«Era nel commando Br
che assassinò Biagi»
FIRENZE — «E' cominciata la seconda fase». Le parole del questore fiorentino Vincenzo Indolfi segnano la nuova accelerazione nell'inchiesta sulle Br. In manette, ieri sera, è finito Simone Boccaccini, 44 anni, dipendente del comune di Firenze: ascoltato nel pomeriggio dalla Digos come persona informata dei fatti, a sera la sua posizione si è trasformata in indagato per banda armata e rapina in relazione al colpo per autofinanziamento all'ufficio postale di via Torcicoda, a Firenze.
I capi d'imputazione
Non solo: Boccaccini è stato fermato anche per l'assassinio del professor Marco Biagi. Imputazione che gli è stata contestata — hanno detto gli inquirenti fiorentini — per schiaccianti «prove orali» e per un «incontro» che l'uomo avrebbe avuto con altri brigatisti coinvolti nel delitto di Bologna.
A queste contestazioni — formulategli non solo dai magistrati fiorentini Francesco Fleury, Giuseppe Nicolosi e Luigi Bocciolini, ma anche dal pm bolognese Fabio Giovagnoli, arrivato ieri in serata a Firenze — il dipendente comunale di Firenze si è tolto la maschera e ha saltato la barricata. «Sono prigionieri politico — ha detto — e militante rivoluzionario delle Brigate Rosse per la costituzione del Partito Comunista Combattente».
L'unico atto successivo, prima di essere trasferito nel carcere di Sollicciano, è stato quello di nominare come difensore l'avvocato Massimo Focacci, lo stesso legale che assiste l'altra presunta brigatista Cinzia Banelli. Dopo Nadia Desdemona Lioce, Boccaccini è la seconda persona chiamata a rispondere dell'agguato a Biagi. Ma questa stessa accusa, riferiscono fonti della procura di Firenze, è ormai pronta a essere contestata anche a Roberto Morandi e Cinzia Banelli, arrestati una settimana fa. Il cerchio, dunque, si sta stringendo.
Il controllo in auto
Boccaccini è l'uomo che il 12 marzo scorso venne fermato sulla Porrettana, fra i comuni di Porretta Terme e Sambuca Pistoiese, per un semplice controllo a bordo di una Fiat Panda verde. Con lui c'era Roberto Morandi. Così, ipotizzano gli inquirenti, i due potevano essere di ritorno da un viaggio a Bologna per l'«inchiesta» brigatista su Biagi, ucciso appena una settimana dopo.
Ma il materiale in mano ai magistrati sembra essere ben più consistente. Il pm Nicolosi, nel cui ufficio in procura sarebbe formalmente scattato l'arresto del brigatista, ha lavorato fino a tarda sera con il collega Giovagnoli per preparare i documenti da presentare al giudice per le indagini preliminari per la convalida dell'arresto. Ma la soddisfazione degli inquirenti, ieri sera in procura, era palpabile. «Prova orale» e «incontro»: questi due elementi inchioderebbero Bocaccini, Morandi, Banelli e la stessa Lioce.
Ma chi è Simone Boccaccini? Il dipendente comunale fiorentino non è nuovo agli sviluppi investigativi di questi ultimi sette giorni. Già noto alla Digos di Firenze per la sua militanza nelle frange più estremistiche dell'autonomia e per la frequentazione dei centri sociali, era stato infatti perquisito nella notte fra giovedì e venerdì — insieme con un'altra trentina di persone — proprio nell'ambito dell'operazione che aveva portato agli arresti di Firenze, Pisa e Roma. Vive a Bagno a Ripoli, un comune della provincia fiorentina, e ha una compagna.
E' un sindacalista della rappresentanza sindacale di base del Comune. Anzi, per l'esattezza, era stato recentemente uno dei candidati che aveva raccolto più voti. Prima ai servizi cimiteriali, Boccaccini era stato successivamente trasferito al magazzino dell'amministrazione comunale di via Perfetti Ricasoli, alla periferia nord est di Firenze. Il puzzle delle nuove Br si sta completando.




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