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    Talking La questione Nord-Sud?Nacque coi Longobardi


    mercoledì, 12 novembre, 2003

    La questione Nord-Sud nacque con i Longobardi
    Non presero il Meridione. E comincio' l' anomalia italiana. IL PAPATO Si appellò ai Franchi, che erano i primi della classe in cristianizzazione

    STORIA D' ITALIA 476-1250. Dalla fine dell' Impero Romano al sorgere dei Comuni.
    Arnaldi Girolamo


    Una tradizione ultradiscutibile, ma radicata e ostinata, pretende che, nel 476, quando il giovanissimo imperatore Romolo Augustolo, un «augustarello» senza arte né parte, fu deposto dallo sciro Odoacre, da un giorno all' altro abbia avuto fine l' età antica, e inizio il Medioevo. Certo, i tre giorni del saccheggio di Roma da parte dei Visigoti di Alarico, nel 410, ebbero una risonanza senza paragone più vasta. È da qui che non a caso nel Rinascimento si fece partire il millennio di decadenza, che fu chiamato, appunto, l' età gotica, in attesa che gli storici dell' arte, con un ribaltamento riparatore, ricorressero allo stesso aggettivo per battezzare proprio l' esperienza artistica che di quel millennio, fatto di luci e di ombre come tutte le stagioni della storia, costituisce uno dei punti più alti. Ma non può nemmeno dirsi trascurabile il fatto che quel giorno del 476 anche l' Italia diventasse, al pari delle altre provincie dell' ex impero d' Occidente, la sede di un regno barbarico. Solo che Odoacre, «re delle genti», come lo designano alcune fonti coeve, non era a capo di un popolo di invasori, come sarebbero stati una novantina d' anni dopo i Longobardi di re Alboino. Era semplicemente alla testa di un gruppo di barbari di diverse etnie, che si trovavano già in Italia, e la prima cosa che fece fu di indurre il senato a spedire a Costantinopoli le insegne imperiali. Semmai, a segnare una cesura fra un prima e un poi sotto il profilo economico e sociale furono, prima dell' invasione longobarda, i diciotto anni della vorace, devastatrice guerra goto-bizantina (535-553), alla fine della quale gli eserciti di Giustiniano, imperatore di quello che era ormai l' impero romano, non più d' Oriente, dal momento che quello d' Occidente era finito nel 476, restituirono l' Italia all' impero stesso, mettendo fine al regno degli Ostrogoti, fondato da re Teodorico (493-526). Un regno questo per davvero romano-barbarico, vista la collaborazione che, almeno fino a un certo punto, egli cercò ed ottenne, di esponenti della vecchia classe dirigente senatoria romana. Questa difficoltà a entrare nel Medioevo è la prima manifestazione di quella che si suole definire l' anomalia italiana, come se la storia dovesse procedere secondo regole e ritmi che non ammettono eccezioni. I Longobardi, un popolo di guerrieri che non tardò a inventarsi una fantasmagorica etnogenesi che ne esaltò l' autocoscienza, sembravano avere le carte in regola per rimetterci in carreggiata, facendoci riguadagnare il tempo perduto. Ma, primo, essi non vollero mai veramente, o non ebbero la forza di conquistare l' Italia meridionale. È con loro che l' immagine, tuttora perdurante, delle «due Italie» si affaccia all' orizzonte. Secondo, restii come furono ad abbracciare il Cristianesimo nella sua versione cattolico-romana, non seppero allontanare il sospetto, per non dire l' aperta avversione, che nutrivano nei loro confronti i vescovi di Roma. Al momento decisivo, questi non esitarono ad appellarsi a quei primi della classe in fatto di cristianizzazione che i Franchi erano stati già al tempo del merovingio Clodoveo (466 circa-511) e continuavano ad essere a quello dei maestri di palazzo e re carolingi, grazie all' appoggio politico e logistico che essi prestavano alle missioni dei monaci anglosassoni oltre il Reno. Andò a finire che Carlomagno accolse di buon grado l' invito, cancellò più facilmente del previsto il regno longobardo di Pavia o, meglio, si autoproclamò sovrano anche di questo. Nel contempo, sempre i vescovi di Roma, senza averne il chiaro proposito, trascinati dalle circostanze, che non mancarono, al momento buono, di assecondare, divennero principi territoriali di Roma e del Lazio attuale. Mentre il regno d' Italia diveniva una tappa del percorso che i sovrani d' oltr' Alpe dovevano compiere per recarsi a Roma a cingere la corona del restaurato impero d' Occidente, nasceva così, in sordina, il dominio temporale dei papi, che se fu per essi, in sostanza, una palla al piede ha ammesso per primo Paolo VI, avrebbe soprattutto costituito per secoli e secoli un ostacolo insuperabile all' unificazione territoriale della penisola. All' inizio del secondo millennio - l' anno Mille della leggenda -, i giochi per l' Italia erano in parte già fatti o perlomeno ne esistevano le premesse. Tagliata fuori dalla corsa allora incipiente verso la costituzione di monarchie feudali, che avrebbero predisposto i quadri territoriali dei futuri stati nazionali, l' Italia vide consolidarsi, con la nascita del regno normanno, e poi svevo, di Sicilia (l' isola più l' Italia meridionale), la dicotomia fra il suo settentrione e il suo mezzogiorno. A sud di Roma, prendeva infatti vita un organismo statale che, forte anche del duplice retaggio delle amministrazioni bizantina, presente in Puglia e in Calabria fino quasi alla fine del sec. XI, e arabo-musulmana, introdotta in Sicilia all' inizio del secolo XI e soppiantata dai Normanni contemporaneamente alla bizantina, costituiva un' eccezione rispetto agli altri Stati europei del tempo. A nord di Roma, in particolare in Toscana e nella valle del Po, il fenomeno della rinascita della città, comune a buona parte d' Europa, assumeva frattanto caratteri anomali (di nuovo l' anomalia italiana!) sia sul piano della sperimentazione di forme inedite di autogoverno locale che su quelli dell' intensificazione dei traffici commerciali, della crescita esponenziale della produzione di manufatti e dello sviluppo delle attività finanziarie. Era la conseguenza indiretta e, in un certo senso il compenso, della scomparsa prematura del regno che i Longobardi avevano creato, ma che non avevano avuto la forza di difendere, forse perché - come è stato sostenuto di recente - la superiore civiltà dei Romani vinti aveva presto affievolito le loro virtù ancestrali.

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    TEUTOBURGO
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    Predefinito

    Era la conseguenza indiretta e, in un certo senso il compenso, della scomparsa prematura del regno che i Longobardi avevano creato, ma che non avevano avuto la forza di difendere, forse perché - come è stato sostenuto di recente - la superiore civiltà dei Romani vinti aveva presto affievolito le loro virtù ancestrali.

    STATE ATTENTI ALLE PAROLE...
    IL caro professore i suoi pareri personali e meglio
    che se li infili nel....

    la superiore civiltà dei Romani li aveva affievoliti....


    ma sentitelo quanto è delirante nazionalista e fascista...

 

 

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