A 19 anni dalla sua morte è ancora viva in me la sensazione di quell'estate calda, di quel dolore grande e strano. Strano perché il dolore, quello vero e forte, è di solito un sentimento terribilmente riservato e personale. Invece, quel giorno, milioni di persone vivevano la stessa angoscia, lo stesso dolore. Bisogna vincere l’emozione per parlare di Enrico Berlinguer. E’ un’emozione grande, un’emozione che ha radici profonde. La sua umanità, la sua franchezza, il suo rigore, la sua modestia e la sua discrezione sono connotati che oggi fanno a pugni con le immagini ricorrenti di arroganza, astuzia, presunzione e ostentazione del potere cui siamo ormai abituati. La trasparenza e l’onestà della sua vita privata e pubblica hanno avuto un rilievo eccezionale nella vita politica del nostro paese. Nei giorni successivi alla sua morte, Benigni, ricordando la sua leggerezza nel prenderlo in braccio, era sicuro di accendere la televisione e di vederselo apparire con una colorata camicia hawaiana … era e rimane solo un sogno, ma è bello pensarlo! Ciao Enrico.
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