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    SENATORE di POL
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    Predefinito Bocciata la "Giustizia" Italiana

    da www.iltempo.it

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    ITALIA BOCCIATA IN GIUSTIZIA


    di MASSIMO TOSTI

    CASO Andreotti, dieci giorni dopo. L'ex imputato, pienamente scagionato dalle accuse che lo hanno tenuto sulla graticola per dieci anni, ha fornito la sua opinione su come si sia sviluppata la persecuzione giudiziaria contro di lui, ha parlato di "impronte" lasciate dai mandanti, ha fatto nomi. Con tono sobrio, come è nel suo stile. Persino con qualche accento ironico, nelle dichiarazioni rese al Senato "per fatto personale". L'imbarazzo - nelle file del centrosinistra - era palpabile; il desiderio di rivincita (o, financo, di vendetta) di alcuni esponenti del centrodestra è apparso evidente e, in taluni casi, esagerato nelle espressioni verbali. Il presidente del Senato, Marcello Pera, ha cercato di avviare un dibattito costruttivo sulle riforme da varare con urgenza per evitare altre persecuzioni o, quanto meno, altri incidenti. "una questione giustizia c'è", ha avvertito: "chi vuole cambiare non attenta all'autonomia dei giudici".
    Parole cadute nel vuoto. A sinistra sono troppo impegnati a valutare il manifesto per le elezioni europee preparato da Romano Prodi. A destra si scontrano sulla verifica, sul rimpasto, sull'ipotesi di elezioni politiche anticipate.
    Eppure il problema esiste, ed è grave. Domenica il Corriere della sera ha pubblicato stralci di un dossier della Corte europea dei diritti dell'uomo, che muove pesanti accuse al nostro Paese. L'Italia è al primo posto nella classifica delle condanne della Corte: 325 nello scorso anno, contro le 61 della Francia e le 54 della Turchia (gli altri Paesi seguono con numeri di gran lunga inferiori). L'Italia è al primo posto nella mancata applicazione di quelle sentenze, con 2.424 casi di inadempienza (contro i 317 della Turchia, i 183 della Francia, i 13 della Germania). La giustizia italiana è troppo lenta.
    C'è di chi vergognarsi, e invece si fa finta di nulla. La nostra magistratura appare spesso refrattaria a qualunque genere di critica, e quando le disfunzioni risultano incontestabili risponde che mancano gli uomini e i mezzi per porre rimedio ad esse.. La classe politica s'azzuffa sui singoli casi, ma dimentica le strategie di intervento, quelle volte a sanare il sistema. Si discute da anni di riforme strutturali, ma fino ad ora si è visto ben poco.
    E tutto questo è ancora il meno. Le polemiche sulla giustizia penale - esplose ai tempi di Mani pulite, e mai sopite a causa dei tanti procedimenti aperti negli anni recenti (dal 1994 in poi) contro Berlusconi - hanno finito per oscurare del tutto la crisi profonda e drammatica della giustizia civile, che provoca danni persino peggiori nel tessuto della società. Quando una qualunque controversia di carattere economico (un risarcimento danni per un incidente stradale, una causa di lavoro, una lite condominiale) richiede anni, se non decenni, per essere composta, tutte le relazioni socioeconomiche diventano precarie. I disinvolti, e i disonesti, finiscono per farla da padrone (e da predone) nei confronti degli onesti. I furbi trovano il modo per cavarsela senza danni (e con molti vantaggi). I più deboli sono costretti a rinunciare ai propri diritti, non avendo il fiato necessario per arrivare a un giudizio. Gli esperti di diritto e gli azzeccagarbugli possono trovare mille giustificazioni per questo stato di cose. Ma provate a trascorrere una mattina in un'aula di un tribunale civile e scoprirete cose "che voi umani non potreste immaginarvi", come diceva il replicante Rutger Hauer in Blade Runner. Sarebbe il caso che i magistrati, gli avvocati, i politici e i giornali aprissero un dibattito anche su questo. Che non è affatto un problema secondario.

    mercoledì 12 novembre 2003
    "


    Cordiali saluti

  2. #2
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    Predefinito Re: Bocciata la "Giustizia" Italiana

    In origine postato da Pieffebi
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    ITALIA BOCCIATA IN GIUSTIZIA


    di MASSIMO TOSTI

    CASO Andreotti, dieci giorni dopo. L'ex imputato, pienamente scagionato dalle accuse che lo hanno tenuto sulla graticola per dieci anni, ha fornito la sua opinione su come si sia sviluppata la persecuzione giudiziaria contro di lui, ha parlato di "impronte" lasciate dai mandanti, ha fatto nomi. Con tono sobrio, come è nel suo stile. Persino con qualche accento ironico, nelle dichiarazioni rese al Senato "per fatto personale". L'imbarazzo - nelle file del centrosinistra - era palpabile; il desiderio di rivincita (o, financo, di vendetta) di alcuni esponenti del centrodestra è apparso evidente e, in taluni casi, esagerato nelle espressioni verbali. Il presidente del Senato, Marcello Pera, ha cercato di avviare un dibattito costruttivo sulle riforme da varare con urgenza per evitare altre persecuzioni o, quanto meno, altri incidenti. "una questione giustizia c'è", ha avvertito: "chi vuole cambiare non attenta all'autonomia dei giudici".
    Parole cadute nel vuoto. A sinistra sono troppo impegnati a valutare il manifesto per le elezioni europee preparato da Romano Prodi. A destra si scontrano sulla verifica, sul rimpasto, sull'ipotesi di elezioni politiche anticipate.
    Eppure il problema esiste, ed è grave. Domenica il Corriere della sera ha pubblicato stralci di un dossier della Corte europea dei diritti dell'uomo, che muove pesanti accuse al nostro Paese. L'Italia è al primo posto nella classifica delle condanne della Corte: 325 nello scorso anno, contro le 61 della Francia e le 54 della Turchia (gli altri Paesi seguono con numeri di gran lunga inferiori). L'Italia è al primo posto nella mancata applicazione di quelle sentenze, con 2.424 casi di inadempienza (contro i 317 della Turchia, i 183 della Francia, i 13 della Germania). La giustizia italiana è troppo lenta.
    C'è di chi vergognarsi, e invece si fa finta di nulla. La nostra magistratura appare spesso refrattaria a qualunque genere di critica, e quando le disfunzioni risultano incontestabili risponde che mancano gli uomini e i mezzi per porre rimedio ad esse.. La classe politica s'azzuffa sui singoli casi, ma dimentica le strategie di intervento, quelle volte a sanare il sistema. Si discute da anni di riforme strutturali, ma fino ad ora si è visto ben poco.
    E tutto questo è ancora il meno. Le polemiche sulla giustizia penale - esplose ai tempi di Mani pulite, e mai sopite a causa dei tanti procedimenti aperti negli anni recenti (dal 1994 in poi) contro Berlusconi - hanno finito per oscurare del tutto la crisi profonda e drammatica della giustizia civile, che provoca danni persino peggiori nel tessuto della società. Quando una qualunque controversia di carattere economico (un risarcimento danni per un incidente stradale, una causa di lavoro, una lite condominiale) richiede anni, se non decenni, per essere composta, tutte le relazioni socioeconomiche diventano precarie. I disinvolti, e i disonesti, finiscono per farla da padrone (e da predone) nei confronti degli onesti. I furbi trovano il modo per cavarsela senza danni (e con molti vantaggi). I più deboli sono costretti a rinunciare ai propri diritti, non avendo il fiato necessario per arrivare a un giudizio. Gli esperti di diritto e gli azzeccagarbugli possono trovare mille giustificazioni per questo stato di cose. Ma provate a trascorrere una mattina in un'aula di un tribunale civile e scoprirete cose "che voi umani non potreste immaginarvi", come diceva il replicante Rutger Hauer in Blade Runner. Sarebbe il caso che i magistrati, gli avvocati, i politici e i giornali aprissero un dibattito anche su questo. Che non è affatto un problema secondario.

    mercoledì 12 novembre 2003
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    Cordiali saluti
    Giustizia senza fondi, boss mafiosi verso la libertà
    A Bari mancano i soldi per gli stenografi, il processo non si chiude. Castelli nega ogni aiuto


    BARI Si fa un bel parlare dell’efficienza del governo nella lotta alla criminalità.
    Certo ci sono i successi sul terrorismo, certo ci sono «i rapporti» che inventano un Paese più sicuro, ma quello che sta succedendo alla procura di Bari sarà difficile da spiegare ai cittadini. A Bari, dove da decenni i clan camorristi si ammazzano per strada, quei pochi boss finiti in carcere grazie a delicatissime indagini dell’Antimafia
    stanno per tornare liberi.
    Il motivo: Castelli non ha stanziato i fondi per gli stenotipisti. Liberi per decorrenza dei termini processuali.
    È da ottobre che la procura segnala il problema al ministero di Grazia e Giustizia. Nei giorni scorsi persino il procuratore capo Emilio Marzano aveva personalmente scritto una lettera per segnalare le imminenti scarcerazioni e ne aveva parlato con il sottosegretario Michele Vietti. Ma nulla si è mosso. Come fosse un capriccio, come fosse un’assurdità. Così ieri l’assurdità ha preso forma, è diventata reale. E l’ultima udienza «utile» convocata nel processo contro esponenti del clan Strisciuglio, accusati
    di diversi omicidi oltre che di traffico di stupefacenti, è stata rinviata al 9 dicembre prossimo. Saranno fuori a febbraio 2004. Le scarcerazioni - ha denunciato ieri la Dda di Bari - sono «ormai inevitabili».
    È sufficiente? Non è sufficiente, perché la risposta di Castelli a questa circostanza di gravità assoluta è alla fine arrivata, e di una «gravità assoluta », alle 20 e 57 di ieri sera tramite un dispaccio Ansa. Un primo insulto.
    «La Procura di Bari è in stato confusionale - ha comunicato Vietti – assolutamente fuori luogo». Un secondo insulto: «Il ministero di Grazia e Giustizia - spiega austero il dispaccio - ha disposto un ulteriore finanziamento di 200mila euro. Sicuramente - dice Vietti - c’è un corto circuito tra gli uffici direttivi del distretto di Bari, atteso che sia il sottosegretario on.Vietti in occasione dell'incontro tenuto a Bari il 29 ottobre con i capi degli uffici, sia il capo del dipartimento dell'organizzazione giudiziaria del ministero, presidente Cerrato, hanno assicurato lo stanziamento di un ulteriore somma di 200mila euro da destinare al servizio
    di stenotipia». Come dire, non vi parlate e fermate pure i processi. Poi Vietti tradisce se stesso: «L'assegnazione formale - dice ancora Vietti – è in corso di perfezionamento. Ogni ulteriore allarmismo è perciò fuori luogo». Dunque la somma ancora non c’è.
    Sono passati esattamente 21 giorni dall’allarme lanciato dalla Procura di Bari, prima che si arrivasse al peggio.
    La risposta del ministero è arrivata 21 giorni dopo, e addirittura diverse ore dopo che il peggio era già avvenuto: l’udienza è stata riviata alle nove di ieri mattina.
    La prima denuncia era stata dell’Unione delle Camere Penali, il 21 ottobre scorso. Il 22 ottobre una lettera inviata a tutti gli uffici giudiziari dal presidente del tribunale Saverio Nanna annunciava lo stop del servizio stenotipia per mancanza di fondi.
    Il 28 ottobre la procura distrettuale Antimafia lancia un primo allarme: «C’è pericolo scarcerazioni per scadenza dei termini di custodia cautelare originato dall'assenza del servizio
    di stenotipia dei verbali d' udienza ». Fallisce anche l’incontro alla Corte d' appello di Bari «sui problemi della Giustizia» giusto con il sottosegretario Michele Vietti.
    E così si arriva a ieri. Alla notizia «inevitabile» che i presunti boss e affiliati di rilievo al clan mafioso Strisciuglio, che negli ultimi mesi ha ingaggiato in città una sanguinosa guerra a colpi di pistola con famiglie malavitose rivali, potrebbero essere scarcerati nel febbraio 2004 per scadenza dei termini massimi di custodia cautelare.
    Per sventare il rinvio il pm d'udienza aveva chiesto la fonoregistrazione dell' udienza e la compilazione di verbali sintetici, ma la difesa si è opposta. Gli imputati sono accusati di due omicidi, quelli di Angelo Vincenzo Caruso, avvenuto a Bari 12 aprile '99, e di Nicola Ranieri, Bari 19 dicembre '98, di associazione mafiosa e di traffico di sostanze stupefacenti.
    Tra loro ci sono presunti boss e luogotenenti del clan Strisciuglio: Sigismondo e Domenico Strisciuglio e Nicola Telegrafo.
    Anna Tarquini

  3. #3
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    Predefinito Re: Bocciata la "Giustizia" Italiana

    In origine postato da Pieffebi
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    ITALIA BOCCIATA IN GIUSTIZIA


    di MASSIMO TOSTI

    CASO Andreotti, dieci giorni dopo. L'ex imputato, pienamente scagionato dalle accuse che lo hanno tenuto sulla graticola per dieci anni, ha fornito la sua opinione su come si sia sviluppata la persecuzione giudiziaria contro di lui, ha parlato di "impronte" lasciate dai mandanti, ha fatto nomi. Con tono sobrio, come è nel suo stile. Persino con qualche accento ironico, nelle dichiarazioni rese al Senato "per fatto personale".
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    Cordiali saluti
    Il processo del secolo
    Fanno un film su Andreotti e i suoi processi.
    Regista Pasquale Squitieri. Produttore Vittorio Cecchi Gori, che fra una bancarotta e un arresto deve avere messo da parte qualche euro. Lo sceneggiatore, nonostante l'impegno profuso, non sarà Bruno Vespa, ma Lino Jannuzzi, quello che dava del mafioso a Falcone da vivo ma lo apprezza tanto da morto. Ancora incerto l'attore protagonista (Squitieri vorrebbe Albertazzi, perchè Andreotti è anche un bell'uomo). Per la colonna sonora non si esclude Tony Renis. Jannuzzi e Cecchi Gori ci stanno lavorando a palazzo Borghese, dove il produttore è rientrato dopo gli arresti domiciliari. Il titolo scelto è «Il processo del secolo», anche perchè i due di processi se ne intendono. Il fidanzato di Valeria Marini dice che Giulio l'ha conosciuto al Senato, «è un superuomo». Squitieri assicura che «l'hanno preso e l'hanno portato davanti a un plotone di esecuzione» allestito da misteriosi «poteri internazionali». Jannuzzi propone di «fare un falò di tutti i pentiti»: bruciarli vivi, insomma.
    Riina e Provenzano ci provano da anni. Così imparano a collaborare con lo Stato, anziché convivere con la mafia
    .
    Se dirà la verità - cosa di cui è lecito dubitare, vista la fama dello sceneggiatore - il film si candida naturalmente al Mystfest 2004, roba horror, da far impallidire Dario Argento e da sconsigliare a un pubblico impressionabile. Basti pensare alle facce di alcuni amici del protagonista: Salvo Lima, i cugini Salvo, i fratelli Caltagirone e i fratelli Vitalone, Vito Ciancimino, Cirino Pomicino, Vittorio Sbardella detto lo Squalo, Franco Evangelisti detto «a Fra' che te serve? », Giuseppe Ciarrapico detto Er Ciarra, Giorgio
    Moschetti detto Er Biondo, Nino Rovelli, Michele Sindona detto «il salvatore della lira», Licio Gelli, e una lista di generali fra cui Graziani, Miceli, Loprete e Giudice e chi più ne ha più ne metta
    . Già contattati Carlo Rambaldi, il papà di ET, e lo staff di Jurassic Park. Il protagonista, uomo molto pio e religioso, allevato in Vaticano, decisamente sfortunato nelle amicizie, viene tirato in ballo nei più loschi scandali della storia d'Italia degli ultimi cinquant'anni (Giuffrè, banane, petroli 1 e 2, Giannettini, Fiumicino, Sifar, danni di guerra, Italcasse, Sir, Eni-Petromin, Sindona, Gladio), finisce 26 volte dinanzi all'Inquirente che lo salva regolarmente dai processi e, intanto, diventa 33 volte ministro e 7 volte premier. Sfortunato nelle amicizie, è comunque più fortunato delle persone, santi o diavoli, che incrociano il suo cammino e che hanno tutte la strana tendenza a non morire di morte naturale: Pisciotta, Dalla Chiesa, Mattarella, Pecorelli, Sindona, Calvi, Moro, Ambrosoli.
    Più fortunati Baffi e Sarcinelli, che furono soltanto arrestati
    .
    Pentiti non ne occorrono. Basta citare quel che ne pensava Ambrosoli, che lo lasciò scritto nei suoi diari: «Andreotti è il più intelligente della Dc, ma il più pericoloso», e ancora: «Andreotti vuole chiudere la questione Sindona a ogni costo». Andreotti, invece, nei suoi diari di Ambrosoli non parla mai. Nemmeno il giorno dell'omicidio. Tra le carte sequestrate a Gelli nel 1981 a Castiglion Fibocchi, c'è un suo bigliettino di auguri al venerabile, in cui si ricorda che l'uccellino posato sul ramo troppo gracile rischia di cadere e farsi male. Ma lui giura di aver visto Gelli una sola volta, di sfuggita.
    Dotato di poteri paranormali, riesce addirittura a smentire i diari di Dalla Chiesa e dell'avvocato Guzzi. Quest'ultimo, che assiste Sindona, giura di aver parlato con lui tre volte per concordare il salvataggio del bancarottiere, ma Giulio nega. «Non ero io, forse era Noschese, l'imitatore » (che purtroppo è appena morto suicida e non può smentire). Quanto a Dalla Chiesa, appena parte per Palermo, scrive al premier Spadolini che reputa la corrente andreottiana in Sicilia «la famiglia politica più inquinata del luogo».
    Poi incontra Andreotti e annota sul suo diario: «Andreotti mi ha chiesto di andare e,naturalmente, date le sue presenze elettorali in Sicilia, si è manifestato per via indiretta interessato al problema; sono stato molto chiaro e gli ho dato però la certezza che non avrò riguardo per quella parte di elettorato a cui attingono i suoi grandi elettori... Sono convinto che la mancata conoscenza del fenomeno lo ha condotto e lo conduce ad errori di valutazione... Il fatto di raccontarmi che intorno al fatto Sindona un certo Inzerillo, morto in America, è giunto in una bara e con un biglietto da 10 dollari in bocca, depone nel senso». Dalla Chiesa viene assassinato a Palermo il 3 settembre 1982. Il 12 novembre 1986 Andreotti viene interrogato come teste al maxiprocesso alla mafia proprio sul diario del generale.
    E lo smentisce
    : Dalla Chiesa, a suo dire, si era confuso. In pratica, mentiva al suo diario.
    Anche Aldo Moro, nelle sue lettere dalla prigionia, mentiva di sicuro. Non poteva non mentire, almeno quando parlava di Andreotti.
    «È giusto - scriveva - che le masse, i partiti, gli organi dello Stato stiano bene attenti... al personaggio che la legge ha voluto detentore di tutti i segreti dello Stato, i più delicati... Questa persona detiene un potere enorme all'interno e all' estero di fronte al quale i dossier... al tempo di Tambroni francamente impallidirebbero... È l'austero regista di questa operazione di restaurazione della dignità e del potere costituzionale dello Stato e di assoluta indifferenza per quei valori umanitari, i quali furono tutt'uno con i valori umani. Un regista freddo, impenetrabile, senza dubbi, senza palpiti, senza mai un momento di umana pietà. E questo è l'onorevole Andreotti, del quale gli altri sono tutti obbedienti esecutori di ordini... livido, assente, chiuso nel suo cupo sogno di gloria... per fare il male come ha sempre fatto il male nella vita... per nostra disgrazia e per disgrazia del Paese (che non tarderà ad accorgersene) a capo del Governo».
    Diceva la verità, invece, Totò Riina, che il 31 marzo '94, in una pausa di uno dei suoi processi, ebbe parole di apprezzamento per lo statista ciociaro: «I pentiti hanno detto che Andreotti era mafioso, ma è falso. Hanno detto che l'ho incontrato e baciato, ma è un'altra bugia.
    Una personalità come lui non era così sprovveduta da incontrare un latitante. Da uomo di governo, i suoi spostamenti erano tutti controllati. Sono tutte storie, inventate dai pentiti, che più ne inventano più meriti acquistano. Sono gente manovrata e prezzolata secondo le circostanze e le convenienze, parlano per i benefici enormi che riescono a trarre. E i giudici fanno carriera servendosi di loro, con processi basati su teoremi non dimostrati»
    .
    Anche Licio Gelli esprimeva concetti analoghi il 28 marzo 1993, all'indomani della richiesta di autorizzazione a procedere del pool di Palermo: «Mi sembra impossibile che Andreotti sia coinvolto nelle questioni di mafia. Ha centrato benissimo l'obiettivo: la fonte di quella fantastica accusa è Leoluca Orlando. I pentiti sono manovrati e, per sapere con quali obiettivi, bisognerebbe conoscere i piani oscuri che hanno determinato i gruppi oscuri che si sono messi in mente di destabilizzare l'Italia. Tra me e Andreotti c'è stata amicizia disinteressata, lo stimavo nel 1981 e lo stimo ancora oggi».
    È quel che dicono in tanti, oggi. Praticamente tutti.
    Parole sante. Bisogna proprio farci un film.


    C'è chi convive e chi NO, Pieffebi.

  4. #4
    SENATORE di POL
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    Io so chi ha dato a Falcone del traditore e chi lo ha accusato di essere un servo di Andreotti. So chi ne ha ostacolato le nomine a determinati incarichi istituzionali dentro il Parlamento, dentro il Consiglio Superiore della Magistratura, dentro l'Associazione Nazionale Magistrati. Gli stessi che ora in suo nome scrivono spazzatura simile a quella da te postata. Proprio gli stessi, con la stessa mentalità assolutamente estranea allo Stato di Diritto, alla Costituzione e ai principi di verità e onesta' intellettuale. Quelli che raccolgono gli escrementi dei mafiosi per imbrattare gli avversari politici. Che pena.

    Saluti d'uso

  5. #5
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    In origine postato da Pieffebi
    Io so chi ha dato a Falcone del traditore e chi lo ha accusato di essere un servo di Andreotti. So chi ne ha ostacolato le nomine a determinati incarichi istituzionali dentro il Parlamento, dentro il Consiglio Superiore della Magistratura, dentro l'Associazione Nazionale Magistrati. Gli stessi che ora in suo nome scrivono spazzatura simile a quella da te postata. Proprio gli stessi, con la stessa mentalità assolutamente estranea allo Stato di Diritto, alla Costituzione e ai principi di verità e onesta' intellettuale. Quelli che raccolgono gli escrementi dei mafiosi per imbrattare gli avversari politici. Che pena.

    Saluti d'uso
    Io so anche chi l'ha ammazzato.
    E so anche quello che ha detto, chi l'ha ammazzato.

    Quella che tu definisci (al solito) "spazzatura", è (al solito) la cronaca dei FATTI descritta con le parole degli stessi protagonisti.
    Le tue, di parole, a confronto di queste; valgono zero.

    Sono opinioni; per quello che possono valere.

  6. #6
    SENATORE di POL
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    Tu non sai nulla. E le tue sono opinioni.....fondate sulla spazzatura. Non senti l'olezzo?

    Salutami l'igiene ambientale

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    In origine postato da Pieffebi
    Tu non sai nulla. E le tue sono opinioni.....fondate sulla spazzatura. Non senti l'olezzo?

    Salutami l'igiene ambientale

    i intervento del moderatore:
    so sempre cosa rispondere alle tue nullità....
    ************ BUONA NOTTE; OGGI SI PARLA D'ALTRO, E FATTI UNA DOCCIA**********************PFB *********

  8. #8
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    In origine postato da MrBojangles
    i intervento del moderatore:
    so sempre cosa rispondere alle tue nullità....
    ************ BUONA NOTTE; OGGI SI PARLA D'ALTRO, E FATTI UNA DOCCIA**********************PFB *********
    BARI:

    (etc, etc)

    La risposta, plìs....

  9. #9
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    Predefinito Re: Re: Bocciata la "Giustizia" Italiana

    In origine postato da MrBojangles

    Il motivo: Castelli non ha stanziato i fondi per gli stenotipisti. Liberi per decorrenza dei termini processuali.
    È da ottobre che la procura segnala il problema al ministero di Grazia e Giustizia.
    Dunque, al riguardo domenica all'assemblea della lega a milano, Castelli ha toccato proprio questo punto.....riferendosi ai vari ministri, che ognuno di loro hanno presentato dei progetti che richiedono finanziamenti, ma purtroppo non ci sono soldi, giustificando così Tremonti xchè non apriva i cordoni della borsa, adesso non ricordo la cifra, ma la disse, una bella sommetta gli è stata tagliata dalle sue previsioni di spesa.....poi però mi giro indietro e che sti stronzi votano tutti quei milioni di euri per l'acqua del Vaticano e allora mi girano le cosidette pur non avendole

  10. #10
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    Predefinito Re: Re: Re: Bocciata la "Giustizia" Italiana

    In origine postato da pensiero
    Dunque, al riguardo domenica all'assemblea della lega a milano, Castelli ha toccato proprio questo punto.....riferendosi ai vari ministri, che ognuno di loro hanno presentato dei progetti che richiedono finanziamenti, ma purtroppo non ci sono soldi, giustificando così Tremonti xchè non apriva i cordoni della borsa, adesso non ricordo la cifra, ma la disse, una bella sommetta gli è stata tagliata dalle sue previsioni di spesa.....poi però mi giro indietro e che sti stronzi votano tutti quei milioni di euri per l'acqua del Vaticano e allora mi girano le cosidette pur non avendole
    Ma ce n'è a bizzeffe, di milioni di € dati o scontati a "chi di dovere"; e condonati, e regalati e...

    Vedi che di "miracoli" ne han fatti davvero; solo che l'han fatti a senso unico.
    E poi t'arriva Pieffebi che "si lamenta" per la Giustizia lenta.

    Che è il SOLO motivo per cui ha ANCORA qualcuno da difendere.

    Roba che "il vomito" è poco....

 

 
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