Il Sole
Conti pubblici, obiettivi a rischio
CONTI PUBBLICI 2003-2004 / IL COMMENTO
Obiettivi complicati e a rischio
Il deficit di cassa continua a correre e spinge al rialzo il debito, vera zavorra del processo di risanamento. Mentre l'economia cresce poco, le misure di finanza straordinaria da sole non bastano più e occorrono interventi sulla spesa.
di Michele De Gaspari
E' tutta in salita, com'era del resto nelle attese, la strada della Finanziaria 2004; e non solo per le difficoltà che incontra l'approvazione in Parlamento della manovra correttiva del bilancio pubblico. L'eredità negativa sui conti del 2003 si preannuncia, infatti, più pesante del previsto (n.d.r. non per voi fortunati lettori che vi siete letti quello che vi diceva il vostro aghetto...). Il deficit di cassa, espresso dal fabbisogno del settore statale, continua a peggiorare: nei primi dieci mesi di quest'anno esso ha toccato i 54,8 miliardi di euro, 5,5 in più dello stesso periodo del 2002, nonostante i circa 8 miliardi di entrate straordinarie del condono fiscale. L'andamento del fabbisogno, secondo il ministero dell'Economia, è in parte dovuto ai maggiori rimborsi di crediti d'imposta e ai prelievi degli enti decentrati di spesa; il dato cumulato a tutto ottobre non sarebbe, pertanto, fuori linea con gli obiettivi del 2003 fissati dalla Relazione previsionale e programmatica, approvata a fine settembre dal Governo insieme alla Legge finanziaria per il 2004. Il fabbisogno complessivo del settore statale è indicato, per l'anno in corso, in 45 miliardi di euro e dovrebbe, quindi, diminuire di circa 10 miliardi nell'ultimo bimestre dell'anno, rispetto all'attuale livello, perché l'obiettivo venga raggiunto. Un risultato, peraltro, conseguibile con il tradizionale avanzo di dicembre. Il peggioramento dei saldi di cassa non dovrebbe, tuttavia, produrre rilevanti effetti sulla determinazione del deficit espresso dall'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche, che è la misura del disavanzo considerata dal Patto di stabilità europeo. L'indebitamento per il 2003, nella versione del deficit di competenza previsto dagli accordi europei, è indicato in 32,9 miliardi, pari al 2,5% del Pil, un dato superiore al 2,3% fissato nel Dpef dello scorso luglio, ma non certo facile da raggiungere nonostante gli interventi correttivi una tantum.
La caduta dell'avanzo primario
L'indebitamento netto per il 2004, indicato in 30,3 miliardi di euro, rischia così di salire ben sopra questa cifra, senza l'avvio di un progressivo consolidamento delle operazioni straordinarie del 2003. Ciò comporta la necessità di rigorosi interventi sul fronte della spesa corrente delle amministrazioni pubbliche (l'Istat ha iniziato da poco la pubblicazione dei conti trimestrali), lasciando per contro sostanzialmente invariato il livello di pressione fiscale raggiunto quest'anno. La gestione della spesa si concentra, in primo luogo, sul contenimento dei costi del personale dipendente e di quelli della sanità, principale voce di spesa delle regioni. I bilanci degli enti locali, in particolare, vengono posti sotto osservazione; la Nota mensile dell'Isae, diffusa lo scorso 3 novembre, fornisce importanti elementi di riflessione e di analisi su questo tema. Il deficit di cassa, a sua volta, deve essere tenuto sotto controllo, perché da esso dipende la dinamica del debito pubblico, la vera zavorra del nostro risanamento economico, a causa delle sue imponenti dimensioni. Il debito, infatti, non è che l'accumulo dei passati disavanzi di cassa, generati da un surplus strutturale delle spese sulle entrate. A fine 2003 il debito pubblico è previsto scendere solo di poco rispetto al 2002: 106% del Pil ( grazie alla vendita dell'Ente tabacchi e di una quota dell'Enel) a fronte del 106,7%, un livello peraltro conseguito grazie a un'operazione straordinaria non ripetibile, quale il concambio di titoli fra Tesoro e Banca d'Italia, oltre ad alcune misure una tantum. Il calo del debito a ritmo molto ridotto non è che il riflesso, del resto, della situazione sempre difficile dell'avanzo primario, il saldo di bilancio al netto degli interessi sul debito. Esso è, in altre parole, il principale indicatore dello stato di salute dei conti pubblici e misura la capacità di far fronte agli oneri del debito, a cominciare dal suo rimborso. Quest'anno il saldo primario è stimato al 2,8% del Pil (n.d.r. era al 5,9% con l'Ulivo!!!), mentre nel 2004 è previsto pari al 2,9% - secondo la Nota di aggiornamento al Dpef 2004-2007, presentata a fine settembre - per salire al 5,1% nel 2007 (n.d.r. quando al governo ci sara' di nuovo l'Ulivo...), quando il bilancio pubblico italiano dovrebbe andare in pareggio e il debito portarsi stabilmente sotto il 100% del Pil. Ma a tutt'oggi l'obiettivo appare ambizioso e lontano, conseguibile solo con una crescita economica sostenuta e nuove manovre finanziarie correttive, senza dubbio pesanti rispetto all'attuale situazione.
6 novembre 2003




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