da "l'Unità"
14.11.2003
di red
Si chiama installazione 1391. Si trova da qualche parte in Israele, ma
ufficialmente non esiste. È stata cancellata dalle mappe e non appare in
alcuna foto aerea. Anche le strade che la raggiungono sono state
deviate. Ma che installazione 1391 sia reale lo sanno bene i palestinesi
e i libanesi che vi sono stati rinchiusi e torturati.

«Quando arrivai in quel posto mi diedero un'uniforme blu e un cappuccio
nero. Mi dissero: quando qualcuno viene nella tua cella devi metterlo
sulla testa. Ogni volta che ti portano il cibo devi metterlo sulla
testa. Non devi vedere le facce dei soldati. Non vorrai sapere che cosa
ti succederà se te lo togli». Samar Said faceva l'autista di scuolabus
per i bambini palestinesii. Quando venne arrestato, era scalzo e in
pigiama. Lo portarono in un luogo che lui non riuscì mai a vedere, né a
sapere dove fosse. «A volte pensavo che sarei morto in quel posto e
nessuno lo avrebbe mai
saputo».

Un lungo reportage di Chris McGreal pubblicato sul giornale britannico
The Guardian rivela l'esistenza di questa prigione segreta, dove si
viene
portati senza sapere perché, senza che nessun giudice possa intervenire,
dalla quale non si sa se e quando si uscirà.

Secondo l'articolo del Guardian i prigionieri sono tenuti in una
condizione di privazione sensoriale quasi assoluta. Secondo la
descrizione fatta da Raab Bader, un ragioniere di 38 anni, che fu
probabilmente nella stessa prigione di Samar Said. Le celle sono senza
finestre, non più grandi di due metri per lato, la luce è appena
sufficiente per vedersi le mani. L'acqua entra da un buco sulla parete.
Racconta Raab Bader: «Le celle sono completamente dipinte di nero. Non è
possibile vedere il soffitto. Quando guardavo in alto vedevo solo
oscurità. Una luce non più forte di quella di una candela penetra in un
modo particolare da un lato della stanza».

Nella cella c'è solo un sottile materasso e un vaso per i bisogni
corporali vuotato solo ogni tanti giorni. «Dopo nove giorni consecutivi
nella cella puzzolente entrò un soldato per portarmi fuori» racconta
Raab Bader «Quasi vomitò e uscì di corsa».

La prigione si trova in un vecchio forte costruito dagli inglesi negli
anni Trenta. Si trova all'interno di una base dell'intelligence
dell'Esercito, nel nord di Israele dove ha sede un'unità speciale
denominata Unità 504. Tra le imprese di questo reparto segreto, il
rapimento negli anni '80 di numerosi libanesi, tenuti come ostaggi per
ottenere la liberazione di soldati israeliani presi prigionieri dagli
Hezbollah. Tra le persone portate nell'Installazione 1391 lo sceicco Abd
al-Karim Obeid e la sua
famiglia oltre a Hashem Fahaf, un giovane che era semplicemente andato a
salutare lo sceicco. Hashem rimase per undici anni nella meni degli
israeliani senza che nessuna accusa fosse formulata contro di lui.

Giudici, avvocati, parlamentari: nessuno ha accesso alla prigione, di
cui le autorità militari negano l'esistenza. L'unica ammissione è che la
Installazione 1391 «è un'installazione classificata all'interno di una
base segreta dell'Esercito dove si svolgono attività segrete». Dice Ami
Ayalon, ex capo dello Shin Bet, il servizio segreto militare israeliano:
«Sapevo che c'era una installazione che non è sotto il controllo dello
Shin Bet, ma sotto la responsabilità dei militari. Non ritenevo
allora, e non ritengo oggi, che una tale struttura possa esistere in una
democrazia».

Dalle pochissime testimonianze che sono filtrate da persone detenute
nella Installazione 1391 si sa che oltre alle condizioni estreme di
detenzione («ora dopo ora parlavo a me stesso e sentivo che stavo
diventando pazzo, oppure mi accorgevo che ridevo da solo» racconta uno
dei prigionieri) nella prigione segreta si pratica sistematicamente la
tortura su uomini che spesso non sanno neppure perché si trovano là.

E se qualcuno cerca di sapere dagli uomini che li interrogano dove si
trovano si sentono dire: «A Honolulu».