Massimo Fini su Nassiriyya: è guerriglia (ma c'è il "terrorismo islamico"...)
"Una tragedia inevitabile".
Massimo Fini: una parte dell'Iraq non ama quelle che considera forze di occupazione. Non si tratta solo di terrorismo, ma di guerriglia contro un esercito straniero.
Addolorato, ma non sorpreso. Massimo Fini, giornalista e scrittore, che non ha mai nascosto la sua contrarietà all¹intervento militare in Iraq, dopo i drammatici fatti di Nassirya, constata amaramente che "ce lo dovevamo aspettare, perché i soldati italiani sono considerati dagli iracheni come truppe di occupazione, al pari di quelli inglesi e di quelli americani. E' tanto quanto abbiamo visto cadere centinaia di soldati Usa in attentati similari, era normale prevedere che prima o poi, potesse succedere anche ai nostri militari".
Un risveglio brusco e doloroso. Ora l'Iraq sembra a tutti più vicino di quanto non lo si considerasse solo poche ore fa.
Ripeto, era quasi inevitabile che succedesse. E' vero che una parte dell'Iraq non amava Saddam, ma mi pare evidente che, tanto quanto gli iracheni non volevano la dittatura, nello stesso modo non siano disposti ad accettare truppe di occupazione sul loro territorio. E non fanno distinzione se i soldati stranieri abbiano sulla divisa la bandiera a stelle e strisce, l'Union Jack o il tricolore.
L'attentato di ieri però, è stato definito un atto di terrorismo, non un'azione di liberazione nazionale.
Non sono d'accordo. A me invece sembra chiaro si tratti di un atto di guerriglia, perché è stato colpito un obiettivo militare. Dovremmo smettere di raccontare la favola che sia sempre colpa delle cellule del fondamentalismo islamico. Queste senza dubbio esistono e operano, ma un tale stillicidio di attentati come quelli avvenuti dl maggio scorso, cioè quando è finita la guerra, non possono che essere stati favoriti da un consistente appoggio della popolazione civile.
Meno di un mese fa, però, l'Imam di Carmagnola attraverso un'intervista rilasciata al Giorno metteva in guardia l'Italia proprio da possibili atti di terrorismo dei gruppi legati ad Al Qaeda contro i nostri militari. Una minaccia che purtroppo ha trovato conferma.
Infatti io non escludo un'organizzazione del terrorismo islamico, ramificata, pericolosa e pronta a colpire. Aggiungo, però, che con l'occupazione dell¹Iraq non si è fatto altro che peggiorare la situazione. Ci si è fatti del male da soli.
Per quale motivo l'intervento militare ha peggiorato la situazione?
Perché in Iraq, dove oggi nessuno è in grado di controllare alcunché, si sono riversati tutti i terroristi internazionali dell'area. Si è trasformato questo Paese in una sorta di privilegiato campo di azione per le frange fondamentaliste. Mentre prima non lo era, perché Saddam Hussein, come ogni dittatore, non tollerava gruppi organizzati che potessero essere fuori dal suo controllo, oggi in "una terra di nessuno" l'internazionale del terrorismo ha pressoché campo libero.
Dunque rimane della sua opinione: era meglio non attaccare. Giusto?
Faccio delle constatazioni, che mi sembrano supportate dai fatti. Saddam era un pericolo del tutto ipotetico, se non addirittura inventato. A che mi consti infatti, in tanti mesi non sono ancora riusciti a provare l'esistenza del suo presunto arsenale di armi di distruzione di massa. Certo, era un dittatore. Sicuramente un dittatore feroce, ma quanto meno erra garante dell'equilibrio interno del suo paese. Oggi invece, dopo l'intervento armato, abbiamo un Paese distrutto, depauperato, in mano alle bande criminali, e terreno fertile per le azioni del terrorismo internazionale. Questo ha prodotto la guerra: instabilità e terrore, non pace e democrazia.
Quale pensa potrà essere l'evoluzione della situazione?
Purtroppo ho l'impressione che si stia mettendo molto male. Se è vero quello che dico, ossia che siamo di fronte al combinato disposto guerriglia-terrorismo, la situazione non può che evolvere negativamente: aumenterà il numero e l'intensità degli attentati.
Continuerà fino a quando?
Non sono in grado di tracciare scenari che possano andare in là più di tanto. Ma ho la netta situazione che questa situazione perdurerà fino a quando in Iraq ci saranno dei contingenti stranieri. Del resto, immagino che succederebbe la stessa cosa da noi, in circostanze analoghe. Il fatto che uno straniero abbia cacciato una persona che tu detesti, da solo non basta per accettare che gente di un altro Paese venga a comandare a casa tua.
Ora il nostro governo secondo lei come si dovrebbe comportare?
Non sta a me dirlo. Io sono sempre stato contrario a questo conflitto, quindi sono la persona meno indicata per dare pareri su come andrebbe gestito il dopo guerra. Nel momento in cui si è iniziata un'impresa di questo tipo però, è difficile, se non addirittura controproducente, ritirarsi e venire fuori come se nulla fosse.
(Intervista a Massimo Fini, di Paolo Bassi, da "la Padania" del 13 novembre 2003)




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