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Discussione: Morti inutili

  1. #1
    Israele= Paese terrorista
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    Predefinito Morti inutili

    E' sempre terribile la notizia della morte in guerra di un padre, di
    un figlio, un fratello, un fidanzato, un marito, un amico. Lo proveranno tutto, senza sconti, le famiglie dei nostri carabinieri e militari, morti in Iraq.
    Gli uomini delle istituzioni faranno di tutto per dare solennità a
    quelle morti: funerali di stato, con bandiere, fanfare e medaglie. Alle famiglie resteranno foto, lettere, telefonate. Presto ingialliranno, per lasciare il posto al silenzio duraturo della scomparsa del loro caro. Hanno chiesto di non fare polemiche: tutti silenziosi di fronte alla morte. Ma nonostante
    il silenzio imposto, rimane la domanda se il sacrificio di quelle vite
    era necessario. Io rispondo di no: come non era necessaria la
    guerra. Hanno manomesso rapporti di intelligence dei loro paesi pur di convincere l'opinione pubblica che era necessaria; si sono
    autoproclamati angeli giustizieri prima contro la armi di distruzione di massa, poi contro il dittatore Saddam, ora contro il terrorismo. Giustificazioni postume per dire a tutti che la guerra era doverosa. L'Italia ha spedito contingenti di uomini, soprattutto del sud che, con l'essere militari, si riscattano
    dalla disoccupazione e dalla vita precaria; hanno dato giustificazioni altruiste e nobili a una guerra che non era né nobile, né gratuita. Qualcuno aveva scongiurato di ricorrere a tutti i mezzi, ma non alla guerra, per fermare Saddam: ricordiamo tra questi il Papa. Ha invocato, pregato, attivato
    messaggeri e diplomazia. Inascoltato, perché occorreva liberare l'umanità dalle forze del male, rimproverandolo, nemmeno troppo discretamente, di favorire la feroce dittatura di Saddam.
    In queste ore, nella nostra Italia, la giustificazione della presenza italiana in Iraq ondeggia tra l'immagine di soldati forti che
    combattono il terrorismo e quella di portatori di umanità che fraternizzano con le popolazioni locali. In Iraq incombe una guerra, dichiarata vinta, ma che si dimostra non vinta. E tra le tante vittime risultano nostri concittadini perché sono stati identificati con il nemico. I nostri soldati sono morti per una guerra di governi; nemmeno di popoli. L'affetto va alle famiglie
    dei nostri soldati e non colmerà l'inutilità di vite perdute. Ritornino a casa tutti i nostri uomini: potranno partecipare alle missioni
    umanitarie solo ed esclusivamente quando saranno effettivamente garanti di pace e di fraternità: non certamente in Iraq.

  2. #2
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    Predefinito Re: Re: Morti inutili

    In Origine Postato da multietnico
    INUTILI?NON DIREI....
    SERVIRANNO PER RICORDARE AD IMPERITURA MEMORIA L'INFAMIA DI QUESTO GOVERNO
    certo del governo, prima di tutto, e poi
    di quei pochi (per fortuna) Europei che si sono dichiarati favorevoli
    a una guerra inutile, illegittima, ingiusta e criminale...

    con questi governi e questa marmaglia dovremo fare i conti appe-
    na possibile...

  3. #3
    Israele= Paese terrorista
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    Predefinito Re: Re: Morti inutili

    In Origine Postato da multietnico
    INUTILI?NON DIREI....
    SERVIRANNO PER RICORDARE AD IMPERITURA MEMORIA L'INFAMIA DI QUESTO GOVERNO
    Via none sageriamo, l'INFAMIA DI QUESTO GOVERNO la ricordiamo ed e' davanti a tutti anche senza bisogno di morti innocenti.

  4. #4
    Israele= Paese terrorista
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    Predefinito Re: Re: Re: Morti inutili

    In Origine Postato da Jackal
    certo del governo, prima di tutto, e poi
    di quei pochi (per fortuna) Europei che si sono dichiarati favorevoli
    a una guerra inutile, illegittima, ingiusta e criminale...

    con questi governi e questa marmaglia dovremo fare i conti appe-
    na possibile...
    Potremmo spedirli tutti in Iraq.

  5. #5
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    Più morti che nei primi
    tre anni del Vietnam

    WASHINGTON Mentre il numero degli americani
    morti in Iraq dal 20 marzo, cioè dall'inizio del
    conflitto in Iraq, raggiunge la cifra di 400, contando
    solo imilitari-, un'analisi delle cifre del Pentagono
    fatta da specialisti della Reuters mostra che
    il numero dei morti in meno di nove mesi di
    conflitto iracheno supera quello delle vittime della
    Guerra del Vietnam nei primi tre anni. Ufficialmente,
    la Guerra del Vietnam inizia l'11 dicembre
    1961, una data controversa per molti storici.
    Fino a tutto il 1964, il conflitto in Vietnam costò
    la vita a 392 militari americani: 53 nel 1962, 123
    nel '63, 216 nel '64 (ma c'erano già stati 25 morti
    tra il 1956 e il '61).
    Alla fine di quel periodo, i soldati americani
    in Vietnam erano solo 17mila, contro i 133mila
    circa ora presenti in Iraq, senza contare gli altri
    contingentimultinazionali. L'attuale livello di forze
    americane in Iraq venne raggiunto nel Vietnam
    solo nel '65, dopo circa quattro anni di
    conflitto. Alla fine, i morti americani nel Sud-Est
    asiatico furono circa 58mila.
    Più complessivamente, la guerra contro il terrorismo
    lanciata dopo gli attacchi all'America
    dell'11 Settembre 2001 ha già fatto 488 vittime fra
    i soldati americani: alle 396 in Iraq, vanno aggiunte
    le 91 della campagna in Afghanistan Enduring
    Freedom e una nelle Filippine.

  6. #6
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    Parenti dei caduti inglesi contro Bush e Blair
    LONDRA «Mio figlio Tom è stato
    ucciso in Iraq. Ritengo Bush e Blair
    responsabili della sua morte». Così
    ha detto Reg Keys, uno dei
    familiari dei 53 soldati britannici
    che sono morti dall’inizio del
    conflitto. Forse è per questo che
    nessuno lo ha invitato ad
    incontrare il presidente George
    Bush quando la settimana
    prossima verrà in visita ufficiale a
    Londra. Contrariamente
    all’impressione data ieri dalla Casa
    Bianca secondo cui il presidente
    incontrerà tutti i familiari dei
    soldati britannici morti in Iraq per
    dire loro che sono caduti per una
    nobile causa, è evidente che in
    realtà è stata chiusa la porta in
    faccia a genitori come Keys che si
    domandano se i loro figli non
    siano morti invano nel corso di
    una guerra illegale. Tom Keys
    aveva vent’anni quando lo scorso
    marzo è partito insieme a quasi
    ventimila commilitoni spediti da
    Tony Blair per l’attacco all’Iraq
    insieme agli americani. È rimasto
    ucciso lo scorso giugno insieme a
    cinque colleghi britannici della
    polizia militare. Alcuni mesi fa suo
    padre ha messo in imbarazzo Blair
    quando gli ha scritto una lettera in
    cui diceva: «Ritengo che la sua
    decisione sbagliata di far guerra
    abbia causato l’inutile morte di
    molti soldati. Padri, figli, mariti.
    Spero che lei di notte possa
    dormire signor Blair, perché io
    dopo la morte di Tom proprio non
    ce la faccio». Ieri ha commentato:
    «Mio figlio è partito convinto di
    servire una giusta causa nel
    liberare l’Iraq da un dittatore, ma
    io credo che questo si sarebbe
    potuto ottenere in un modo
    diverso». Keys ha detto che se gli
    venisse spedito un invito per
    incontrare Bush sarebbe disposto a
    fare la strada a piedi dal Galles,
    dove abita, per venire a Londra,
    ma sarebbe solo per chiedere al
    presidente e a Blair: come mai
    siamo andati in guerra?. Keys non
    è il solo a voler chiedere spiegazioni
    a Blair. Samantha Roberts che ha
    perso il marito a Bassora ha detto:
    «Vorrei chiedere a Bush se al posto
    di “shock and awe” c’erano altre
    opzioni possibili. Saddam doveva
    essere rimosso, ma ho dei sospetti
    sul modo in cui ciò è stato fatto».
    Gordon Evans, il padre di un altro
    soldato morto in Iraq ha chiesto le
    dimissioni di Blair.
    a.b.

  7. #7
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    Predefinito

    Oscurati i funerali dei caduti Usa
    Vietati giornalisti e telecamere alle cerimonie.
    Ma i familiari delle vittime non ci stanno

    Roberto Rezzo
    NEW YORK Quando si tratta di cavarsi d’impaccio,
    l’amministrazione Bush tira fuori anche il
    rispetto dei defunti; soprattutto se questo serve a
    far finta che non ce ne siano. Una circolare diffusa
    in questi giorni dal Pentagono vieta a giornalisti
    e telecamere di assistere ai funerali dei militari
    caduti in Iraq. Proibita agli obiettivi anche la
    pista dell’aeroporto presso la base di Dover nel
    Delaware, dove i turboelica dell’Air Force depositano
    il loro quotidiano carico di resti umani,
    uomini e donne che dalla guerra nel Golfo sono
    tornati chiusi in un pesante sacco di plastica,
    pronti per essere restituiti ai familiari avvolti in
    una bandiera.
    «Stiamo solo applicando le regole, non accade
    nulla di speciale», ha dichiarato Jack Metzler,
    responsabile del cimitero nazionale di Arlington,
    la verde collina chiodata di croci bianche. Questi
    regolamenti per la verità erano caduti in disuso
    da tempo immemorabile, ma per farli tornare in
    vigore a spron battuto il Pentagono ha citato non
    meglio precisate lamentele a mo’ di giustificazione.
    Lamentele da parte di chi? Sinora sono stati
    padri e madri a farsi talvolta accompagnare da
    un cronista, infiltrato alle esequie come un parente,
    per dare l’ultimo saluto ai propri figlioli. Pareva
    loro un’umiliazione, addirittura un’offesa, essere
    costretti a seppellirli quasi in segreto, proprio
    come in certi secoli bui si faceva con gli
    appestati. E se è stata spezzata la cortina di silenzio,
    imposta da un governo sempre più in difficoltà
    a giustificare il perché e il percome di tante vite
    sacrificate, lo si deve talvolta a qualche anziano
    parente, che ha accettato di indossare un microfono,
    perché di quella mesta cerimonia restasse
    traccia almeno su un nastro, perché attraverso
    radio e televisioni anche l’America che si era fidata
    di Bush partecipasse al dolore di coloro che il
    prezzo della guerra lo hanno pagato in prima
    persona.
    Alla prova dei fatti le ragioni che avevano
    scatenato l’intervento militare in Iraq si son rivelate
    fole omenzogne e adesso l'opinione pubblica
    inizia a chiedere il conto alla Casa Bianca. La
    popolarità del presidente Bush, già indicato nei
    sondaggi come «incapace di gestire una crisi internazionale
    », sempre cadere in modo inversamente
    proporzionale al numero delle vittime americane
    tra le truppe di occupazione in Iraq. Il paragone
    con la guerra in Vietnam, che qualche mese
    addietro sembrava un’ubbia dei pacifisti, è divenuto
    lo standard per le analisi su cui si esercita
    l’élite militare. Uno studio diffuso ieri dall’agenzia
    di stampa Reuters, basato su dati ufficiali
    forniti dal dipartimento alla Difesa Usa, lo bolla
    addirittura come inadeguato.
    La guerra del Vietnam, iniziata ufficialmente
    l’11 dicembre del 1961, nel periodo compreso tra
    i primi giorni del 1962 e la fine del 1964, con
    17mila uomini dislocati sul territorio, costò la
    vita a 392 militari americani. La seconda Guerra
    del Golfo, scatenata da George W. Bush in spregio
    dell’opposizione delle Nazioni Unite e di una
    vasta maggioranza all’interno della comunità internazionale,
    mentre andiamo in macchina ha
    raggiunto un totale di 398 vittime. Tante quante
    in Vietnam se ne contarono alla fine del 1965. La
    guerra lampo teorizzata dal segretario alla Difesa
    Donald Rumsfeld, nonostante una schiacciante
    superiorità di mezzi, 130mila uomini, contro i
    17mila di allora, ha fatto in pochi mesi di conflitto
    più morti di quanti se ne registrarono in tre
    anni in Indocina. Prendendo in considerazione
    la guerra globale al terrorismo ingaggiata da questa
    amministrazione, includendo quindi Afghanistan,
    Filippine e Sud Est asiatico, il timbro totale
    delle vittime raggiunge oggi 488 persone, e il
    conto esclude il personale civile americano di
    stanza all’estero. Ieri l’editoriale del New York
    Times polemizzava per «i morti invisibili della
    guerra in Iraq» e intanto la stampa americana
    inizia a prendere le distanze dal lessico della Casa
    Bianca. Basta chiamare terroristi quelli che sparano
    alle truppe di occupazione Usa in Iraq. Saranno
    ribelli, combattenti, ma stanno pur sempre a
    casa loro e non è tra di loro che cercano bersagli.
    «Che vi piaccia o no, le somme di una guerra
    si tirano in mezzo a un camposanto – ha dichiarato
    al Washington Post Steven Robinson, un veterano
    della prima guerra del Golfo – La gente ha il
    diritto di vedere le gambe amputate, le bare, lo
    sguardo di chi ha perduto un affetto per sempre.
    Solo così si potrà dire se ne è valsa la pena».

  8. #8
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    Predefinito Sembra che la resa dei conti arrivi prima...

    ...per i governi della gentaglia (BBB)...secondo i parenti dei soldati morti, sembra che NON sia mai troppo presto per cacciarli a calci in
    .....

  9. #9
    Israele= Paese terrorista
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    Predefinito Re: Sembra che la resa dei conti arrivi prima...

    In Origine Postato da Jackal
    ...per i governi della gentaglia (BBB)...secondo i parenti dei soldati morti, sembra che NON sia mai troppo presto per cacciarli a calci in
    .....
    BBB sta per Berlusconi,Blair,Bush???? Se e' cosi dimentichi la A di Aznar.

 

 

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