....Cardinali con attributi
Roma. E’ previsto per lunedì prossimo, 24 novembre, l’insediamento a Roma del nuovo “ministro degli Esteri vaticano”, il piemontese Giovanni Lajolo, che sostituisce il neocardinale Jean-Louis Tauran.
La nomina era stata ufficializzata lo scorso 7 ottobre ma Lajolo, che negli ultimi otto anni è stato nunzio in Germania, prima di tornare a Roma ha voluto chiudere gli accordi con gli ultimi due Laender che ancora ne erano privi, con il Brandeburgo, ufficializzato giovedì scorso, e con la città-Stato di Brema che dovrebbe esserlo in questi giorni.
C’è molta attesa su quale sarà l’atteggiamento del nuovo titolare della Farnesina vaticana e soprattutto se e come ci sarà uno scarto rispetto al suo predecessore, il francesissimo Tauran.
Certo Lajolo è cresciuto alla scuola diplomatica di Agostino Casaroli, il tessitore della Ostpolitik vaticana, ma è un conterraneo molto stimato dal successore di Casaroli, l’attuale segretario di Stato Angelo Sodano.
Ed è curioso notare come nell’unica intervista concessa da quando è stata ufficializzata la sua nomina, al Catholic News Service, l’agenzia stampa dell’episcopato Usa, Lajolo ha manifestato la sua grande simpatia per il popolo americano ricordando che sua mamma, da giovane, emigrò negli Stati Uniti dove prese la cittadinanza di cui era molto orgogliosa e che la mantenne anche dopo essere rientrata in Italia.
Comunque anche da Berlino Lajolo non ha mancato di far sentire la sua voce nei Palazzi vaticani.
Intanto ha chiesto ai responsabili dei vari desk della terza loggia un resoconto particolareggiato sulla situazione dei rapporti Stato-Chiesa e Stato-Vaticano in tutti i paesi dell’orbe.
Il corposo dossier dovrà essere pronto sulla sua scrivania il giorno del suo arrivo.
E poi sembra sia intervenuto telefonicamente per calibrare meglio i titoli dell’Osservatore Romano sulla strage di Nassiriyah, visto che nella sua prima uscita il quotidiano ufficioso vaticano non aveva messo in risalto il fatto, pure segnalato dal Papa nel suo telegramma di cordoglio a Carlo Azeglio Ciampi, che i carabinieri e i soldati caduti erano in Iraq in “missione di pace”.
Rino Fisichella e “la Bestia dell’Apocalisse”
E riguardo alla strage di Nassiriyah non si può non notare come nelle diverse posizioni espresse ai vertici della Chiesa cattolica ci siano state sfumature diverse.
Il Papa è intervenuto tre volte: dapprima, col citato telegramma, ha condannato “l’atto di violenza”, “il vile attentato” dove militari e civili italiani “hanno perso la vita nell’adempimento generoso della loro missione di pace”, poi nell’Angelus di domenica e, infine, nel messaggio ai vescovi riuniti in seduta plenaria ad Assisi, ha scritto: “Insieme a voi affido al Signore gli italiani che sono caduti in Iraq, compiendo il loro dovere al servizio di quelle popolazioni”.
Più espliciti gli interventi del cardinale Camillo Ruini, presidente della Cei e vicario del Papa per la diocesi di Roma.
Sia nel Comunicato Cei da lui ispirato subito dopo la strage, sia
nella prolusione di lunedì all’Assemblea Cei, sia nell’omelia ai solenni funerali celebrati ieri, il capo dell’episcopato italiano
non ha avuto problemi a definire “ancora più urgente l’impegno da parte di tutti per debellare la piaga del terrorismo”, a dire che “non possiamo rinunciare all’impegno fermo e vigoroso nella lotta al terrorismo”, ad affermare che “non fuggiremo davanti a loro (i terroristi assassini), anzi, li fronteggeremo con tutto il coraggio, l’energia e la determinazione di cui siamo capaci”.
Parole dure, che non danno il minimo spazio ad alcuna recriminazione sul passato, come ha fatto invece il neocardinale Renato Martino, presidente del pontificio Consiglio della giustizia e della pace, da sempre l’esponente vaticano più duro nel criticare la campagna irachena: “Se avessero dato ascolto al Papa che scongiurava di non fare la guerra, oggi non piangeremmo altre vittime”.
Toni se possibile ancora più forti di quelli del cardinale Ruini li ha usati il suo vescovo ausiliare, monsignor Rino Fisichella, che è anche rettore della Lateranense – l’università del Papa – e “cappellano” di Montecitorio.
Fisichella infatti, che è anche uno stimato teologo membro della Congregazione per la dottrina della fede, ha dichiarato senza mezzi termini che “il terrorismo è la Bestia dell’Apocalisse”.
notare come l'unico a chiamarli "vittime" sia il neo cardinale Martino. Vittima del pacifismo ad oltranza, che è naturalmente opinione legittima ma certamente poco credibile a fronte di suicidi assassini e di suicidi minorenni.
saluti




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