Alla Comer di Reggio Emilia, azienda guidata dal presidente della locale Assindustria Fabio Storchi, è comparso un cartello minatorio dove stava scritto "o firmi o muori". La Comer è una delle fabbriche prese di mira dalla Fiom con la richiesta di sottoscrivere un precontratto in violazione dell'accordo di rinnovo nazionale. La minaccia non è da sottovalutare. Il segnale, infatti, è inquietante, perché dimostra che il fenomeno neo-brigatista (che pure ha subito un duro colpo ad opera della magistratura e delle forze dell'ordine) è tutt'altro che sconfitto ed isolato, ma può contare invece su di un tessuto diffuso di connivenza e di reclutamento. L'episodio di Reggio Emilia non è un'eccezione: esiste una rete di violenze, minacce, intimidazioni, attentati a singole persone, a sedi di partiti e di sindacati moderati, ad agenzie di lavoro interinale che rende testimonianza di una potenzialità eversiva molto ampia. E' ormai evidente che - in chiave assolutamente strumentale - gli agitatori di tale miscela esplosiva si muovono nel contesto della grave conflittualità in atto nel Paese. Il terrorismo non esita a colpire gli obiettivi che un certo modo di condurre la lotta politica indica, di volta in volta, come irriducibili nemici. La questione è molto delicata, perché non si può chiedere alla Fiom di mettere la sordina all'esercizio della propria libertà contrattuale (esercitata ieri mediante uno sciopero "in solitudine") soltanto perché qualche altra "intelligenza strategica" ne approfitta per portare avanti i suoi disegni eversivi. In problema però esiste e sarebbe irresponsabile ignorare la presenza di uno scomodo "convitato di pietra" come il terrorismo assassino. C'è, innanzi tutto, un problema di linguaggio e di livello dello scontro. Anche la Cgil se ne è accorta ed ha moderato i toni della polemica rispetto a quelli, sciagurati, in auge durante la "guerra civile" sulla revisione dell'articolo 18. In un Paese democratico, non è corretto trasformare una normale vertenza sindacale in una sorta di ordalia, in una specie di "ultima trincea" della libertà. Noi ci auguriamo che abbia successo la ricerca di un terreno di impegno comune, contro il terrorismo, di tutte le forze democratiche. Tale ricerca deve necessariamente partire da una scelta di reciproco rispetto. Fino a quando settori dell'opposizione politica e sociale continueranno a dipingere la maggioranza legittima come una banda di malfattori, mafiosi, affossatori del welfare, nemici dei lavoratori, la pistola che uccise Massimo D'Antona e Marco Biagi resterà sempre carica.
Mi sento di esprimere la mia solidarietà a Storchi e a tutti i responsabili dell'azienda in questione , minacciati vigliaccamente da infami terroristi che sfruttano ogni singola tensione sociale.
Mi auguro anche che i sindacati responsabili di tali legittime tensioni , sappiano abbassare i toni dello scontro , prima che sia troppo tardi.




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