Risultati da 1 a 6 di 6
  1. #1
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    Predefinito Vittoria autonomista e indipendentista

    CIU ha vuelto a ganar las elecciones en Cataluña. La formación nacionalista liderada por Artur Mas ha conseguido 46 escaños, dies menos que en los comicios de 1999.

    El PSC de Maragall ha obtenido 42 escaños, aunque ha sido la fuerza que más votos ha obtenido. Pero sin duda el mayor avance ha sido el de Ezquerra Republicana que ha doblado su representación y pasará de 12 a 23 escaños, y que tendrá la llave del futuro gobierno catalán. El PP también ha aumentado sus resultados y ha obtenido 15 escaños, seguido de ICV con 9.


    Nonostante la propaganda anticatalana che voleva perdente le istanze autonomiste l'economista Mas erede del grande Jordi Pujol ha guidato alla vittoria CiU.
    Ottima anche l'affermazione della sinistra catalana Ezquerra Republicana che ha raddoppiato i voti.
    Il programma di Ezquerra e molto semplice:"ce ne vogliamo andare dalla Spagna".
    Visca Catalunya

  2. #2
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    Il futuro della Catalogna in mano agli indipendentisti
    La chiave del nuovo governo è nelle mani di ERC, Esquerra Republicana, la forza indipendentista guidata da Carod-Rovira, che deciderà chi sarà il nuovo "president" della ricca regione spanola.
    di Michela Coricelli


    MADRID - Le previsioni delle vigilia non si sono avverate. O meglio: i sondaggi hanno funzionato solo in parte. I nazionalisti di CiU – al potere per 23 anni in Catalogna con Jordi Pujol - sono riusciti a battere i socialisti di Maragall. Il “delfino” di Pujol, Artur Mas, ha raccolto più voti del previsto: Convergencia i Unió ha concluso la lunga notte elettorale con 46 seggi del parlamento autonomo. “Mi sento immensamente felice” ha detto l’anziano leader catalano, mentre Mas ripeteva: “La Catalogna ha una maggioranza nazionalista”.

    In realtà la situazione non è così chiara: restano molte incognite. La chiave del nuovo governo è nelle mani di ERC, Esquerra Republicana, la forza indipendentista guidata da Carod-Rovira. Con 23 seggi (e un incremento straordinario rispetto alle ultime elezioni, in cui ne conquistò 12), gli indipendentisti decideranno concretamente il nuovo “president” della ricca regione spagnola. Per ora, Carod non ha svelato le sue intenzioni, mantenendo l’ambiguità che ha caratterizzato al sua campagna fin dall’inizio. Ha solo ricordato che appoggerà il governo “più catalanista e più progressista possibile”. Ma avverte: “E’ incompatibile fare patti con ERC in Catalogna e con il PP a Madrid”: il messaggio è chiaro, ed è diretto a CiU. Se Mas vorrà formare un esecutivo catalano, dovrà rinunciare a ogni possible accordo con ipopopolari di Aznar, in vista delle prossime elezioni legislative di marzo.

    Una delle alternative è effettivamente l’alleanza con CiU, forte della maggioranza in parlamento: in questo caso la comunità autonoma sarebbe governata da un tandem nazionalista-indipendentista, con una chiara vocazione “catalanista”. Ma è possibile che ERC scelga un accordo di sinistra con i socialisti di Pasqual Maragall (PSC) e con i comunisti e i verdi riuniti sotto la sigla ICV-EuiA.

    Maragall- ex sindaco di Barcellona dato per vincente in tutti i sondaggi- non è riuscito a battere Mas, e ha ammesso che “il risultato non è quello che speravamo”: PSC ha conquistato 42 seggi, quattro in meno degli eredi di Pujol. Ma per il leader socialista il futuro esecutivo dovrebbe riflettere “la volontà dei catalani: il cambiamento”. Il blocco dei tre partiti di sinistra riunirebbe 74 seggi, mentre un’alleanza nazionalista-indipendentista ne conterebbe 69. Il “numero magico” – per formare un governo stabile- è 68.

    L’analisi del voto dimostra che i due principali partiti catalani hanno perso voti: CiU 10 seggi, PSC 8 seggi. Al contrario, la proposta più radicale – ERC è molto vicina ad alcune posizioni dell’indipendentismo basco- ha registrato un forte incremento, raddoppiando la sua presenza. Il Partito Popolare chiude con 15 deputati, e i verdi con 9: entrambe le forze si dimostrano soddisfatte, ma con una differenza. Il PP denuncia il pericolo di “radicalizzazione” della politica catalana, ora nelle mani degli indipendentisti, mentre ICV aspira per la prima volta ad entrare in un governo, un blocco di sinistra.

    I partiti hanno tre settimane di tempo per concludere un patto di maggioranza e formare il nuovo esecutivo.

    (17 NOVEMBRE 2003; ORE 9:20)

  3. #3
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  4. #4
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    Predefinito Che invidia

    Cazzo ragazzi ma vi rendete conto?
    E intanto nei Paesi Baschi il PNV che ha trionfato porta avanti il cosidetto plan ibarratxe (nome del presidente del parlamento basco) che parla di "libera assoc con la Spagna" praticamente l'indipendenza totale.
    Il nostro quotidiano non ha dedicato una riga alle elezioni catalane, in compenso è zeppo di articoli strappalacrime e tricoloruti sui carabinieri, il corpo + meridionalizzato del Paese.

  5. #5
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  6. #6
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    Predefinito Re: Che invidia

    In origine postato da piemont
    Cazzo ragazzi ma vi rendete conto?
    E intanto nei Paesi Baschi il PNV che ha trionfato porta avanti il cosidetto plan ibarratxe (nome del presidente del parlamento basco) che parla di "libera assoc con la Spagna" praticamente l'indipendenza totale.
    Il nostro quotidiano non ha dedicato una riga alle elezioni catalane, in compenso è zeppo di articoli strappalacrime e tricoloruti sui carabinieri, il corpo + meridionalizzato del Paese.
    effettivamente con sta storia dei carabbinieri abbiamo raggiunto il fondo...se posso non mi tiro indietro nel difendere la lega, ma stavolta sono indifendibili, sono schifato pure io.
    dopo che sono andati a rendere omaggio agli invasori americani ora appoggiano la vergognosa campagna patriottica e triculoruta.
    la cosa che mi fa incazzare è che a livello europeo si stanno muovendo i principali movimenti indipendentisti per le elezioni di quest'altro anno mentre la lega non è nemmeno considerata...hanno più rispetto per comencini...pensate voi....

 

 

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