Il Comitato di Bioetica dice sì alla crudele macellazione rituale in nome
dell'Islam
Il Comitato Nazionale di Bioetica ha presentato alla presidenza del
Consiglio dei ministri il suo documento su "Macellazioni rituali e
sofferenza animale". Già nell'introduzione si può intuire quali saranno le
conclusioni nonostante gli arditi voli pindarici, i sofismi, i sillogismi e
tutto l'armamentario che il mio vecchio prof di filosofia tirava fuori
quando voleva propormi una conclusione preconfezionata che mi portasse a
dare ragione a Kant quando avrei giurato avesse torto marcio. Recita il
documento in questione: " Fin d'ora è opportuno sottolineare che se
risultasse possibile una composizione fra questi principi, essa eviterebbe
di porre una significativa (e crescente) porzione della popolazione che
vive in Italia nella necessità di rinunciare ad un elemento importante
della propria tradizione". Traduco e volgarizzo: L'integrazione fra le
tradizioni , non solo religiose, ma anche culturali è talmente importante
che il problema della macellazione fatta in un modo o nell'altro è
secondario. Continua il documento "Ebrei e mussulmani infatti, ove non sia
assicurato il rispetto delle prescrizioni religiose relative alle carni
animali, risultano costretti a escludere del tutto le carni stesse dal loro
regime alimentare con apprezzabile riduzione della qualità della loro vita,
ovvero a rinunciare all'osservanza del precetto religioso." Questo non ha
bisogno di traduzione. Se uno non vuole diventare vegetariano che fa, muore
di fame? Si aggiunga che come descritto nell'elaborato dei bioetici "non si
dispone di metodi assolutamente sicuri per misurare il dolore degli
animali." E giù una pietra tombale sull'argomento. Per la verità sono poi
costretti ad ammettere che la quasi totalità degli scienziati concorda
sulla necessità dello stordimento prima della macellazione e
l'immobilizzazione meccanica, quando perfettamente coscienti viene loro
tagliata la gola, aumenta un pochino lo stress. Ma va? L'importante è che
la lama tagli bene e che la usi uno del mestiere. Dimenticano che, come ci
avverte Ersilia Francesca con il suo contributo, qualsiasi musulmano dotato
di discernimento può macellare, sia esso minore o donna, ma non deve essere
pazzo, ubriaco, eunuco o omosessuale. Apprendiamo anche che all'atto della
macellazione è obbligatorio formulare l'intenzione e invocare il nome di
Dio e che si esorta a orientare l'animale verso la gibla e ancora che i
cammelli vanno sgozzati ritti sui piedi. Tutto amore e sacralità. Infine il
fatto dell'immobilizzazione, scrivono i bioetici, dura pochi secondi (ore
per le bestie) e anche molti altri paesi ammettono le macellazioni rituali.
Vero. Dimenticano però che in Danimarca e in Finlandia il taglio della gola
deve essere seguito da un colpo di pistola, che la Svizzera e vari Laender
austriaci le hanno vietate, che la Federazione europea Veterinaria
considera più dolorose le uccisioni con immobilizzazione e senza
stordimento, che la Malesia (paese musulmano) ha recentemente autorizzato
lo stordimento prima della macellazione. Ma già un'altro problema turba la
coscienza dei bioetici. Come faranno i seguaci di altre religioni ad avere
il loro cibo appropriato nelle carceri, negli ospedali e nelle mense
scolastiche? Suvvia, il nostro è un Paese di artisti e pescatori. Ma
soprattutto di buonisti. Che sarà il rauco grido di morte di un cavallo
tenuto immobile, mentre il sangue gorgoglia nei bronchi soffocandolo, di
fronte ad un delinquente ben integrato che mangia nella cella il suo
alimento halàl?
Oscar Grazioli
Libero 25.11.03




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