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ITALIA BOCCIATA IN GIUSTIZIA
di MASSIMO TOSTI
CASO Andreotti, dieci giorni dopo. L'ex imputato, pienamente scagionato dalle accuse che lo hanno tenuto sulla graticola per dieci anni, ha fornito la sua opinione su come si sia sviluppata la persecuzione giudiziaria contro di lui, ha parlato di "impronte" lasciate dai mandanti, ha fatto nomi. Con tono sobrio, come è nel suo stile. Persino con qualche accento ironico, nelle dichiarazioni rese al Senato "per fatto personale". L'imbarazzo - nelle file del centrosinistra - era palpabile; il desiderio di rivincita (o, financo, di vendetta) di alcuni esponenti del centrodestra è apparso evidente e, in taluni casi, esagerato nelle espressioni verbali. Il presidente del Senato, Marcello Pera, ha cercato di avviare un dibattito costruttivo sulle riforme da varare con urgenza per evitare altre persecuzioni o, quanto meno, altri incidenti. "una questione giustizia c'è", ha avvertito: "chi vuole cambiare non attenta all'autonomia dei giudici".
Parole cadute nel vuoto. A sinistra sono troppo impegnati a valutare il manifesto per le elezioni europee preparato da Romano Prodi. A destra si scontrano sulla verifica, sul rimpasto, sull'ipotesi di elezioni politiche anticipate.
Eppure il problema esiste, ed è grave. Domenica il Corriere della sera ha pubblicato stralci di un dossier della Corte europea dei diritti dell'uomo, che muove pesanti accuse al nostro Paese. L'Italia è al primo posto nella classifica delle condanne della Corte: 325 nello scorso anno, contro le 61 della Francia e le 54 della Turchia (gli altri Paesi seguono con numeri di gran lunga inferiori). L'Italia è al primo posto nella mancata applicazione di quelle sentenze, con 2.424 casi di inadempienza (contro i 317 della Turchia, i 183 della Francia, i 13 della Germania). La giustizia italiana è troppo lenta.
C'è di chi vergognarsi, e invece si fa finta di nulla. La nostra magistratura appare spesso refrattaria a qualunque genere di critica, e quando le disfunzioni risultano incontestabili risponde che mancano gli uomini e i mezzi per porre rimedio ad esse.. La classe politica s'azzuffa sui singoli casi, ma dimentica le strategie di intervento, quelle volte a sanare il sistema. Si discute da anni di riforme strutturali, ma fino ad ora si è visto ben poco.
E tutto questo è ancora il meno. Le polemiche sulla giustizia penale - esplose ai tempi di Mani pulite, e mai sopite a causa dei tanti procedimenti aperti negli anni recenti (dal 1994 in poi) contro Berlusconi - hanno finito per oscurare del tutto la crisi profonda e drammatica della giustizia civile, che provoca danni persino peggiori nel tessuto della società. Quando una qualunque controversia di carattere economico (un risarcimento danni per un incidente stradale, una causa di lavoro, una lite condominiale) richiede anni, se non decenni, per essere composta, tutte le relazioni socioeconomiche diventano precarie. I disinvolti, e i disonesti, finiscono per farla da padrone (e da predone) nei confronti degli onesti. I furbi trovano il modo per cavarsela senza danni (e con molti vantaggi). I più deboli sono costretti a rinunciare ai propri diritti, non avendo il fiato necessario per arrivare a un giudizio. Gli esperti di diritto e gli azzeccagarbugli possono trovare mille giustificazioni per questo stato di cose. Ma provate a trascorrere una mattina in un'aula di un tribunale civile e scoprirete cose "che voi umani non potreste immaginarvi", come diceva il replicante Rutger Hauer in Blade Runner. Sarebbe il caso che i magistrati, gli avvocati, i politici e i giornali aprissero un dibattito anche su questo. Che non è affatto un problema secondario.
mercoledì 12 novembre 2003 "
Cordiali saluti




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