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    Predefinito I complici del terrorismo...

    ....assassino

    Il presidente dei Comunisti italiani, Armando Cossutta ha commentato la strage dei nostri carabinieri dando la colpa al governo e ragione ai loro assassini.
    Con una faccia tosta ineguagliabile, il vecchio amico di Slobodan Milosevic esprime la sua fortissima “collera contro questo governo che ha mandato i nostri figli a morire in una guerra coloniale e imperiale” e conclude con la richiesta di “richiamare in Patria i nostri soldati”.
    Insomma i terroristi che hanno fatto saltare per aria la nostra caserma hanno ragione, perché si battono contro colonialisti e imperialisti e quindi il loro obiettivo, quello di una fuga degli occidentali dall’Iraq in modo che esso possa essere riconsegnato a Saddam Hussein, va immediatamente accettato.
    Il cinismo di queste affermazioni fa tornare alla mente quello con cui Palmiro Togliatti si compiacque del fatto che i prigionieri italiani dell’Armir non fossero rimpatriati dalla Russia, perché così il popolo italiano avrebbe imparato la lezione.
    Anzi, quello di Cossutta è persino più ignobile.
    L’Italia nel 1941 aveva effettivamente aggredito la Russia insieme all’alleato tedesco, mentre i Carabinieri a Nassiryah svolgono una funzione pacificatrice e difendono la popolazione civile dalle prepotenze dei terroristi e dei signori della guerra.
    Oggi con il timbro dell’Onu.

    Quella che irresponsabilmente molti esponenti della sinistra italiana chiamano “resistenza irachena”, puntando a una sconfitta dell’America simile a quella patita in Vietnam
    trent’anni fa, è un’aggregazione dei più pericolosi nemici della democrazia, della libertà e della pace.
    Si può discutere, soprattutto dopo l’ultima risoluzione delle Nazioni Unite, sul modo in cui la comunità internazionale deve fronteggiare questo pericolo, ed è comprensibile che l’opposizione punti a far valere, in questa discussione, il proprio punto di vista.
    Ma oggi, lo dicono anche il diessino Umberto Ranieri e il presidente della Margherita Francesco Rutelli, la priorità è la solidarietà con chi combatte e muore sul campo di battaglia.
    Chi chiede di ritirare le truppe, chi parla di guerra imperialista è, non solo oggettivamente, complice della sedicente resistenza irachena, cioè si comporta come un nemico.
    La “resistenza” irachena ha fatto saltare per aria le sedi dell’Onu e della Croce rossa a Baghdad, provocando orrende stragi, non ha niente a che vedere con le pressioni per internazionalizzare il controllo dell’Iraq, per accentuarne il carattere umanitario, per accelerare il passaggio dei poteri ad autorità elette democraticamente.
    Questi obiettivi, legittimi anche se forse prematuri e intempestivi, sono il tema di un difficile confronto internazionale.
    L’appoggio a una presunta lotta anticoloniale e antimperialista, invece, rappresenta il tradimento di ogni impegno nella lotta contro il terrorismo internazionale, in cui è impegnata l’Italia, non solo il suo governo e la sua maggioranza parlamentare.
    E come tale va trattato.

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Il D'Alema....

    ...pensiero in rispettosa attesa di quello di Prodi


    Roma. Prima Massimo D’Alema ha squadrato i parlamentari Ds seduti davanti a lui, nella sede del gruppo a Montecitorio:
    “Se mi chiedete di esprimere in aula il nostro dolore, la nostra solidarietà e la vicinanza a chi è stato colpito, senza tacere gli errori che secondo me si sono fatti e si fanno in questa missione, io sono pronto”.
    Poi ha scandito: “Ma se invece mi chiedeste di proporre ora il ritiro della nostra missione in Iraq non potrei farlo. Perché lo considero un errore politico”.
    E per farsi intendere meglio: “E non diremo mai: noi l’avevamo detto”.
    Con una certa irritazione, il presidente dei Ds da qualche ora osservava le voci che con più insistenza si levavano nel partito dopo il massacro dei nostri carabinieri.
    I più lesti a prendere la parola erano stati quelli della minoranza del partito, da Pietro Folena a Cesare Salvi, per chiedere l’immediato ritiro dei nostri militari. Anche il coordinatore del correntone, Fabio Mussi, pur senza chiedere l’immediato ritiro, intimava: “La missione non deve essere rinnovata”.
    E il sindacato più grande, per bocca del suo segretario, Guglielmo Epifani, aveva già messo le mani avanti: “La Cgil, ieri, oggi e domani, continuerà a sostenere con convinzione la propria opinione: il ritiro immediato delle truppe italiane”.
    E durante la riunione del gruppo parlamentare, prima dell’intervento in aula di Berlusconi e del ministro Martino, altri
    esponenti della sinistra, da Valerio Calzolaio a Giorgio Panattoni, hanno rinnovato la richiesta: via immediatamente dall’Iraq.

    D’Alema ha preso brevemente la parola appena prima che Fassino tirasse le conclusioni, e ha messo i piedi nel piatto.
    “Io dirò queste cose, dirò che non useremo i morti per ritirarci dall’Iraq.
    E voglio chiarezza su questi punti. Se questa è la linea intervengo, sennò trovatevi un altro più convinto di me.
    E chiedo a Piero se siamo d’accordo”.
    E Fassino, subito dopo: “La posizione nostra è questa. Non è oggi il tempo di dividere il Parlamento e il paese.
    E non avalleremo posizioni diverse che anche pezzi dell’Ulivo presenteranno”.
    Nessuno, a quel punto, ha più aperto bocca. E così D’Alema si è presentato in aula per il suo intervento. Diviso praticamente in due parti. Ha prima spiegato: “Non credo che di fronte al barbaro attacco terroristico, nel momento dell’orrore e del dolore, possa venire dal Parlamento la direttiva: ‘ritiratevi’.
    Noi, che se fossimo stati al governo non avremmo mandato nostri militari in Iraq, diciamo oggi che non sarebbe né ragionevole né degno aprire una disputa su questo punto”.
    Poi ha aggiunto:“Verrà il momento di discutere. Solidarietà per che cosa? Per cambiare strada, per uscire da una situazione disastrosa”.
    Ha ricordato le critiche dei mesi passati all’operazione irachena, la “guerra unilaterale che ha diffuso sentimenti antiamericani e antioccidentali” e che “la strada è l’Onu”.
    Una svolta, ha concluso D’Alema, per cui “siamo pronti”. Commentava soddisfatto, al termine, il dalemiano Alberto Nigra: “Finalmente non si è assistito alla solita corsa di quelli del correntone verso i giornalisti per spiegare le proprie sfumature e il proprio dissenso. Almeno finora, ché non si sa mai…”.

    E come diviso in due parti era il suo ragionamento, così divisa in due parti è apparsa anche l’opposizione.
    Da una parte i tre partiti che dovrebbero dare vita alla lista unica. Se Romano Prodi aveva annunciato che “non è il momento di discutere del ritiro delle truppe italiane”, Francesco Rutelli ha svolto più o meno (con parecchia enfasi in più, “oggi ci sentiamo addosso quelle divise insanguinate”) lo stesso ragionamento di D’Alema.
    E il segretario dello Sdi, Enrico Boselli: “Nessun ritiro immediato”. E se prima della seduta pomeridiana, tra i diessini, a tenere banco erano quelli della sinistra, nel pomeriggio è stata la volta dei riformisti.
    Fino a Marco Minniti, che ha affermato: “Il problema non è abbandonare o no l’Iraq, ma costruire le condizioni politiche di sicurezza affinché gli italiani possano restare”.
    E al Senato il capogruppo diessino Gavino Angius ha già chiesto un dibattito sulla missione italiana per la prossima settimana. Antico copione da tutto il resto del centrosinistra.
    I più scatenati, per l’intera giornata, sono stati quelli del Pcdi. Se in mattinata Armando Cossutta parlava di un governo che “ha mandato i nostri figli a morire in una guerra coloniale e imperiale”, nel pomeriggio l’intervento del segretario Oliviero Diliberto ha finito col mettere in imbarazzo gli stessi alleati dell’Ulivo:
    “Signori del governo, voi vi dovete soltanto vergognare!”, superando il rifondatore Ramon Mantovani, ben più misurato.
    Persino Mussi alla fine ha elogiato D’Alema (“buono”) e ha storto il naso davanti al discorso di Diliberto: “‘Meno convincente, diciamo così”.
    Da Alfonso Pecoraro Scanio niente di nuovo.
    E il verde Paolo Cento in mattinata rimpiangeva “la fine della politica andreottiana, che aveva costruito un nostro ruolo autonomo in Medio Oriente, e che ci salvaguardava dalle azioni di terrorismo e di guerra.

    saluti

  3. #3
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    Predefinito Re: I complici del terrorismo...

    In origine postato da mustang
    ....assassino

    Il presidente dei Comunisti italiani, Armando Cossutta ha commentato la strage dei nostri carabinieri dando la colpa al governo e ragione ai loro assassini.
    Con una faccia tosta ineguagliabile, il vecchio amico di Slobodan Milosevic esprime la sua fortissima “collera contro questo governo che ha mandato i nostri figli a morire in una guerra coloniale e imperiale” e conclude con la richiesta di “richiamare in Patria i nostri soldati”.
    Insomma i terroristi che hanno fatto saltare per aria la nostra caserma hanno ragione, perché si battono contro colonialisti e imperialisti e quindi il loro obiettivo, quello di una fuga degli occidentali dall’Iraq in modo che esso possa essere riconsegnato a Saddam Hussein, va immediatamente accettato.
    Il cinismo di queste affermazioni fa tornare alla mente quello con cui Palmiro Togliatti si compiacque del fatto che i prigionieri italiani dell’Armir non fossero rimpatriati dalla Russia, perché così il popolo italiano avrebbe imparato la lezione.
    Anzi, quello di Cossutta è persino più ignobile.
    L’Italia nel 1941 aveva effettivamente aggredito la Russia insieme all’alleato tedesco, mentre i Carabinieri a Nassiryah svolgono una funzione pacificatrice e difendono la popolazione civile dalle prepotenze dei terroristi e dei signori della guerra.
    Oggi con il timbro dell’Onu.
    Concordo pienamente con quest'analisi.
    Gli avversari politici non vanno di certo odiati come fanno i comunisti con Berlusconi , ma questo non può impedirci di definire Armando Cossutta , soprattutto dopo queste ultime dichiarazioni , un uomo ignobile.

  4. #4
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    CoSSutta è solo un comunista puro. Avversava con livore Enrico Berlinguer quando questi prendeva timide distanze dai fenomeni più macroscopicamente illiberali e criminali dei regimi del "socialismo reale" e della stessa URSS brezneviana....... Non è mai cambiato. Le altre verità sul suo conto non si possono dire, anche se documentate. Magistratura Democratica non vuole.

    Saluti liberali

  5. #5
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    L'unica ispirazione di interventi di questo tipo è il leccaculismo verso paesi stranieri di cui bene si conosce il nome.

    E la difesa dei valori occidentali non c'entra nulla perchè sono la merce di gran lunga meno esportata nel mondo.

 

 

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