Quando il nostro presidente del Consiglio incontra l'amico Putin, presidente russo, è davvero su di giri. A volte si veste di bianco. Delle altre indossa pellicce che neppure Silvia Koscina ai bei tempi. Ieri il nostro Presidente del Consiglio ha incontrato l'amico Putin. Ci si aspettavano frizzi e lazzi e invece tutto è stato tremendamente noioso. Tranne un paio di perle.
Quasi invisibili, è vero, sommerse in un fiume di parole posate e di difese dell'amico judoka su tutte le questioni per lui imbarazzanti (gli arresti degli avversari politici ed economici e la questione cecena). Un po' poco per uno che ci ha abituato a fare le corna durante le fotografie ufficiali, a magnificare a Wall Street il bel culo delle segretarie italiane e a dire che Mussolini era un bravo tipo in Sardegna. Delusi?
Per niente, le due perline infilate dal Silvio valgono moltissimo. Due paroline, buttate tra mille. Due neologismi pirotecnici.
Prima Berlusconi parla di una fantomatica «gestrice dei Paesi bassi», poi si riferisce a una giornalista che ha appena rivolto una domanda definendola «domandatrice».
Diteci voi se non è un genio.
Un riformatore si vede a tutto campo: in attesa di grandi opere, architetture istituzionali, scuole e mercato del lavoro, accontentiamoci della riforma della lingua italiana.




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