Di mucca pazza non si parla più da tempo. Tutto tranquillo, dunque? L'epidemia di Bse sembra effettivamente in regresso in molti paesi europei. In Italia i casi totali sono 125, di cui 27 nel corso del 2003. Ma la malattia dei bovini riserva ancora sorprese. In un recente convegno a Monaco, ricercatori italiani, francesi e giapponesi hanno presentato nuovi dati. Una delle novità è la presenza di alcuni casi atipici della malattia in capi di bestiame che presentano un quadro assai diverso da quello conosciuto sinora.
Il più recente in Giappone, dove un toro (l'ottavo caso in ordine di tempo) è risultato positivo al test rapido a soli 23 mesi di età. Mentre di solito il periodo di incubazione della malattia è superiore ai 30. Il centro di riferimento nipponico ha sottoposto il campione a successive analisi, dalle quali sono emerse altre stranezze: per esempio, l'esame immunoistochimico, che si effettua di routine per confermare il responso del test rapido, è risultato negativo. Non solo: il terzo esame, il cosiddetto Western Blot, era positivo ma con un quadro difforme dai casi classici di Bse.
Lo stesso risultato è stato presentato da Maria Caramelli, del centro di riferimento di Torino, che ha raccontato di due casi atipici italiani, rispettivamente di 11 e 12 anni di età. L'analisi della ricercatrice era molto più dettagliata di quella giapponese. Da essa risulta che nei casi atipici italiani le lesioni cerebrali sono ben diverse da quelle conosciute.
Mentre nella versione classica della malattia si ha una concentrazione di prioni nel tronco cerebrospinale, in quella atipica si presenta nella corteccia e nel cervelletto. L'ipotesi che ora si fa è che i casi atipici non siano dovuti a contagio per via alimentare quanto piuttosto ad altre dinamiche. Ancora da scoprire.
«Quello che abbiamo identificato» dice Caramelli «è certamente un nuovo ceppo di Bse. Anche se dal punto di vista sanitario non comporta problemi perché i test rapidi sono in grado di individuarlo». Secondo il neuropatologo Adriano Aguzzi, da tempo c'erano ragioni per sospettare che nella Bse non vi fosse un solo ceppo. «L'aspetto più interessante» ha dichiarato alla rivista Nature «è stabilire se questa nuova variante è stata introdotta attraverso i mangimi o, piuttosto, sia il risultato di una mutazione genetica».
Aguzzi ha ricordato che nell'encefalopatia spongiforme della pecora vi sono molti ceppi che hanno caratteristiche diverse. Peraltro anche negli ovini si studiano da anni casi atipici: il primo è stato presentato in Norvegia nel 1998, ma ne sono stati scoperti anche in Svezia.
Un dato costante in questi nuovi ceppi, sia nella pecora sia nei bovini, è un periodo di incubazione della malattia piuttosto lungo: particolarità che si verifica anche negli esseri umani con i casi di Creutzsfeld-Jacob sporadici. Questa malattia in genere colpisce individui in età avanzata, mentre la forma connessa al consumo alimentare di carne infetta ha tempi di incubazione più rapidi e colpisce di solito soggetti giovani.
Insomma, gli elementi del giallo ci sono tutti, peccato che la soluzione sia ancora lontana.
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