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Discussione: Strategia della....

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    Predefinito Strategia della....

    ...provocazione

    Milano. Dopo l’omicidio di Marco Biagi, nel marzo del 2002, sui muri di molte fabbriche italiane riapparve dipinta la stella a cinque punte.
    Accadde, per esempio, alla Zanussi di Pordenone e all’Alfa Romeo di Pomigliano d’Arco, Napoli.
    Si dibatté, allora, sulla possibilità che i brigatisti rossi potessero – come negli anni Settanta –trovare qualche forma di complicità e di sostegno fra gli operai, o magari nelle formazioni sindacaliste più radicali.
    Si parlò subito dei Cobas, gli intransigenti comitati di base nemici irriducibili dei governi e della concertazione.
    Non si voleva sostenere che i Cobas fossero collusi con le Br, ma si ipotizzò che qualcuno, a furia di estremizzare la lotta, potesse aver deragliato proprio sino alla collusione.
    Del resto, anche negli ultimi tempi, i Cobas si oppongono ai governi, a maggior ragione a quelli di centrodestra, considerandoli criminali e dunque nemici.

    I giorni successivi al delitto Biagi, i Cobas scrissero: “Questa azione ‘esemplare’ nella sua algida ritualità mortuaria è un terribile messaggio inviato a tutto il movimento dei lavoratori, a tutti coloro che sono scesi in piazza contro la politica di restaurazione sociale del governo… è un esplicito invito a starsene a casa… Mentre il governo traballa sotto l’incalzare del conflitto sociale, arrivano gli omicidi e le bombe, rispunta la strategia della provocazione e/o della tensione… già stanno scatenando la canea reazionaria contro le legittime richieste dei lavoratori e del movimento di lotta e preannunciano rappresaglie poliziesche e giudiziarie contro l’opposizione sociale”.
    Il leader dei Cobas, Piero Bernocchi, da un paio d’anni ripete che uno degli scopi dell’esecutivo è quello di “liquidare il diritto di sciopero”.
    E individua derive tiranniche con grande frequenza; il 20 marzo di quest’anno i Cobas hanno diffuso un comunicato dal titolo: “Il governo Berlusconi dichiara la guerra interna”.
    Questo il contenuto: “Con uno sbalorditivo e dittatoriale decreto il governo Berlusconi ha dichiarato la guerra interna, proclamando lo stato di emergenza per possibili azioni terroristiche connesse alla guerra in Iraq. Concretamente tale stato di emergenza si traduce nella militarizzazione totale della Protezione civile e del controllo politico sul territorio nazionale… [con l’obiettivo di] vietare scioperi e manifestazioni in ‘zone a rischio’, imporre la militarizzazione di attività lavorative, censurare notizie e informazioni e così via. Mai in tutta la storia repubblicana dell’Italia è successo qualcosa del genere…”.

    La scorsa settimana, dopo l’arresto dei brigatisti, i Cobas hanno diffuso un volantino:
    “Questa operazione è stata condotta in maniera cinica, brutale, terrorizzante e del tutto illegittima, con centinaia di compagni e compagne condotti e trattenuti per ora in questura o perquisizioni in case occupate… Ma soprattutto quello che più inquieta è la tempistica dell’operazione giudiziario-poliziesca… Guarda caso proprio all’alba del 24 ottobre – giorno dello sciopero generale contro il pesantissimo attacco del governo Berlusconi alle pensioni e ai diritti dei lavoratori… Ovviamente l’operazione repressiva ha sottratto quasi tutto lo spazio alle ragioni della lotta…”.
    Il 4 ottobre, in occasione della Conferenza intergovernativa all’Eur, i Cobas hanno promosso manifesta-zioni contro “l’Europa autoritaria e poliziesca che cerca di ingabbiare il conflitto sociale, il dissenso politico e gli spazi di democrazia”. E contro il governo che “sta oggi sferrando [la spallata] contro il diritto di sciopero… favorito in questa operazione distruttiva dalle politiche… dei governi di centrosinistra cui hanno accondisceso Cgil-Cisl-Uil”. Poche settimane prima, i Cobas avevano stampato un altro volantino: “La guerra permanente per il dominio globale delle risorse e dei mercati è la stessa faccia della guerra sociale contro il lavoro”.

    Infatti, questa fu la valutazione della Finanziaria 2003: “La coppia Berlusconi-Tremonti intende scomputare le spese militari per la guerra permanente dalla contabilizzazione del deficit pubblico, per realizzare tranquillamente i loro deliri bellicistici… E’ un vero e proprio bollettino di guerra contro i lavoratori… Fa parte di un disegno più complessivo di restaurazione sociale portato avanti dal governo guerrafondaio e razzista… che, attraverso la manomissione feroce dei diritti, delle libertà, delle condizioni di vita dei senza proprietà e senza potere, ci vogliono tutti precari e senza diritti… Per i Cobas il rifiuto categorico della repellente politica del ‘dialogo sociale’ si concretizza mettendo fine alla nefasta concertazione… ed estendendo e generalizzando la conflittualità permanente di tutti/e gli sfruttati/e contro il governo Berlusconi, la Confindustria, la guerra”.
    Un documento della fine dello scorso anno diceva: “… Nel contempo cresce un’area sociale autorganizzata, antagonista e anticapitalista, che rompe le logiche padronali, governative e della concertazione sindacale… Il governo, il padronato, settori degli apparati polizieschi e giudiziari, puntano ad impedire il rafforzamento di quest’area anticapitalista, il processo di allargamento della sua internità alle mobilitazioni, colpendola con la repressione, cercando di ghettizzarla”.

    Un altro, nel giugno del 2003, esortava: “Manteniamo viva la memoria della Resistenza con il monito che ‘la libertà si guadagna combattendo’ ”.
    E nel novembre del 2003 si ricordava che “ribellarsi all’ingiustizia è un atto umano”.

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Non solo Br, attenti al....

    ...terrorismo strisciante

    Al direttore - Le assicuro che prendo sul serio le nuove Br.
    Perché sono capaci di uccidere cittadini inermi ed indifesi, come D’Antona e Biagi.
    E perché le loro analisi non sono deliranti, come solitamente si dice. Sono discutibili, magari, ma normalmente affrontate in serissimi libri reperibili nelle biblioteche marxiste.
    Come ha affermato Umberto Eco, deliranti sono le conclusioni che ne traggono i brigatisti.
    E cioè che si possa abbattere il potere della borghesia imperialista ammazzando un poveretto che esce di casa al mattino o che vi rientra la sera.
    E più delirante – ovvero infantile – è l’idea che così si possa colpire al cuore lo Stato.
    Non so se la Lioce abbia letto Baran e Sweezy. Certo non ha letto Foucault, e ignora che il potere (figuriamoci quello delle multinazionali) non ha un centro, e quindi nemmeno un cuore vulnerabile.
    In realtà lo ignoravano anche le vecchie Br.
    Ma una differenza c’è. Chi ha vissuto gli anni di piombo ricorda l’inquietudine e il senso di instabilità alimentati dalla minaccia di una lotta armata diffusa.
    E’ questa oggi la condizione della società italiana?
    A me non sembra. Non vorrei che, soprattutto a sinistra, si commettesse un errore specularmente opposto a quello di
    trent’anni fa.
    Qui sono d’accordo con Giorgio Galli. Allora, sino a Moro, non si volle capire che le brigate c’erano ed erano rosse,
    Non solo Br, attenti al rosse, legate alla tradizione comunista e con un insediamento sociale, ancorché limitato.
    Ora c’è il rischio di credere che le brigate ci siano, mentre ne prende il nome un gruppo, o una costellazione di gruppuscoli, senza radici culturali e sociali.
    Sia chiaro: non considero il terrorismo, come Francesco Merlo, quasi un fenomeno di devianza sociale, alla stessa stregua della droga o del delitto passionale.
    Lo considero, invece, come la forma più brutale, e quindi più pericolosa, di sovversivismo anti-istituzionale. Ma in questo quadro si muovono anche gli squatter, gli anarco-rivoluzionari, le aree più violente dei Cobas e dei no-global. So bene che gli album di famiglia sono diversi, come è diversa una pistola da un bastone. Ma la pentola ideologica è scaldata dallo stesso fuoco: umiliare il riformismo e schiantare la democrazia.
    Avete ragione: la difesa della democrazia richiede fermezza, verità e trasparenza. Soprattutto trasparenza, forse. Per questo motivo resto perplesso quando talvolta vedo usare, a sinistra, due pesi e due misure nel giudizio e nella condanna delle varie espressioni del ribellismo facinoroso “non di destra” (la litote è necessaria).
    Il terrorismo strisciante, insomma, quello che si annida nelle pieghe più riposte della società, non è meno pericoloso di quello delle nuove Br.

    Michele Magno, della direzione Ds

    pur con evidente e comprensibile "tifo" per le vecchie e "mitizzate" Br anche nei Ds si ragiona, e con pacatezza.

    saluti

 

 

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