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Discussione: Il partito di Violante

  1. #1
    Affus
    Ospite

    Predefinito Il partito di Violante



    L'assoluzione del senatore Giulio Andreotti per l'omicidio del giornalista
    Mino Pecorelli crea al presidente dei deputati diessini Luciano Violante
    molti problemi. Ma ancor di più e di sostanza ne provoca alla Quercia. Il
    partito di Violante ha investito l'ultimo decennio di attività politica per
    far dimenticare lo scontro aspro e senza confini con la Democrazia
    cristiana. A tal punto che per la Quercia uomini come Oscar Luigi Scalfaro
    sono diventati compagni di strada, da difendere. Tutto inutile. La
    requisitoria del procuratore generale Salavatore Cianci non è tecnica
    nonostante le apparenze, ma un puntuale e terribile atto di accusa contro
    chi ha coperto e favorito indagini e processi che in nessun altro paese al
    mondo si sarebbero potuti fare e che miravano a colpire, con Andreotti,
    proprio la storia, il ruolo, l'immagine di chi aveva governato per decenni
    il Paese.

    La sconfessione di Tommaso Buscetta - netta e senza appelli - fatta dalla
    procura generale della Cassazione, suona come una radicale sconfessione
    della linea seguita da Violante. Una linea pianificata con lucida
    determinazione negli anni in cui è l'ex pm è stato il perno attorno al
    quale ha ruotato una certa antimafia. Cianci parlava agli avvocati e alle
    sezioni unite ma in realtà aveva davanti a se il capo gruppo diessino. Quel
    Violante che nel luglio del '93, dopo aver portato Tommaso Buscetta -
    nonostante l'orientamento contrario alla decisione del procuratore della
    Repubblica di Palermo Elio Spallitta - davanti al penum della commissione
    Antimafia, dichiarava all'allora direttore dell'Unità Giuseppe Caldarola:
    "Buscetta è come un buon meccanico di Cosa nostra. È in grado di darci
    criteri interpretativi, valutazioni, opinioni. Non è in grado di dirci dove
    sta andando oggi Cosa nostra, ma è in grado di interpretare i segnali, di
    aiutarci a capire i fatti interni?.Tra l'altro Buscetta è un uomo di
    notevole intelligenza e con molte incarmazioni. ?Unisce alla conoscenza dei
    fatti la intelligenza dei fatti. Questo lo rende una persona per noi
    particolarmente utile". Tanto utile da far montare un processo impossibile
    che soltanto ieri, dopo dieci anni, ha trovato la parola fine. Il gruppo
    dirigente diessino si trova adesso a dover fare i conti con questa nuova
    sentenza che fa rivivere, soprattutto fra molti ex democristiani (ma non in
    tutti), il complesso di colpa per aver condiviso un'alleanza politica con
    Luciano Violante. Ma non accadrà nulla. Il presidente del gruppo è
    intoccabile: è lui il punto di riferimento della sinistra giudiziaria che
    continua a comandare in molte procure della Repubblica e soprattutto al
    Csm.

    Sembrava averlo perso questo ruolo, ma passati i cinque anni alla
    presidenza della Camera, quando Violante si esibiva in appelli alla
    pacificazione e si pronunciava per la chiusura di una fase politica, è
    ritornato alla guida del fronte giudiziario. È stato proprio lui a chiudere
    tutti i varchi che timidamente il Piero Fassino ha cercato di aprire per
    avviare il confronto con la maggioranza sulla riforma della giustizia. È
    stato Violante ad alzarsi in piedi alla Camera per sostenere che la legge
    sulle rogatorie aiuta i criminali ed è stata fatta proprio per loro. E
    nessuno lo ha frenato. "Zio Luciano" è il punto di riferimento, l'uomo che
    è riuscito con Scalfaro a dare una solida maggioranza alla sinistra perfino
    alla Corte costituzionale. Ed è diventato il punto di riferimento anche per
    molti post-democristiani: un ex ministro delle Telecomunicazioni, qualche
    anno fa, prima di accettare l'incarico fece una visita proprio a lui, e
    soltanto dopo il colloquio - rassicurante - accettò l'incarico. La Quercia
    gli deve molto e da Fassino a Massimo D'Alema, da Anna Finocchiaro Fidelbo
    fino a Gavino Angius sembrano rassegnati a considerarlo inamovibile - anche
    se è ormai diventato un ingombrante scheletro nell'armadio. (vum)



    Il senatore Giulio Andreotti - che pare riserverà qualche pagina in più di
    uno dei suoi prossimi libri alla "manina" che ha ispirato i magistrati di
    Palermo e di Perugia - non crede che Luciano Violante gli risponda, con
    maggiori dettagli, in merito alla "telefonata anonima" che quest'ultimo
    ricevette da presidente dell'Antimafia sul suo presunto coinvolgimento
    nell'omicidio di Mino Pecorelli. Ma comunque insiste, anche se Violante
    glissa, tende ad ammorbidire, cerca di evitare il contraddittorio con il
    senatore a vita. E ne ha buon motivo. Infatti l'unica volta che ha spiegato
    perché informò il sostituto procuratore di Palermo Roberto Scarpinato di
    quella telefonata è caduto in una gaffe clamorosa: pensavo che interessasse
    Palermo perché già indagava su Andreotti. Ma sulle date il senatore a vita
    è formidabile e nel rispondergli gli ha contestato l'affermazione:
    all'epoca, aprile del '93, Tommaso Buscetta non aveva ancora fatto le sue
    "rivelazioni". Il pentito raccontò dei presunti rapporti tra Andreotti e il
    boss Badalamenti in relazione all'omicidio Pecorelli soltanto qualche
    giorno dopo che Violante aveva informato Scarpinato.

    Anche su un altro episodio Andreotti non ha ancora avuto una risposta
    soddisfacente. Ha chiesto infatti all'ex presidente dell'Antimafia di
    sapere perché non lo chiamò in audizione, come gli aveva promesso, dopo le
    dichiarazioni di Buscetta. Violante a suo modo qualche anno fa ha risposto:
    "La legge ci imponeva di accertare anche le connessioni fra mafia e
    politica. Ci disse (Andreotti,ndr) che preferiva intervenire alla fine dei
    lavori, sopraggiunse la richiesta di autorizzazione a procedere e
    preferimmo evitare di trasformare l'audizione in un processo pubblico. Se
    comunque avesse voluto essere ascoltato, avrebbe potuto chiederlo". Una
    messa a punto che Andreotti non ha mai considerato accettabile. Insisterà:
    di pazienza ne ha da vendere. (vum)

    3° Andreotti: "La sua assoluzione condanna Violante", dice Cofrancesco

    "L'assoluzione di Giulio Andreotti rappresenta senza dubbio una condanna
    della stagione in cui Luciano Violante è stato alla testa dell'Antimafia".
    Interpellato dal Velino, Dino Cofrancesco, ordinario di storia del pensiero
    politico all'università di Genova, analizza le ripercussioni che la
    sentenza con cui la Cassazione ha assolto Andreotti da ogni addebito in
    relazione all'omicidio Pecorelli avrà sulla carriera di Violante. Al
    dirigente ds, Cofrancesco è disposto a concedere "tutte le attenuanti del
    caso, come la stagione difficile in cui ha guidato l'Antimafia e
    l'aggressività del nemico da combattere, un nemico che ha goduto anche di
    collegamenti con ambienti politici. Ancora una volta, però, in Italia si è
    confuso il piano della politica con quello del diritto". Ciò che è
    politicamente negativo non è per questo penalizzabile sotto il profilo
    giuridico: "Io considero Andreotti politicamente responsabile del
    malgoverno in Sicilia, il che è ben altra cosa dall'attribuirgli una
    responsabilità penale", afferma Cofrancesco. A confondere i piani sono
    persone che, come Violante, non appartengono alla famiglia del liberalismo
    ottocentesco, bensì a quella del moralismo di stampo giacobino.

    Una caratteristica molto diffusa negli ambienti della sinistra, "con
    ragguardevoli eccezioni - penso alle battaglie garantiste di Emanuele
    Macaluso e a quelle combattute da frazioni ultra minoritarie. Vale anche
    per i moderati diessini, che tuttavia rappresentano solo un quarto del
    partito". Ma nella Quercia il garantismo è destinato, anche a seguito
    dell'assoluzione di Andreotti, a guadagnare posizioni, sostiene
    Cofrancesco: "In merito nutro una cauta fiducia. I dirigenti postcomunisti
    dovranno chiedersi se il moralismo alla Violante, strumentale alla
    politica, ha dato frutti". Quanto alle prospettive dell'ex presidente della
    commissione Antimafia, "hanno subito uno scacco. Violante deve rassegnarsi
    a non pensare più in grande: né gli basterà tornare a celebrare i 'bravi
    ragazzi' di Salò". Cofrancesco si chiede anche fino a quale punto le
    posizioni di Violante abbiano contato nei Ds: "Di certo hanno fatto comodo.
    Ma nella Quercia c'è un influente gruppo ristretto di cui Violante non ha
    mai fatto parte: meno che mai potrà entrarvi dopo la sentenza sull'omicidio
    Pecorelli".
    Luciano

  2. #2
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    Predefinito Re: Il partito di Violante

    In Origine Postato da Affus


    L'assoluzione del senatore Giulio Andreotti per l'omicidio del giornalista
    Mino Pecorelli crea al presidente dei deputati diessini Luciano Violante
    molti problemi. Ma ancor di più e di sostanza ne provoca alla Quercia. Il
    partito di Violante ha investito l'ultimo decennio di attività politica per
    far dimenticare lo scontro aspro e senza confini con la Democrazia
    cristiana. A tal punto che per la Quercia uomini come Oscar Luigi Scalfaro
    sono diventati compagni di strada, da difendere. Tutto inutile. La
    requisitoria del procuratore generale Salavatore Cianci non è tecnica
    nonostante le apparenze, ma un puntuale e terribile atto di accusa contro
    chi ha coperto e favorito indagini e processi che in nessun altro paese al
    mondo si sarebbero potuti fare e che miravano a colpire, con Andreotti,
    proprio la storia, il ruolo, l'immagine di chi aveva governato per decenni
    il Paese.

    La sconfessione di Tommaso Buscetta - netta e senza appelli - fatta dalla
    procura generale della Cassazione, suona come una radicale sconfessione
    della linea seguita da Violante. Una linea pianificata con lucida
    determinazione negli anni in cui è l'ex pm è stato il perno attorno al
    quale ha ruotato una certa antimafia. Cianci parlava agli avvocati e alle
    sezioni unite ma in realtà aveva davanti a se il capo gruppo diessino. Quel
    Violante che nel luglio del '93, dopo aver portato Tommaso Buscetta -
    nonostante l'orientamento contrario alla decisione del procuratore della
    Repubblica di Palermo Elio Spallitta - davanti al penum della commissione
    Antimafia, dichiarava all'allora direttore dell'Unità Giuseppe Caldarola:
    "Buscetta è come un buon meccanico di Cosa nostra. È in grado di darci
    criteri interpretativi, valutazioni, opinioni. Non è in grado di dirci dove
    sta andando oggi Cosa nostra, ma è in grado di interpretare i segnali, di
    aiutarci a capire i fatti interni?.Tra l'altro Buscetta è un uomo di
    notevole intelligenza e con molte incarmazioni. ?Unisce alla conoscenza dei
    fatti la intelligenza dei fatti. Questo lo rende una persona per noi
    particolarmente utile". Tanto utile da far montare un processo impossibile
    che soltanto ieri, dopo dieci anni, ha trovato la parola fine. Il gruppo
    dirigente diessino si trova adesso a dover fare i conti con questa nuova
    sentenza che fa rivivere, soprattutto fra molti ex democristiani (ma non in
    tutti), il complesso di colpa per aver condiviso un'alleanza politica con
    Luciano Violante. Ma non accadrà nulla. Il presidente del gruppo è
    intoccabile: è lui il punto di riferimento della sinistra giudiziaria che
    continua a comandare in molte procure della Repubblica e soprattutto al
    Csm.

    Sembrava averlo perso questo ruolo, ma passati i cinque anni alla
    presidenza della Camera, quando Violante si esibiva in appelli alla
    pacificazione e si pronunciava per la chiusura di una fase politica, è
    ritornato alla guida del fronte giudiziario. È stato proprio lui a chiudere
    tutti i varchi che timidamente il Piero Fassino ha cercato di aprire per
    avviare il confronto con la maggioranza sulla riforma della giustizia. È
    stato Violante ad alzarsi in piedi alla Camera per sostenere che la legge
    sulle rogatorie aiuta i criminali ed è stata fatta proprio per loro. E
    nessuno lo ha frenato. "Zio Luciano" è il punto di riferimento, l'uomo che
    è riuscito con Scalfaro a dare una solida maggioranza alla sinistra perfino
    alla Corte costituzionale. Ed è diventato il punto di riferimento anche per
    molti post-democristiani: un ex ministro delle Telecomunicazioni, qualche
    anno fa, prima di accettare l'incarico fece una visita proprio a lui, e
    soltanto dopo il colloquio - rassicurante - accettò l'incarico. La Quercia
    gli deve molto e da Fassino a Massimo D'Alema, da Anna Finocchiaro Fidelbo
    fino a Gavino Angius sembrano rassegnati a considerarlo inamovibile - anche
    se è ormai diventato un ingombrante scheletro nell'armadio. (vum)



    Il senatore Giulio Andreotti - che pare riserverà qualche pagina in più di
    uno dei suoi prossimi libri alla "manina" che ha ispirato i magistrati di
    Palermo e di Perugia - non crede che Luciano Violante gli risponda, con
    maggiori dettagli, in merito alla "telefonata anonima" che quest'ultimo
    ricevette da presidente dell'Antimafia sul suo presunto coinvolgimento
    nell'omicidio di Mino Pecorelli. Ma comunque insiste, anche se Violante
    glissa, tende ad ammorbidire, cerca di evitare il contraddittorio con il
    senatore a vita. E ne ha buon motivo. Infatti l'unica volta che ha spiegato
    perché informò il sostituto procuratore di Palermo Roberto Scarpinato di
    quella telefonata è caduto in una gaffe clamorosa: pensavo che interessasse
    Palermo perché già indagava su Andreotti. Ma sulle date il senatore a vita
    è formidabile e nel rispondergli gli ha contestato l'affermazione:
    all'epoca, aprile del '93, Tommaso Buscetta non aveva ancora fatto le sue
    "rivelazioni". Il pentito raccontò dei presunti rapporti tra Andreotti e il
    boss Badalamenti in relazione all'omicidio Pecorelli soltanto qualche
    giorno dopo che Violante aveva informato Scarpinato.

    Anche su un altro episodio Andreotti non ha ancora avuto una risposta
    soddisfacente. Ha chiesto infatti all'ex presidente dell'Antimafia di
    sapere perché non lo chiamò in audizione, come gli aveva promesso, dopo le
    dichiarazioni di Buscetta. Violante a suo modo qualche anno fa ha risposto:
    "La legge ci imponeva di accertare anche le connessioni fra mafia e
    politica. Ci disse (Andreotti,ndr) che preferiva intervenire alla fine dei
    lavori, sopraggiunse la richiesta di autorizzazione a procedere e
    preferimmo evitare di trasformare l'audizione in un processo pubblico. Se
    comunque avesse voluto essere ascoltato, avrebbe potuto chiederlo". Una
    messa a punto che Andreotti non ha mai considerato accettabile. Insisterà:
    di pazienza ne ha da vendere. (vum)

    3° Andreotti: "La sua assoluzione condanna Violante", dice Cofrancesco

    "L'assoluzione di Giulio Andreotti rappresenta senza dubbio una condanna
    della stagione in cui Luciano Violante è stato alla testa dell'Antimafia".
    Interpellato dal Velino, Dino Cofrancesco, ordinario di storia del pensiero
    politico all'università di Genova, analizza le ripercussioni che la
    sentenza con cui la Cassazione ha assolto Andreotti da ogni addebito in
    relazione all'omicidio Pecorelli avrà sulla carriera di Violante. Al
    dirigente ds, Cofrancesco è disposto a concedere "tutte le attenuanti del
    caso, come la stagione difficile in cui ha guidato l'Antimafia e
    l'aggressività del nemico da combattere, un nemico che ha goduto anche di
    collegamenti con ambienti politici. Ancora una volta, però, in Italia si è
    confuso il piano della politica con quello del diritto". Ciò che è
    politicamente negativo non è per questo penalizzabile sotto il profilo
    giuridico: "Io considero Andreotti politicamente responsabile del
    malgoverno in Sicilia, il che è ben altra cosa dall'attribuirgli una
    responsabilità penale", afferma Cofrancesco. A confondere i piani sono
    persone che, come Violante, non appartengono alla famiglia del liberalismo
    ottocentesco, bensì a quella del moralismo di stampo giacobino.

    Una caratteristica molto diffusa negli ambienti della sinistra, "con
    ragguardevoli eccezioni - penso alle battaglie garantiste di Emanuele
    Macaluso e a quelle combattute da frazioni ultra minoritarie. Vale anche
    per i moderati diessini, che tuttavia rappresentano solo un quarto del
    partito". Ma nella Quercia il garantismo è destinato, anche a seguito
    dell'assoluzione di Andreotti, a guadagnare posizioni, sostiene
    Cofrancesco: "In merito nutro una cauta fiducia. I dirigenti postcomunisti
    dovranno chiedersi se il moralismo alla Violante, strumentale alla
    politica, ha dato frutti". Quanto alle prospettive dell'ex presidente della
    commissione Antimafia, "hanno subito uno scacco. Violante deve rassegnarsi
    a non pensare più in grande: né gli basterà tornare a celebrare i 'bravi
    ragazzi' di Salò". Cofrancesco si chiede anche fino a quale punto le
    posizioni di Violante abbiano contato nei Ds: "Di certo hanno fatto comodo.
    Ma nella Quercia c'è un influente gruppo ristretto di cui Violante non ha
    mai fatto parte: meno che mai potrà entrarvi dopo la sentenza sull'omicidio
    Pecorelli".
    Luciano
    la mia opinione è che tutt'ora violante è ancora fortissimo all'interno del partito.
    la linea giustizialista in italia paga,lo capiscono anche queli con le scarpe grosse (non certo il cervello, ma che sanno fiutare da che parte spira il vento(ogni riferimento a eletti nel mugello è del tutto voluto)

  3. #3
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    Predefinito Re: Re: Il partito di Violante

    In Origine Postato da svicolone
    la mia opinione è che tutt'ora violante è ancora fortissimo all'interno del partito.
    la linea giustizialista in italia paga,lo capiscono anche queli con le scarpe grosse (non certo il cervello, ma che sanno fiutare da che parte spira il vento(ogni riferimento a eletti nel mugello è del tutto voluto)
    Alcune considerazioni a margine.
    A chi cale la morte di Pecorella e soprattutto, perchè è stato ucciso Pecorella.
    Questo la sentenza della cassazione però non lo ha detto. La vittima è passata in second'ordine e così pure la ricerca del colpevole del delitto. E' morto? Peggio per lui.

    Buscetta era inattendibile? Strano, si vede che i suoi contributi di credibilità li sapeva fornire solo a Falcone. Oppure anche Falcone si è sbagliato?

    Andreotti è e resta un personaggio indecifrabile, molto torbido con troppe responsabilità in dolorose vicende come ad esempio la morte di Ambrosoli. O è diventata una falsità anche la sua amicizia con Sindona?
    E Moro , perchè ha scritto quelle cose terribili su Andreotti. Pare gli abbia lanciato una specie di maledizione. Che motivi aveva per farlo e perchè proprio Andreotti?
    Insomma Andreotti non è stato un personaggio limpido, tuttavia non contesto la sentenza della Cassazione, nè per Andreotti nè per Sofri.
    mr

  4. #4
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    Predefinito

    Dimenticavo.
    Scelgo di stare con Violante .
    mr

  5. #5
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    Predefinito

    In Origine Postato da mariarita
    Dimenticavo.
    Scelgo di stare con Violante .

    Che stavi con Violante nessun dubbio.....ma quando posti gli articoli controlla ciò che scrivi....chi è Pecorella?


    Dimentico perchè D'Alema non è Cavaliere del Lavoro?


  6. #6
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    Predefinito Re: Re: Re: Il partito di Violante

    [QUOTE]In Origine Postato da mariarita
    [B]Alcune considerazioni a margine.
    A chi cale la morte di Pecorella e soprattutto, perchè è stato ucciso Pecorella.



    Chi è Pecorella?

  7. #7
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    Predefinito

    faccio sempre fatica a ricordare i nomi esatti, ma avete capito a chi mi riferisco. Ad un tizio ucciso anni fa misteriosamente. Era un ricattatore soprattutto coi potenti di cui riusciva sempre ad avere notizie riservatissime. Fino a che non lo fecero fuori proprio prima che pubblicasse un certo articolo su Andreotti : gli assegni del presidente.

    Tutto falso?
    mr

  8. #8
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    Predefinito

    Sentenze come questa, su un personaggio ambiguo come Andreotti, non si possono valutare andando a spulciare i fatti interpretabili come indizi o come prove o ritenuti, da altri, cose insignificanti.

    Sentenze come questa vanno valutate nel quadro generale della storia e della politica italiana nel dopoguerra, cinquant'anni in cui il Gobbo ha giocato un ruolo preminente e fondamentale, e con lui la Democrazia Cristiana.

    Con questa sentenza si è voluto seppellire per sempre l'oscuro sentimento che ci attanaglia: quello cioé di essere stati governati, in questi cinquant'anni, da un Boss dei boss mafiosi. L'Italia, questo paesucolo con pretese di alta civiltà non se lo può permettere.

    Il sospetto però resta, anzi più di un sospetto. Le amicizie sporche di Andreotti non si possono cancellare e degilittimare Buscetta, valido "collaboratore di giustizia" solo quando parla della "cupola" rasenta la presa per il culo della gente che pensa.

    Che paese di Pulcinella quest'Italia!

  9. #9
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    Predefinito

    Pecorella invece lo ricordo come un giovane di belle speranze, un po' radical-chic, che militava in soccorso rosso e difendeva gli estremisti di sinistra.
    Si professava anche lui di estrema sinistra.

    E' proprio vero che chi nasce incendiario muore pompiere.
    E chi milita in soccorso rosso poi come evolve? In soccorso nero.
    mr

 

 

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