Il commercio triestino sta male, più male di prima. I dati dell’Ufficio studi di Confcommercio confermano un brutto panorama nel periodo tra gennaio e settembre di quest’anno per tutte le attività in generale, anche quelle dei servizi e dei pubblici esercizi.
Il saldo negativo per l’intero settore è pari a 225. Significa che in nove mesi 705 attività sono cessate a fronte delle 480 che sono nate. Il presidente di Confcommercio, Antonio Paoletti, prevede un ulteriore tracollo nell’ultimo trimestre: «La nostra stima è di un saldo negativo per tutto il 2009 pari a 350 imprese e oltre 500 addetti».
Il numero superiore di chiusure è del commercio (saldo negativo pari a 156 unità sul dato complessivo di 225). E, nel commercio, è quello al dettaglio a soffrire di più, quasi la metà delle chiusure è in questo campo: 182 su 345. Il saldo negativo è di 88. Infatti sui 182 negozi che hanno chiuso solo 94 hanno invece aperto. Ma anche l’ingrosso dà notizie preoccupanti: - 66 imprese. Hanno chiuso in 135, e aperto solo in 69.
Il dato regionale non è da meglio, peraltro. I servizi in generale hanno perso 997 imprese (3272 cessate, 2275 aperte) e il commercio ha lasciato sul campo 571 aziende (1606 chiuse, 1035 subentrate).
Le aziende attive in totale a Trieste alla fine del 2008, tra commercio, trasporti, turismo, spedizioni, trasporti intermediazione immobiliare e finanziaria, informatica ecc., erano 15.084, con quasi 96 mila occupati. Il commercio tra dettaglio e ingrosso contava 4688 imprese, il 31,2%. Nel turismo ce n’erano 1340, quasi tutti ristoranti e bar visto che gli alberghi sono una settantina. Anche in questo campo tra l’inizio del 2009 e il mese di settembre Trieste ha messo a segno il «meno»: - 18 attività. Hanno chiuso ben 106 esercizi. E 88 hanno invece aperto. Non c’è, a dirla in breve, una sola voce positiva, se si escludono i piccolissimi numeri di «istruzione» (7 iscrizioni nuove a Confcommercio e 4 cessazioni), servizi sociali e personali (43 inizi di attività a 38 cessazioni) e le imprese non classificate, che complessivamente sono le uniche in grande crescita, con un saldo attivo pari a 126 unità.
È tutto un tessuto che via via si comprime, si restringe. Basta guardare alle altre voci: l’agricoltura, a Trieste attività minoritaria, ha un saldo negativo di meno 6 attività, ma l’industria di 50 (273 cessazioni, 223 inaugurazioni). Il - 225 dei servizi spicca dunque in tutta la sua evidenza anche a confronto con gli altri rami produttivi. Ed è esattamente quello che in città è tradizionale nucleo forte dell’economia. A fine 2008 il terziario delle imprese private (66,4% del totale delle imprese) generava il 61,4% del Pil, e garantiva il 62% degli occupati secondo l’analisi di Confcommercio, che si confessa molto allarmata da questa situazione, anche perché è una conferma del cattivo andamento già registrato lo scorso anno.
La situazione 2009 dice poi che si sono ridimensionate anche le attività di trasporto, magazzinaggio e comunicazione. Sono cessate 49 attività, ne sono state aperte 25 (saldo di - 24). Le attività immobiliari, di noleggio, informatica e ricerca hanno chiuso in 135 casi, aperto in 100. Il saldo negativo è forte anche qui: - 35.
L’analisi tecnica del direttore di Confcommercio, Pietro Farina: «Non è solo la crisi che incide sui consumi, è proprio l’effetto euro che ha dimezzato il potere d’acquisto, non si tratta di una crisi passeggera, ma strutturale, perché a 20 anni dal ”boom” eccessivo di negozi il mercato ha avuto tutti i mezzi per dimensionarsi, oggi la rete commerciale triestina sarebbe perfettamente commisurata alla realtà. Inoltre - aggiunge - anche i centri commerciali, qui pur pochi, non vanno molto bene. Questi dati sono preoccupanti - aggiunge - perché il commercio ha già sofferto pesanti contrazioni dei consumi negli ultimi anni».
Il presidente Paoletti misura in previsione anche all’ultimo pezzo dell’anno, e appunto lo vede nero: «Le previsioni per l’ultimo trimestre del 2009 sono poco confortanti - afferma - perché la crisi inizia a far sentire i suoi effetti sull’economia reale in modo evidente solo da pochi mesi. La sofferenza si tradurrà inevitabilmente in molte chiusure tra la fine del 2009 e l’inizio del 2010. Il 30 novembre, durante l’assemblea pubblica della Confcommercio, illustrerò tutte le nostre proposte per ridare fiato alle imprese».
(Gabriella Ziani - il Piccolo)
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