La Lega "in solitaria" innervosisce la Cdl in Lombardia


La decisione del Carroccio di correre da sola alle prossime elezioni provinciali di Milano fa scoccare la polemica. Sullo sfondo, ad alimentare lo scontro, le privatizzazioni di Aem e Sea e il caso Alfa di Arese.


ROMA - Una crisi che comincia con un paio di privatizzazioni "da fare" e che per adesso porta la Lega Nord a dire "corriamo da soli alle prossime elezioni provinciali e comunali", An a presentare un ultimatum e Forza Italia a predicare calma nel tentativo di "ricucire gli strappi". E' dalla Lombardia, con la tornata elettorale che verrà, che si avvertono potenti scricchiolii nella Casa delle Libertà. A far partire l'effetto domino è la decisione del Carroccio di presentare un proprio candidato a presidente della provincia di Milano. Uomo designato: l'assessore regionale all'Industria Massimo Zanello. Alleanza nazionale, per tutta risposta, alza subito i toni e annuncia di abbandonare la giunta guidata dal governatore Roberto Formigoni. "Sarebbe inaccettabile - spiega Romano La Russa, capogruppo al Pirellone - avere in maggioranza un candidato opposto alla Cdl. Quando accaduto a Brescia ha dimostrato che la politica dell'andare da soli è perdente, per la Lega e per tutto il centrodestra. Spero che i leghisti lo abbiano capito". Se poi si aggiunge che in molte delle realtà locali oggetto della consultazione il turno è unico, il panorama è ancora più fosco.

"Non è scritto da nessuna parte che la Lega abbia l'obbligo di correre insieme - risponde lo stesso Zanello - alle Provincia di Brescia siamo entrati in Giunta, a Milano ancora no. La costruzione di questa alleanza ha dei passaggi su cui lavorare, ma se l'atteggiamento di An è quello di obbligare, certo non è uno strumento di dialogo". Che l'aria sia "quasi irrespirabile", come dicono dal coordinamento regionale di FI, lo si capisce anche da quello che il sindaco di Milano, Gabriele Albertini, ha chiesto oggi durante la seduta della Giunta, all'assessore al Demanio, il leghista Giancarlo Pagliarini, e cioè di farsi garante con il gruppo consiliare del Carroccio affinché "si attenuino i toni bellicosi". La tenuta dell'esecutivo di Palazzo Marino non è a rischio, ma i riverberi di una "eventuale sconfitta" nella corsa per sostituire Ombretta Colli potrebbero presto diventare una valanga, allorquando la Cdl dovrà organizzare la corsa per Comune e Regione, con il punto interrogativo di due candidati nuovi al posto di Formigoni e Albertini, che sono entrambe al secondo e ultimo mandato.

"Discorsi troppo portati in là - si spiega da Forza Italia - qui invece i problemi sono molto più terra terra". La polemica è insomma tutta legata, per gli ottimisti, alle privatizzazioni dell'Aem e della Sea. Per questo il coordinatore regionale "azzurro", Paolo Romani, in una intervista ad Affaritaliani.it, spiega e fa intravedere sul particolare, una via d'uscita: "La Lega ha un'opinione diversa dalla nostra. Tutto qui. Il Gianburrasca della politica milanese (il segretario e capogruppo della Lega Nord al Comune di Milano, Matteo Salvini, ndr) usa un sistema di stop and go che francamente ci lascia perplessi: lui se lo può permettere perché alla Lega per certi versi è consentito tutto. Ma mi auguro che le chiacchere fatte con Giorgetti, che rappresenta la parte più responsabile della Lega, portino ad un'intesa". Il vicesindaco De Corato, An, si lascia però scappare: "Dovrei auspicare che la Lega sia già fuori dall'alleanza, visto che i numeri per governare li abbiamo comunque. Da amministratore e da parlamentare auspico e credo che la Lega voti insieme a noi e abbassi i toni".

Sullo sfondo rimane l'ultimatum di Luigi Casero, referente milanese di FI, alla Lega e la "pesante diversità d'opinione" secondo le parole del Giorno sulla questione Alfa di Arese. Dario Galli, vicepresidente del Carroccio a Montecitorio, attacca: " Salvare l’Alfa significa compiere un atto di giustizia sociale, economica e industriale. Significa salvare una cultura che ci appartiene e di cui la Lega Nord è indubbiamente un rappresentante principe, visto che incarniamo i veri produttori del Nord. Rappresentiamo l’alternativa al liberismo selvaggio che porterebbe inevitabilmente alla distruzione dei nostri modelli industriali più significativi". Il "rumoroso silenzio" di Udc-An-Fi, negli ultimi tempi, su tutta la vicenda è anche l'indicatore di una frattura profonda e che per ora appare "più insanabile di quel che sembra".