Riparte l'economia europea, l'Italia resta al palo. Produzione industriale sempre in calo
di red
L’economia europea mostra importanti segnali di ripresa. C’era attesa oggi per la diffusione dell’indice Zew, che misura la fiducia degli analisti e degli investitori istituzionali tedeschi. E i risultati sono stati sorprendenti. Il dato è balzato infatti da 60,3 a 67,2 punti, ben oltre le previsioni. «L'ottimismo emerso dall'indagine Zew è dovuto soprattutto al sorprendente aumento degli ordini industriali in settembre» dice un comunicato dell'istituto aggiungendo che hanno dato il loro contributo anche il rally del mercato azionario e la debolezza dell'euro. Cresce anche l'indice per l'eurozona, aumentato di 5,3 punti ed ora quota 72,1.
Se l’industria tedesca si rimette in moto, quella italiana continua a stagnare. L’Istat ha diffuso questa mattina i dati della produzione industriale a settembre, che non sono certo entusiasmanti. Anzi: -1,7% su base annua la produzione corretta per i giorni lavorativi, -1,2% da gennaio a settembre, -0,7% rispetto ad agosto. Cifre inequivocabili, numeri di una crisi perdurante. Colpisce soprattutto la flessione della produzione di autovetture: -4,5% rispetto allo stesso mese dell'anno scorso.
I commenti sindacali sono duri. «I tempi della recessione economica coincidono perfettamente con quelli del governo Berlusconi» commenta, Marigia Maulucci, segretario confederale della Cgil «e ciò è «sufficiente per verificare il fallimento di una politica economica sbagliata». Preoccupa soprattutto il crescente divario rispetto all’economia europea: «Interi comparti produttivi» sottolinea Maulucci «sono in affanno: alimentari, tessili, legno, meccanico, gomma e plastica. Lo scarto rispetto alla produzione nei paesi dell'Ue è vistoso e il tracollo di competitività del nostro sistema produttivo ormai eclatante». Il governo prosegue la sindacalista «continua a prevedere una crescita per il 2004 di ben sei volte rispetto all'attuale: non essendoci nessun segnale di miracolo economico dobbiamo dedurre che tutti i dati presenti in Finanziaria sono sballati».
Sullo stesso tenore i commenti degli altri sindacati, con la Cisl che indica la strada da seguire: maggiori investimenti in ricerca e innovazione. Ma le critiche al governo vengono anche da altre parti. Sergio Billé, presidente di Confcommercio evidenzia come «il vero problema in questo momento sia come portare sul suolo italiano i segnali di ripresa che si vedono a livello internazionale». E invita il governo «in questo momento impegnato in diatribe e litigi, a tenerne conto, perché abbiamo troppo ignorato i problemi dell'economia e adesso dobbiamo assolutamente agganciare la ripresa»
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Secondo il governicchio attuale non era la Germania che stava molto peggio di noi etc. etc.
Saluti




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