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Biopetrolio da alghe: depositato brevetto in Italia per produrre e implementare | ECO51 News
Anidride carbonica da alghe per produrre biopetrolio, da cui ottenere biofuel: depositato il brevetto italiano per il procedimento di produzione e per l’impianto di implementazione. Dalla Sardegna, una fonte energetica alternativa ai combustibili fossili inserisce l’Italia nel settore della ricerca internazionale di energie rinnovabili.
L’ultima proposta innovativa, a impatto zero, riguarda la valorizzazione ecologica e sostenibile di una materia prima, naturale e abbondante, l’alga, per ottenere energia verde (biocarburante) e affrancarsi dall’energia fossile (petrolio), in area locale, in modo economico - funzionale, senza alti costi ed emissioni inquinanti di gas serra (da trasporto di rifiuti organici su lunghe distanze).
Dall’utilizzo diretto dell’alga, un piccolo organismo caratterizzato da un’organizzazione strutturale molto semplice, rimasto primitivo nel corso dell’evoluzione, una delle più antiche forme di vita comparse sulla Terra (circa 1,5 miliardi di anni), all’innovazione tecnologica della frontiera eco-energetica, per ottenere petrolio biologico. Come coniugare e sfruttare la complessità di processi, molteplici e concatenati, e tramutarli in una localizzata resa funzionale di fattibilità sostenibile (materia prima non competitiva con il comparto alimentare), ambientale (reale e benefico impatto), scientifica (ricerca e applicazione chimico-ingegneristica per eco-energia da petrolio ecologico), tecnologica (evoluzione della conversione da biomassa), industriale (fotobioreattori), economica (sfruttamento).
Le alghe e i vegetali, per natura, sono organismi fotosintetici, capaci di produrre ossigeno e glucosio, partendo da anidride carbonica e acqua, con l’utilizzazione della luce solare quale fonte di energia. Entrambi sono una fabbrica biologica altamente efficiente in grado di catturare dall’atmosfera quantità gigantesche di biossido di carbonio (CO2), uno dei principali gas responsabili del riscaldamento globale, ma le micro-alghe lo convertono in un’altissima concentrazione di liquidi, sotto forma di olio naturale, attraverso il processo della fotosintesi, trasformando le emissioni di anidride carbonica nociva direttamente in olio. L’elevata produttività bioenergetica e la sostenibilità ecologica garantita dalle alghe risultano migliori rispetto a quelle offerte dalle colture terrestri tradizionali. Per caratteristiche proprietà strutturali, l’alga ha un ritmo di accrescimento rapidissimo tutto l’anno e un tessuto oleoso ad altissimo tasso di lipidi (60% del peso a secco della biomassa), naturale sostituzione del petrolio, che realizza il processo fotosintetico con efficienza di conversione dell’energia solare decisamente superiore, creando sottoprodotti oleici da composti azotati, da cui estrarre biopetrolio. La pressione su queste risorse naturali acquatiche avviene senza conseguenze negative ambientali, economiche e sociali: deforestazione per mutamento di destinazione d’uso dei terreni, ricadute sulla situazione dell’acqua, diminuzione della biodiversità, cambiamento climatico, incidenza su prezzi e mercato delle materie prime alimentari, minacce alla sicurezza alimentare mondiale.
Il procedimento per la produzione di bio-petrolio da biomassa marina, costituita da alghe, è stato messo a punto dall’équipe di ricercatori del Dipartimento di Ingegneria Chimica e Materiali (DICM) dell’Università di Cagliari. L’azienda partner, la Biomedical Tissues (BT), con sede operativa nel Parco scientifico e tecnologico della Sardegna, a Pula (CA), depositato il brevetto nazionale per produrre biopetrolio con impiego di CO2, attende l’approvazione per realizzare quattro impianti dimostrativi (fotobioreattori a micro-alghe), di cui uno a Cagliari, per garantire il processo controllato nel quale produrre la fotosintesi e verificare la fattibilità. Il biopetrolio estratto sarà utilizzabile per preparare biodiesel e composti impiegabili come materie prime nell’industria (biomedica, cosmetica, alimentare, zootecnica).
Con il placet della Banca Mondiale (BM), dell’ONU, della FAO e, in Italia, del ministro dell’economia Giulio Tremonti, alquanto critici verso i biocarburanti di prima generazione (link in ECO51), ma fiduciosi nell’utilizzo di energie rinnovabili e nella nuova generazione di biofuel, l’unica ritenuta di reale e significativo impatto sostenibile.




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hefico:
