E Intere famiglie calano dall'Olanda sulle colline del Molise per cambiare vita
Sapori e profumi contano, certo. Ma a muovere i desideri degli olandesi è soprattutto l’aspirazione a uno stile di vita diverso, come raccontano Sietske e Hans Poorte, che nel 2001 hanno caricato in aereo i quattro figli e la speranza di trovare la pace nel Podere di Monteciccardo, piccola azienda turistica a conduzione familiare. Il bilancio è onesto: «Alcune cose non funzionano, e te ne accorgi quando devi fare i conti con le carte e i timbri: mesi e mesi per un permesso, uffici proibitivi se non conosci qualcuno. Ma se vuoi l’armonia e la quiete, questo è il posto giusto». Per i ricercatori del tempo perduto il posto giusto può essere perfino Ripabottoni, 650 anime nel Molise terremotato, molti anziani e pochi ragazzi, che sempre più spesso prendono i treni per il nord. In compenso dal nord più estremo arrivano gli olandesi, e non solo per le vacanze: comprano ruderi che trasformano in ville con vista mozzafiato, mettono in piedi B&B per i connazionali che in due ore di volo atterrano a Pescara, promuovono olio e vini tipici con la passione dell’archeologo che ha scoperto un tesoro nascosto. Così, a Ripabottoni, mentre una decina di famiglie è in attesa della residenza, nei vicoli il dialetto si mescola al vocabolario nederlands. «È il suono dell’integrazione» ride Janine Foppes, ex modella e scultrice affermata, che si è lasciata alle spalle diete e mulini a vento per aprire un Art&Breakfast: cinque camere arredate con il gusto dell’artista cosmopolita che ha vissuto fra Olanda, India, Cina e Zambia per approdare infine «in questa regione sconosciuta e incantevole, incrociata per caso a una Fiera del turismo. A 56 anni mi sono detta: o adesso o mai più». Ha venduto la casa di Amsterdam e ha comprato due piani nel borgo, dove ospita nordeuropei e americani che si riposano sotto il pergolato, esplorano i dintorni e seguono i suoi corsi di scultura. «Donne strette dentro scialli neri» le portano i fichi o un cestino di uova. Lei sorride al sole d’autunno: «È una favola».
Qui? Dove le nuove generazioni scappano a gambe levate? «È questa dimensione di genuinità che ci attrae» confida Hanns Mommersteegh, vulcanico architetto con studi tra Amsterdam e Berlino, folgorato 16 anni fa dall’«antiturismo» dei borghi molisani: «Ormai la Toscana è un business che puzza di artificiale, invece qui nelle Marche c’è un pezzo di Italia vera. L’economia arretrata e la semplicità sono i punti di forza. Il resto lo fa la bellezza dei luoghi». Una bellezza che gli indigeni trascurano, abituati come sono all’abbondanza di natura, arte e storia che esplode nell’indifferenza. Peccato imperdonabile perMarjo Grefkens, ex signora dei mobili a 's-Hertogenbosch, che ha trasformato una stradina di Bonefro, altro Comune del Molise terremotato, in un giardino di fiori e piante. Le vicine, dopo la sorpresa iniziale, l’hanno riempita di complimenti offrendosi di insegnarle a fare l’uncinetto e la salsa di pomodoro. Lei impara, paziente e grata: «È quello che stavo cercando».
Le dieci famiglie che hanno scelto Bonefro come «fissa dimora» sono l’avanguardia dei futuri migranti: non si spostano per soddisfare un bisogno materiale, ma per riscoprire un mondo ideale che restituisca il lusso del tempo e la verità dei rapporti. Un miraggio che Kevin, 38 anni, lui pure olandese, ha incarnato lasciando Los Angeles per progettare un Bed&Breakfast con la futura moglie, bonefrana doc. I coetanei del posto sono sconcertati: «Se io vivessi tra la California e Amsterdam, figuriamoci…». Ma loro, i ragazzi del nord, tagliano corto: «Provate voi a correre da mattina a sera in un formicaio umano. Poi ci darete ragione». Volevano un’altra possibilità, la inseguono in questo paesino, a costo di inventare nuove professioni. Tristanne, trent’anni, vende online ai connazionali olandesi tartufi e olio extravergine, malgrado i capricci dell’adsl. Il compagno Ramon, campione di thai boxe, fa il saldatore a 1.200 euro al mese. «Guadagno la metà di prima e lavoro il doppio. Chi me lo fa fare?». Sorriso largo così. «È una questione di priorità: mi piace vivere in Italia». Ecco, c’è qualcuno che riesce ancora a dirlo. Anche se in nederlands.
Il sogno italiano parla danese - Corriere della Sera





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