Povera Italia, hai fatto di tutto, e tutto è rimasto incompiuto

La conversazione di Francesco Cossiga con Pasquale Chessa tra storia e politica: confronti e paradossi dal Risorgimento a Tangentopoli, dal Duce a Berlusconi

http://www.lastampa.it/_settimanali/...ibri/art12.asp

da ttL, tuttoLibritempolibero, "La Stampa", 8/11/03, p. 7


Mirella Serri

A Valmy, il 20 settembre 1792, l'esercito rivoluzionario della Francia repubblicana, malvestito e scarsamente dotato di armi, respinge gli invasori prussiani dando una lezione storica a generali e militari dotati di grandi mezzi e ben equipaggiati. Con l'etichetta di «straccioni di Valmy», nel 1998, verrà invece indicato un gruppo di ex democristiani, ben agguerrito e intenzionato a essere l'ago della bilancia tra gli schieramenti di destra e di sinistra. Il calzante parallelo storico era dell'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga. Così, con la battuta sugli «straccioni di Valmy», si costituì quello che Cossiga, con un'altra delle sue indovinate definizioni, ribattezzò come «un partito di eletti». La storia a volte funziona da supporto alla storia: in Per carità di patria, Cossiga - coadiuvato dallo storico e giornalista Pasquale Chessa - ripercorre 12 bollenti anni, dal 1992 al 2003. E per interpretare questi anni, il duo Cossiga-Chessa lavora a colpi di analogie e di incontri ravvicinati con il passato. Il 1992 non è solo l'anno in cui Cossiga diede le dimissioni da presidente della Repubblica. E' anche l'anno cruciale per capire tangentopoli o le ragioni dell'uccisione di Giovanni Falcone e di Nino Borsellino, l'attacco alle Twin Towers e la guerra in Iraq. Confrontando presente e passato, Cossiga si concede il lusso di confronti e di paradossi. Così, per esempio, sviscera il mito dell'unità antifascista e nazionale nella Resistenza.. Un mito che è stato «utilissimo strumento», afferma Cossiga, per il radicamento in Italia di una democrazia di massa: «Per questo dovremmo fare un monumento alla politica di De Gasperi e di Togliatti». A partire dalla ricostruzione postbellica del 1945 non si è trovato alcun mito sostitutivo a quello che ha fondato la Repubblica sulla Costituzione. Per contrastare convinzioni comuni e assai diffuse, Cossiga utilizza poi il confronto storico come uno scalpello. E' in atto una degenerazione nella democrazia italiana? L'ex presidente ha subito pronto un paragone con il fascismo. «Sono anche disposto a riconoscere a Berlusconi che il suo successo politico non derivi direttamente da un uso bulgaro delle sue televisioni. Il suo potere di influenza personale sull'opinione pubblica, una specie di “dittatura democratica” del consenso, è la conseguenza diretta delle tecniche di comunicazione politica che è stato capace di innovare, per certi versi di reinventare. Come Mussolini riuscì a scompigliare le vecchie regole della politica parlamentare usando l'efficace retorica del giornalismo, così Berlusconi ha rinnovato la politica attraverso la grammatica del messaggio pubblicitario». La similitudine non ha valore «politico e morale», sostiene il senatore, poiché furono molto diverse le ragioni di fondo e i metodi che portarono il fascismo al potere nel 1922. La crisi del primo conflitto mondiale, la guerra civile strisciante, l'eccesso della violenza politica, il pericolo reale del bolscevismo, il clima di sfiducia di massa nella democrazia, tutto questo fu il terreno di cultura del fascismo. «Berlusconi per realizzarsi ha bisogno di una società aperta, di regole democratiche, di liberismo economico. La sua forza sta infatti nella circostanza di tenere contemporaneamente in mano le redini del potere politico, che gli deriva dall'investitura elettorale, e del potere economico, che gli deriva dal denaro». L'impero americano è come quello romano? «Molto alla lontana. Una differenza cruciale distingue gli Usa da Roma», afferma Cossiga. L'impero romano aveva bisogno di definirsi attraverso i suoi confini. Esserne dentro o fuori designava lo status di cittadino o di barbaro. Al contrario, l'impero americano non è limitato da confini nazionali e il suo potere non si esercita solo attraverso il potere economico, militare, politico, finanziario, diplomatico. «Per usare le parole di Antonio Gramsci, l'America influenza attraverso la forza delle proprie idee, la forza dei propri stili di vita, il fascino della propria immagine». E la guerra? Può essere legittima e giusta? Cossiga si rifà alle teorie che vanno dalla Scolastica fino al De iure belli ac pacis con cui il pensatore Ugo Grozio fondò nel XVII secolo il diritto pubblico moderno. Per arrivare ad Agostino di Ippona che sosteneva che la pace è tranquillitas in ordine e anche in libertate, libertà dall'oppressione, dalla minaccia e dal terrore. Quando è stato adottato il sistema di guerra preventiva? Anche l'intervento americano contro la Germania che cambiò le sorti della guerra che sembrava perduta e che risparmiò all'Europa il dominio nazista, fu una pre-emptive self-defence, considerando che Hitler mai aveva aggredito gli Usa. Se guardiamo poi alla storia italiana, ci accorgiamo che esiste un elemento di continuità che va addirittura dal Risorgimento alla «crisi politica di oggi». E' nell'incompiutezza politica la chiave per capire la nostra attualità. Risorgimento incompleto, vittoria mutilata, totalitarismo imperfetto, Costituzione inattuata: «Il paradigma dell'imperfezione genetica collega con un filo forte la storia dello sviluppo politico dell'Italia unita». Una storia infinita, una storia che aspetta di essere compiuta.