Lunedì abbiamo potuto guardare sull'infedele un'intervista al grande poeta Zanzotto. Poeta, che solitamente in TV non se lo fila nessuno, ma se è per parlare male della Lega, un po' di spazio lo si trova.
«La Lega è la peste». Bufera su Zanzotto
Le accuse in tv, da Galan a Manzato: «Rispetto per il Maestro, ma stavolta ha esagerato»
VENEZIA — Andrea Zanzotto è uno schivo signore di quasi 88 anni - li compirà sabato dalla voce quieta e cantilenante, a tratti flebile. Ma le sue parole, pronunciate davanti alle telecamere de L’Infedele (la trasmissione di Gad Lerner su La 7, dedicata per intero alla sfida tra Lega e Pdl nelle regioni del Nord), avevano la forza della pietra. Rispondendo a una domanda dell’intervistatrice su cosa ne sia, oggi, dell’anima veneta, e se quest’anima si senta rappresentata dal partito territoriale per eccellenza, la Lega Nord, il grande vecchio di Pieve di Soligo ha espresso un giudizio drastico: «Questi veneti attuali, magari della Lega... anzi, è come una peste quella, perché vuol convincere ogni paese che è il meglio del meglio. Si pretenderebbe di rappresentare con la Lega una specie di aristocrazia. Ma quello che sta avvenendo ha poco a che fare con l’identità: l’identità cambia nel tempo, non è una cosa stabile e immutabile». E più avanti, il poeta che così spesso ha usato la lingua madre per le sue liriche, si rammarica: «Provo un senso di fastidio, perché manipolano il dialetto come vogliono, non inventano neanche un buon dialetto. Io ho bisogno del mio vecchio paesaggio veneto, il Piave, il Grappa, il Montello, le Prealpi con le loro vette basse che formano una serie di emme e enne. Il paesaggio per me parla».
È stato quel paragone antico e terribile - «come una peste» - a imprimere al giudizio del poeta solighese una forza dirompente. Perché Zanzotto è un maestro, un’autorità morale riconosciuta, e perciò le sue parole hanno un peso diverso e superiore. Lo ha riconosciuto anche Flavio Tosi, sindaco leghista di Verona, che sedeva nello studio de L’Infedele: «La sua è una voce autorevolissima, e sono certo che voi dell’Infedele - ha aggiunto Tosi con un velo di sarcasmo - non l’avete intervistato soltanto perché ce l’ha con la Lega». E al conduttore Gad Lerner, che rivendicava il suo orgoglio per avere portato in trasmissione un «maestro della cultura italiana come Zanzotto», il sindaco di Verona ha replicato: «Avete fatto bene, ma se stasera parliamo di politica ed elezioni, Zanzotto è uno dei 4 milioni di elettori veneti e il suo voto contro la Lega è uno di questi 4 milioni. Per fortuna, molti altri non la pensano come lui».
Persino Giancarlo Galan, che con la Lega di questi tempi non è certo in luna di miele, ha trovato censurabile la terminologia zanzottiana: «Intanto, sono stato spiacevolmente sorpreso dalla reazione stizzita di Lerner nei riguardi di Tosi, che pure aveva avuto parole di rispetto e apprezzamento verso il grande poeta. Inoltre - aggiunge il governatore berlusconiano del Veneto - usare quella parola, peste, per definire la Lega mi è sembrato del tutto fuori luogo. E se posso aggiungere una cosa, nel recente libro-intervista di Zanzotto 'In questo progresso scorsoio' ho trovato giudizi sul Veneto assolutamente conservatori, figli di una nostalgia che ha un senso se diventa poesia, ma se si declina in giudizio politico è semplicemente sbagliata».
Franco Manzato, il filosofo della Lega che, sulla targhetta dell’ufficio in Regione, ha scritto tra l’altro «assessore all’identità », ragiona pacatamente: «Zanzotto è un vero veneto e mi dispiace per questa sua definizione, che rispetto per la persona e per la sua intelligenza ma che non posso condividere. Chi pensa che la Lega imponga, nel nome dell’identità, una visione chiusa e arroccata della società, semplicemente sbaglia lettura dei fatti, perché tutto questo sarebbe contrario - avverte il vicepresidente della Regione - alle caratteristiche connaturate dei veneti. L’identità è, piuttosto, la nostra forza naturale rispetto a un processo generale di globalizzazione forzata ».
Sorride Marzio Favero, assessore leghista alla Cultura della Provincia di Treviso, la terra di Zanzotto: «Se ho aderito alla Lega - sottolinea Favero, insegnante di filosofia - lo devo anche alla lettura delle poesie di Andrea Zanzotto. E comprendo il suo disagio: in modo preterintenzionale, lui è l’espressione apicale del pensiero leghista. Senza un poeta come Zanzotto non sarebbe esistita la Liga Veneta, un maestro che ha dimostrato come la lingua veneta abbia la stessa potenza artistica dell’italiano, dovrebbe essere un campione per noi. Tuttavia capisco - aggiunge Favero - che la sua biografia intellettuale gli impedisca di imparentarsi con noi. Lui è il più grande poeta-filosofo dei nostri tempi, perché ha fatto i conti con l’essere. Ci rifiuta come suoi figli, ma i figli rigettati amano comunque i padri. E anche i loro difetti».
Alessandro Zuin
07 ottobre 2009
http://corrieredelveneto.corriere.it...49905294.shtml
Ci terrei molto a sottolineare la riflessione di Favero. L'ultima evidenziata.
Effettivamente, anche a me capita di constatare che i poeti e gli artisti, che più hanno contribuito a formare la mia identità ligure e padanista, siano anti-leghisti.
Eppure è grazie a gente che per decenni ha fatto riferimento alla sinsitra, ed al suo pensiero, se io ed altri, abbiamo capito che le nostre identità particolari, hanno una dignità pari a quella del Toscano. Che le nostre lingue sono usicte dall'oblio in cui stavano sparendo. E' grazie a De Andrè se il genovese è lingua, a FO, Jannaci e Gaber se lo è il milanese e così via.
Ma lo scambio è diventato mutuo. Se gente come Bernasconi è riuscito ad andare oltre la sagra di paese per essere DVDS, è grazie ai militanti Lega, che condividono il suo amore per la lingua locale e le sue espressioni, che per anni si sono scambiati i suoi dischi. Io senza un ragazzo piemontese che me l'ha fatto consocere, i soldi per il suo concerto a Lerici non glieli avrei mai dati. E dubito che avrei avuto occasioni per scoprirlo.
Se ne facciano una ragione, lui e gli altri (Lou Dalfin, Buio Pesto, Farinei, pitura freska e soci). Sono de facto militanti Lega. Hanno successo perchè c'è la nostra gente che li "sponsorizza". Gente che contribuiscono loro a formare e ad unire.
Fanno più loro a far rinascere nei nostri popoli lo spirito identitario, che qualsiasi altra attività scolastica o di propaganda.
Guarda caso, la loro crescita di popolarità, specie fra i giovani, coincide con la crescita della Lega e degli altri movimenti autonomisti.
E con un po' di presunzione, ritengo di affermare che sono loro a non aver capito nulla.




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