Dal Corriere:
Lo Stato ne riconosce il culto
Dopo mille anni la Danimarca riabilita gli dei Odino e Thor
Chi non mastica troppo di culture e religioni nordiche ne ha seguito forse le gesta sugli albi della Marvel, dove Jack Kirby lo disegnava con il mantello rosso, il cimiero alato e il martello magico, forgiato nel mitico metallo «uru». Eppure Thor, a differenza di Capitan America e Devil, non è solo un supereroe ma una divinità, oggetto di un culto religioso ben radicato. E da ieri, dopo mille anni di ostracismo, ha anche il sigillo ufficiale della Chiesa luterana. La Danimarca ha infatti deciso di riconoscere ufficialmente i 240 membri di Forn Sidr («Gli usi antichi»), come membri di una comunità religiosa a tutti gli effetti. Con la conseguenza che i seguaci di Thor e Odino ora potranno celebrare matrimoni con i loro riti, che avranno pieno valore legale, e godranno anche dell’esenzione dalle tasse, riconosciuta alle altre 90 comunità religiose danesi. Il ministro della Chiesa (evangelica luterana), il sacerdote Tove Fergo, ha firmato il decreto che sancisce la fine della messa al bando proprio di giovedì, giorno della settimana che in danese è «Torsdag», ovvero il giorno di Thor. Oltre al dio del tuono, i seguaci venerano anche il padre Odino - dio della guerra, della poesia, della saggezza e della morte - e la madre Freja, dea dell’amore e della bellezza. In Islanda e in Norvegia il culto di Odino è riconosciuto da tempo. In Danimarca una richiesta formale di riconoscimento era stata avanzata nel 1999. Il ministro l’ha accolta dopo il parere positivo di una commissione, in nome della «libertà religiosa». Ora, spiega la presidente Tissel Jacobsen, «potremo finalmente seppellire i nostri morti in pace: non era facile essere seguaci di Odino e dover essere seppelliti in zone in cui si è costretti ad ascoltare per sempre il suono delle campane».
Forn Sidr non è una associazione religiosa tradizionale: «I rapporti con Dio sono strettamente personali - è scritto in un documento -, lasciamo volentieri il dogmatismo ai monoteisti. Non desideriamo salvare il mondo né le persone. Chi vuole essere salvato farebbe meglio a scegliere un’altra strada. E d’altronde, nel caso in cui uno non voglia essere salvato, sarebbe un crimine intervenire».
Il culto non prevede proselitismo, né strutture gerarchiche, né «guru». Ci sono quattro riti: la primavera, il solstizio d’inverno e d’estate e il matrimonio. Le cerimonie si svolgono in luoghi sacri, dove gli adepti si pongono in circolo e fanno girare il corno, che è il loro simbolo. I neonati non vengono battezzati, ma toccati sul ginocchio per segnalare la loro accettazione da parte della comunità. «Gli adepti di questo credo - spiega la sacerdotessa Jacobsen - sono persone normali e moderne. Alcuni credono in queste divinità fisicamente. Io credo piuttosto in loro come una specie di forze naturali interne ed esterne».
Al. T.
Interni




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