Voto trasversale dai Ds ad An: cancellata dallo statuto comunale di Piombino la norma contro la setta



Saranno gli effetti della globalizzazione o del nuovo ordine europeo, che rendono sempre più invadente il potere delle lobby e dell'alta finanza mondiale, ma una cosa è certa: con gran fervore, ovunque, la massoneria sta tornando rigogliosa.
Licio Gelli concede interviste beffarde a "La Repubblica" dalla solita suite dell'Excelsior dove ha ripreso le storiche udienze del mercoledì. A 200 metri c'è un altro maestro venerabile che riceve al Grand Hotel, non ci hanno detto il suo nome e non vogliamo saperlo. Francesco Cossiga continua a ripetere un giorno sì e uno non che suo nonno era massone.
In questo quadro Il "caso Piombino" è considerato un test significativo. Ha rivelato soggetti inediti e stranissime alleanze per i profani. Due dipendenti della regione rossa erano stati licenziati perché non avevano rivelato di essere massoni. Ma il comune natio di Fabio Mussi, controllato dagli uomini di Massimo D'Alema, è intervenuto proclamando che dichiarare il grembiulino non è affatto obbligatorio. Lo statuto comunale è stato così modificato con i voti dei dalemiani, dello Sdi, Alleanza Nazionale e Forza Italia. Forse un test di quello che si prepara a livello nazionale, con la benedizione del Grande Architetto dell'Universo.
Subito dopo Cossiga ha annunciato una proposta di legge che autorizza i dipendenti pubblici massoni a mantenere nascosto il grembiulino, se vogliono. È significativo notare che le incursioni del senatore a vita tra le colonne del tempio non hanno minimamente disturbato commentatori e stampa Ds. In altri tempi l'avrebbero fatto a pezzi. Stavolta nessuno fiata.
Segno evidente che Cossiga e massoneria, entrambi stanno tornando di moda. E anche D'Alema è della partita.
Massoneria sempre più forte, al punto da pretendere un francobollo dedicato a un incappucciato di fama: Goffredo Mameli, l'inventore dell'inno che è il secondo simbolo massonico nazionale (il primo è il trciolore).
La Rivoluzione francese oltre a portarci le delizie delle teste mozzate dallo strumento del dottor Guillotin, escogitò e ci impose lo stesso vessillo dietro cui si nascondeva la rabbia illuminista: la bandiera dei tre colori. Come ben si sa, le armate rivoluzionarie, grazie poi al confratello Napoleone Bonaparte (iniziato ai «misteri» massonici sin da quando era semplice tenente ) portarono il proprio emblema multicolore in ogni parte della vecchia Europa, sotto il comando di generali come Ney, Cambronne, Lefebre Bemadotte, tutti affiliati alle logge massoniche. Sul sangue dei Lazzari napoletani, dei montanari tirolesi di Andreas Hofer, degli Insorgenti veneti, emiliani e lombardi si piantava l'albero della Libertè con in cima la coccarda tricolore.
In Italia fu lo stesso Bonaparte a consegnare il primo stendardo tricolorato ad un corpo di volontari giacobini, i «Cacciatori delle Alpi».
Giunse poi l'ora dei «fratelli d'Italia». «Fratello» massone era appunto Goffredo Mameli (al quale fu addirittura intitolata una Loggia), e come lui massoni di rango furono tutti i vari «artefici» del «risorgimento»: da Garibaldi (nominato nel 1862 Gran Maestro e Primo Massone d'ltalia ), a Bixio, a Cavour , a Costantino Nigra, a Bettino Ricasoli, a Ludovico Frapolli, e via dicendo. "Fasti" risorgimentali che oggi i seguaci della setta possono rivendicare con una speciale emissione filatelica.


[Data pubblicazione: 04/11/2003]