La risposta degli europei ad uno dei numerosi quesiti posti da un sondaggio è stata secca ma anche esplosiva per le conseguenze che ha provocato. Per un campione di 7515 cittadini interpellati per telefono nei 15 Paesi dell'Unione (circa 500 persone per paese), è Israele lo Stato che capeggia la lista di quelli considerati come una seria minaccia per la pace. Il sondaggio, condotto tra l'8 e il 16 ottobre scorsi, per conto di "Eurobarometro", la struttura della Commissione europea. Questi risultati hanno scaturito una durissima reazione, specie da parte di autorità ed esponenti israeliani. Tuttavia, il risultato non tocca solo Tel Aviv. La lista dei paesi "cattivi" se è capeggiata da Israele con il 59%, vede al secondo posto gli Stati Uniti con il 53% a "pari merito", se si può dire, con l'Iran e la Corea del Nord. La classifica prosegue con l'Irak dato al 52% e l'Afghanistan al 50%. Al settimo posto la Siria, distaccata con il 37% di pericolosità, seguita da Arabia Saudita e Libia. La Russia si trova al 21% per grado di minaccia.
Il contenuto del sondaggio, per la verità, era stato anticipato, sotto la dizione di "primi risultati" o di "Flash", esattamente una settimana fa. E aveva per oggetto l'atteggiamento dell'opinione pubblica europea sul "dopo Irak" e la pace nel mondo. Anzi: le domande prevalenti dell'"Eurobarometro" (ordinato, come tutti gli altri sondaggi, ai team della "Taylor Nelson Sofres" e della "Eos Gallup Europe" dal settore Analisi della Direzione generale Stampa e Comunicazione della Commissione) vertevano sulla guerra, se fosse stato giusto averla condotta, a chi spetti, adesso, l'onere della ricostruzione e così proseguendo. Il fatto è che il quesito sui Paesi che possono mettere in pericolo la pace non è stato diffuso nell'anteprima. E, ovviamente, nemmeno la risposta. Ad accorgersene è stato il quotidiano spagnolo "El Pais" che ne ha prontamente scritto denunciando una censura da parte della Commissione, mossa, forse, dall'imbarazzo per l'orientamento emerso. Dalla Commissione, giovedì scorso, un portavoce ha spiegato che non c'era alcun imbarazzo e che la diffusione di alcune anticipazioni e non di altre era dovuta ad un "fatto tecnico" e giammai ad una ragione politica. Ne è seguita la rassicurazione: "Il rapporto completo dell'Eurobarometro, che conta 90 pagine, sarà reso publico lunedì prossimo (oggi, per chi legge) e saranno disponibili tutte le risposte definitive". Ieri, altre fonti della Commissione, hanno sostanzialmente confermato il contenuto dell'intero rapporto, comprese le domande e le risposte sui paesi considerati pericolosi per la pace: "I numeri sono numeri e anche i sondaggi sono sondaggi. Quello dell’Eurobarometro non coinvolge la Commissione. Ma se l'opinione pubblica la pensa in una certa maniera, che dovremmo fare"? Il sondaggio, peraltro, ribadisce che ci sia bisogno di un maggiore coinvolgimento dell'Unione europea nel processo di pace in Medio oriente.
Le opinioni degli europei sulle guerra in Irak non faranno certamente piacere nemmeno agli Usa. Risalta, per esempio, il giudizio largamente negativo sulla necessità del conflitto; per il 68% l'intervento non era "giustificato" (gli italiani sono per il 60 % contro e il 36% a favore con il 4% di non risposte). Oppure la convinzione che a sostenere il maggior onere finanziario della ricostruzione debbano essere sempre gli Stati uniti (il 65%), seguiti dall'Onu (il 44%), dal governo provvisorio iracheno (29%), dall'Unione europea (24%). O, ancora, il convincimento che la concreta gestione della ricostruzione debba essere assegnata all'Onu (58%) e al governo provvisorio (44%) mentre sono solo il 18% coloro che pensano che sia compito di Washington. Le anticipazioni dicono anche che gli europei sono decisamente favorevoli a garantire un'assistenza umanitaria all'Irak e che debbano essere le Nazioni unite a garantire la sicurezza nel paese.
Quello che non si riesce a capire e' perche non si porti nessun rispetto per le idee degli Europei e ci si preoccupi piuttosto delle reazioni USA o di Israele e sopratutto perche i nostri givernati debbano indignarsi davanti alle idee del proprio popolo.




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