboli e i voti dei “fascisti”.



2. Luzzatto nutre un sogno



In parole semplici: la “quadratura” del “cerchio”. Ed ecco Fini corteggiare gli Ebrei. Chi, meglio degli Ebrei, può riconoscergli la “patente antifascista”, malgrado AN continui ad usare “simboli e voti dei fascisti”? La “doppiezza” di Fini? Ma, da queste parti, la “doppiezza” è un’arte plurimillennaria. Molto apprezzata se torna utile ad Israele.



Né le mie sono “parole in libertà”. Sul “Corriere” del 1 novembre 2003 troviamo un secondo articolo (2), nel quale vengono espresse le opinioni di Luzzatto, Presidente delle Comunità ebraiche in Italia. Ce n’è per tutti: 1) per il “terzo mondo” che accusa Israele di razzismo; 2) per la Lega con la sua “identità rozza e provinciale”; 3) per la sinistra affetta, anch’essa, di “antisemitismo” perché critica Israele; 4) per i cristiani che, difendendo il loro Crocifisso dagli attacchi di Adel Smith, lo usano come un “valore per escludere, limitare, discriminare”. Perché una cosa dev’essere chiara: quando parla d’Italia e d’Europa, Luzzatto è “aperto”, “apertissimo” e severo critico di chi si oppone, in Italia e in Europa, ad una società “multietnica” e “multiculturale”. Sull’esempio dello Stato d’Israele che, in Palestina, è un luminoso esempio di apertura verso la maggioranza palestinese. E se la stragrande maggioranza degli uomini viventi sul pianeta Terra dicono che “Israele massacra i Palestinesi”, non credeteci. Sono, semplicemente, “antisemiti”.



Fini rappresenta, dunque, per Luzzatto la classica “testa di turco” per scardinare, dall’interno, la “identità italiana ed europea”. Del resto lo stesso si è incamminato da lungo tempo su questa strada: 1) si parla di “identità cristiana” dell’Europa? Ed eccolo saltar fuori con la sua peregrina proposta di inserire, nel preambolo della Costituzione Europea, un richiamo ai “valori giudaico cristiani”; 2) altra proposta peregrina: fare aderire Israele all’Unione Europea; 3) la proposta di concedere il voto agli extracomunitari rivedendo l’art. 48 della Costituzione. Fini? Un politicante senza dignità, senza onore, senza coerenza che ben volentieri si presta a fare da “grimaldello” per rubare agli Italiani e agli Europei quel residuo di identità che, malgrado tutto, ancora conservano.



3. La piovra sionista



E che gli Europei, in fatto di identità, siano combinati male lo dimostra un recente episodio accaduto in Germania. Prima di narrarvi il fatto, vi enuncio un “principio di civiltà” sul quale sono certo che tutti i miei lettori concorderanno. Fin dall’antichità Roma inventò e fece circolare un principio giuridico secondo il quale “i delitti, le colpe e le punizioni sono personali, giammai collettive”. Ed è, questo, un principio giuridico fatto proprio da tutti quei popoli che vivono secondo civiltà. Solo i popoli incivili contemplano le colpe e le punizioni collettive.



Succede, dunque, in Germania che un deputato della CDU tedesca, parlando il 13 ottobre 2003 a Neuhorf (Assia) abbia dichiarato (3): “Non dobbiamo definirci come popolo colpevole, come coloro che hanno causato Aushwitz”, aveva detto Hohmann, chiedendo “giustizia per i tedeschi”. Il parlamentare aveva spiegato che i protagonisti della Rivoluzione russa, nel 1917, erano in gran parte “bolscevichi di origine ebraica” e che si resero colpevoli di esecuzioni di massa. “Così, aveva proseguito, si potrebbe con qualche ragione descrivere gli ebrei come popolo colpevole. Il che può suonare terribile. Ma significherebbe seguire la stessa logica che porta a definire la Germania una nazione di carnefici” (3).



Ho letto e riletto la dichiarazione di Hohmann e, con tutta franchezza, la trovo in linea con la civiltà giuridica che, da tremila anni, vige nella civilissima Europa. Eventuali delitti commessi da Tedeschi riguardano esclusivamente gli autori degli stessi e non coinvolgono tutto il popolo tedesco. Così come eventuali delitti commessi da Ebrei riguardano i singoli e non coinvolgono il popolo ebreo. Probabilmente anche voi condividerete questo mio punto di vista. Purtroppo Paul Spiegel, leader della comunità ebraica in Germania la pensa diversamente e dichiara: “il livello più basso di un disgustoso antisemitismo”. Inutile dire che Hohmann si trova, al momento, nell’occhio del ciclone. “Anche perché, scrive il “Corriere” “in Germania negare l’Olocausto è reato”. E con cosiffatta legislazione “libertaria” e con gli Ebrei che vigilano sulla puntuale applicazione di queste strane leggi il cerchio si chiude.



Conclusione? Ci siamo liberati della Santa Inquisizione Cattolica. Siamo sotto l’Inquisizione Sionista. Ma Fini è contento così. Ha vinto un viaggio premio in Israele, lui. L’Italia? L’Europa? E chi se ne fotte? L’importante è risultare gradito ad Israele e al sionismo. E’ così che si fa carriera.



Antonino Amato. 2 novembre 2003



Note:

(1). “La lunga marcia di Fini. In Israele entro dicembre” (da il “Corriere della Sera” del 1 novembre 2003, pagina 11);

(2). “E Luzzatto tende la mano alla nuova AN” (da il “Corriere della Sera” del 1 novembre 2003, pagina 11);

(3). “Deputato Cdu accusa: colpe anche degli ebrei. Chieste le dimissioni” (da il “Corriere della Sera” del 1 novembre 2003, pagina 11).