Profitto dell'interessantissimo convegno a cui ho avuto modo di assistere ieri pomeriggio, e a cui era presente un nutrito gruppo di forumisti di 'Destra Radicale' (), per ricordare la figura e l'opera di Adriano Romualdi, così ben delineate dai relatori di ieri sera: Carlo Terracciano, Rodolfo Sideri, Mario Michele Merlino, Maurizio Rossi, Gianfranco De Turris e Tommaso Romano.
Duole invece constatare come nel trentennale della tragica scomparsa, si siano avute solamente due iniziative al riguardo, quella di ieri a cura e merito dell'associazione culturale Raido, e quella del 10 ottobre, sempre a Roma, organizzata dalla rivista Orientamenti e dall'URRI, e a cui hanno partecipato come relatori: Nicola Cospito, Andrea Monastra, Ernesto Roli e Nando Ventra.
A fronte di alcune posizioni ormai antiquate e discutibili che furono proprie del pensiero di Adriano Romualdi, non bisogna però dimenticare come la sua formulazione politica e culturale si arrestò al 1973, precludendogli quindi sicuri futuri sviluppi e aggiustamenti di tiro. Non prendendo quindi per oro colato tutto quello che è fuoriuscito dalla penna di Adriano Romualdi (e personalmente faccio altrettanto con qualunque altro pensatore), riporto di seguito qualche scritto e dei collegamenti per quanti volessero approfondire la conoscenza del pensiero di quello che, alla sua morte, lo stesso Evola definì come una 'grave perdita'.
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Da: http://www.nuoviorizzontieuropei.com...o_Romualdi.htm
Adriano Romualdi
"Maestro di una generazione"
Ero un giovane, ma già avido lettore della stampa e della pubblicistica di Destra, quando appresi, in quel maledetto agosto del 1973, che, un incidente stradale, aveva stroncato la vita d'Adriano Romualdi, di cui, avevo scritto che mi affascinavano ed esaltavano, al tempo stesso, su "L' Italiano", "Il Conciliatore", "Civiltà" e "La Torre".
A soli 33 anni, scompariva, tragicamente, una delle menti più lucide della cultura di Destra, un intellettuale, dall'acuta intelligenza, che, rubo le espressioni a Giuseppe Tricoli, aveva fustigato, e colpito impietosamente, le pigrizie, culturali e politiche, di un certo "uomo di Destra", la viltà di un certo moderatismo borghese, l'arretratezza di certe posizioni.
Furono la sua attività, e la sua militanza, a portare la Destra, dopo un letargo ventennale, ad occuparsi, nuovamente di cultura e fu solo per lui che tanti giovani della mia generazione scoprirono l'esistenza di una cultura di Destra.
Una cultura che traeva le proprie origini, più immediate, dall'idea di Nazione, così come sviluppata nell'Ottocento, ma, che affondava le proprie radici nella più nobile tradizione della civiltà europea.
Adriano c'indicava la via di una cultura non settaria, che fosse aperta alle correnti di pensiero più vive, dello spirito europeo.
Ci parlava di scrittori e poeti che avevano militato nella Destra europea e che, in Italia, erano, in pratica, sconosciuti, stante il predominio culturale delle sinistre.
Questo predominio andava sconfitto, proprio, con le armi della cultura.
"Pensiero ed Azione", diceva l'apostolo dell'Unità, "Libro e moschetto", diceva il fascismo, ma, nella destra italiana, di questo dopoguerra, il pensiero ed il libro sono stati i grandi assenti.
Bisognava che riacquistassero il posto d'onore che spettava loro!
Adriano, che avrebbe avuto l'incarico di docente di Storia Contemporanea, all'Università di Palermo, si era laureato, a Roma, sotto la guida di Renzo De felice, con una tesi sui Movimenti di Destra nella Germania di Weimar, tesi che, parzialmente elaborata, costituirà la base di un bellissimo libro, postumo, uscito, nel 1981, per i tipi de "L'Italiano": "Correnti, politiche ed ideologiche, della Destra tedesca dal 1918 al 1932".
Adriano era un pioniere, in questo genere di studi, giacché la traduzione, in italiano, dell'opera d'Armin Mohler, sulla "Conservative Revolution", era al di là da venire e vigeva, in tutta la sua forza l'equazione: "Destra tedesca = Nazionalsocialismo", quasi a voler dare ragione agli inquisitori del Terzo Reich che, con la tremenda "Gleichschaltung", avevano cancellato, e spesso anche affogato nel sangue, una tradizione di pensiero rivoluzionario - conservatore che, col Nazismo, aveva poco, o nulla, a che fare
Adriano ci presentava il Thomas Mann delle "Considerazioni di un impolitico", Hans F.K.Gùnther, studioso d'antichità indoeuropea, Otto e Gregor Strasser, i "giacobini" della Destra tedesca - il primo combatterà Hitler fino all'ultimo, il secondo sarà eliminato durante la cosiddetta "notte dei lunghi coltelli, - Ernst Niekish, che contro Hitler conierà il termine "Widerstand" (Resistenza), già negli anni Trenta e poi approderà al comunismo e finirà i suoi giorni nella DDR, Oswld Spengler, il disincantato profeta del "Tramonto dell'Occidente", simpatico a Mussolini e gradito a Hitler, l'aristocratico cattolico Othmar Spann e tanti altri personaggi che oggi, anche grazie a lui, sono conosciuti da chi, a Destra, si occupa di cultura.
Nel 1964 per le "Edizioni del Solstizio", casa editrice che aveva fondato con alcuni amici, aveva scritto un contributo per un volume collettivo dedicato allo scrittore "fascista" francese Pierre Drieu la Rochelle, morto suicida nel 1945.
In questo saggio, intitolato "Una visione del mondo", erano esaminati gli elementi di pensiero che affioravano nel complesso dell'opera dello scrittore, i suoi legami con Nietzsche, la meditazione sulla decadenza europea, l'aspirazione ad una disciplina del corpo e dell'anima, la religiosità di tipo pagano.
Qualche anno dopo curerà l'edizione di scritti politici del medesimo autore "Idee per una rivoluzione degli europei".
Questo libretto faceva parte di una collana di libri tascabili, intitolata "Collezione Europea" che, almeno nelle intenzioni, avrebbe dovuto essere una sorta di rispetto da Destra ai tascabili Feltrinelli.
In questa collana Adriano curò anche un'antologia di Nietzsche "Oltre il nichilismo", di Curzio Malaparte "La razza marxista" ed alcune opere storiche sulla seconda guerra mondiale, tra cui vale la pena di ricordare un'antologia del francese, Saint Loup, le cui opere principali "I volontari", "Gli eretici" ed "I nostalgici", saranno tradotte integralmente in italiano solo alcuni anni dopo dalle benemerite edizioni "Sentinella d'Italia".
A Nietzsche dedicò anche un grosso libro, che uscì nel 1971.
Scriveva Adriano, a giustificazione della sua fatica, che "…in questo momento in cui la Destra sembra definitivamente smarrita nei vicoli ciechi del conservatorismo più sciocco, del più qualunquismo perbenistico, proporre Nietzsche è soprattutto un atto di speranza E' volontà di lavorare per la creazione di una Destra meno pateticamente sprovveduta, più consapevole e agguerrita, perché, certo, nonostante l'interrogativo di Longanesi, non ci salveranno le vecchie zie".. E' volontà di lavorare per la creazione di una Destra meno pateticamente sprovveduta, più consapevole e agguerrita, perché, certo, nonostante l'interrogativo di Longanesi, non ci salveranno le vecchie zie".
Un altro gran filosofo che Adriano molto amò fu Platone, cui dedicò un saggio uscito presso Volpe nel 1965.
Adriano amava in Platone soprattutto il pensiero della civiltà europea delle origini: se una società non vuole perire, mi pare che il concetto appartenga a Macchiavelli, deve tornare spesso a quello che fu il suo principio.
E sul tema delle origini della civiltà europea.
Adriano tornò in molti saggi sparsi, poi raccolti nel volume "Gli Indoeuropei" curato da Giovanni Monastra ed uscito per le Edizioni d'Ar nel 1978.
Ma vi tornò, soprattutto, in un libro del 1973, da considerare alla guisa di un suo testamento spirituale, "Sul problema di un Tradizione Europea", ardita analisi del senso di una tradizione europea come si può ricavare dai concetti fondamentali espresso delle più antiche civiltà del nostro continente.
La Destra deve a Adriano anche la riscoperta di Julius Evola, la cui opera è stata analizzata in un libro che costituisce la prima analisi del pensiero di quest'autore.
Si tratta di un libretto, però ancora ingenuo e dove sovente l'entusiasmo piglia la mano ad Adriano.
Nondimeno, il libro ha un certo valore perché ruppe la congiura del silenzio che era stata creata su Evola ed i suoi libri
Ora ad Evola si dedicano convegni internazionali, i suoi libri sono continuamente ristampati e si tratta di un autore letto anche a sinistra, ma fino a non molti anni fa il "Barone" - così era chiamato Evola negli ambienti di Destra - era accuratamente demonizzato.
Tra le opere più propriamente politiche di Adriano, vale la pena di soffermarsi su "La Destra e la crisi del nazionalismo", tanto essa è stata poco capita
In, questo libretto, sviluppato da una conferenza, Adriano bandiva l'idea / forza dell'Europa Nazione, contro il nazionalismo "classico", che dopo le trasformazioni avvenute nel mondo in seguito alla sconfitta del 1945 aveva perduto la sua ragion d'essere.
Il nazionalismo europeo di Adriano non deve essere visto come un alibi per sputare sulla tradizione nazionale del proprio Paese: non si tratta di rinnegare il vecchio nazionalismo, bensì di rinnovarlo e trasformarlo.
Simboli del nazionalismo, considerati positivi, sono per Adriano, Cavour e Bismarch - sempre Adriano, fu critico di una Destra che avesse voluto rifarsi al legittimismo pre rivoluzionario - e così si apprese: "Anche in Italia il liberalismo risorgimentale si trasformò in nazionalismo, non col grido "viva il suffragio universale" ma quello di "Roma o morte" partirono le squadre di Garibaldi. E il garibaldino Crispi è già, una generazione più tardi, un politico "reazionario". Dappertutto, in Europa, la "nazione" diventò il luogo di raccolta di taluni valori: la tradizione contro il livellamento, la disciplina nazionale contro lo sbracamento universale, l'onore militare contro l'internazionale… il nazionalismo… tenne vivo uno slancio militare, coloniale pionieristico, senza il quale i popoli europei sarebbero invecchiati anzitempo. Il nazionalismo europeo figlio, quindi, di quello d'una volta. Dopo 22 anni le cose sono molto cambiate e devo dirlo sinceramente, l'ideale europeo di Adriano mi convince sempre meno. Ma, grazie alle sue suggestioni, ho imparato molto e sono andato a leggere ed a studiare i "maestri" del pensiero di Destra europea. Ma alla fine sono tornato a casa e non per niente la Destra italiana di oggi vuole trovare in se stessa le proprie radici, pur rifiutando ogni provincialismo. Apprezziamo chi, al di fuori dei nostri confini, è portatore di una visione del mondo analoga alla nostra. Quasi tutti quelli che vi hanno scritto sono, in un certo senso, "discepoli" di Adriano Romualdi, a lui dobbiamo tanto e gli serberemo sempre eterna gratitudine, Io sono uno dei più giovani della generazione e viaggio, già speditamente, verso gli "anta". Il tempo fugge e la Destra ne ha fatta di strada, anche grazie all'opera di Adriano. E' per questo che, tutte le volte che passo per Predappio, luogo di origine della sua famiglia, dove è sepolto non lungi da un altro sepolcro, molto più conosciuto e meta continua di pellegrinaggi, non posso fare a meno di sostare preso la sua tomba e dirgli, come ad un amico, che non si è mai smesso di frequentare: "Ciao Adriano".
Ma vi tornò, soprattutto, in un libro del 1973, che dobbiamo considerare alla guisa di un suo testamento spirituale, "Sul problema di una Tradizione Europea", ardita analisi del senso di una tradizione europea come si può ricavare dai concetti fondamentali espresso dal pensiero delle più antiche civiltà del nostro continente.
La Destra deve ad Adriano anche la riscoperta di Julius Evola, la cui opera è stata analizzata in un libro che costituisce la prima analisi del pensiero di questo autore.
Si tratta di un libretto, però ancora ingenuo e dove sovente l'entusiasmo piglia la mano ad Adriano.
Nondimeno, il libro ha un certo valore perché ruppe la congiura del silenzio che era stata creata su Evola ed i suoi libri.
Ora ad Evola dedicano convegni internazionali, i suoi libri sono continuamente ristampati e si tratta di un autore letto anche a sinistra, ma fino a non molti anni fa il "barone" - così era chiamato Evola negli ambienti di Destra - era accuratamente demonizzato.
Tra le opere più propriamente politiche di Adriano, vale la pena di soffermarsi su "La Destra e la crisi del nazionalismo", tanto essa è stato poco capita.
In, questo libretto, sviluppato da una conferenza Adriano bandiva l'idea / forza dell'Europa Nazione, contro il nazionalismo "classico", che dopo le trasformazioni avvenute nel mondo in seguito alla sconfitta del 1945 aveva perduto la sua ragion d'essere.
Il nazionalismo europeo di Adriano non deve essere visto come un alibi per sputare sulla tradizione nazionale del proprio Paese: non si tratta di rinnegare il vecchio nazionalismo, bensì di rinnovarlo e trasformarlo.
Simboli del nazionalismo, considerati positivi, sono per Adriano, Cavour e Bismarck - sempre Adriano fu critico di una Destra che avesse voluto rifarsi al legittimismo prerivoluzionario - e così si apprese "Anche in Italia il liberismo risorgimentale si trasformò in nazionalismo: non col grido "viva il suffragio universale" ma quello di "Roma o morte" partirono le squadre di Garibaldi.
E il garibaldino Crispi è già, una generazione più tardi, un politico "reazionario".
Dappertutto, in Europa, la "nazione" diventò il luogo di raccolta di taluni valori: la tradizione contro il livellamento, la disciplina nazionale contro lo sbracamento universale, l'onore militare contro l'internazionale il nazionalismo tenne vivo uno slancio bellico, coloniale pionieristico, senza il quale i popoli europei sarebbero invecchiati anzitempo.
Il nazionalismo europeo figlio, quindi, di quello d'una volta.
Dopo 22 anni le cose sono molto cambiate e, devo dirlo sinceramente, L'ideale europeo di Adriano mi convince sempre meno.
Ma, grazie alle sue suggestioni, ho imparato molto e sono andato a leggere ed a studiare i "maestri" del pensiero di Destra europea.
Ma alla fine sono tornato a casa e non per niente la Destra italiana di oggi vuole trovare in se stessa le proprie radici, pur rifiutando ogni provincialismo.
Apprezziamo chi, al di fuori dei nostri confini, è portatore di una visione del mondo analoga alla nostra.
Quasi tutti quelli che vi hanno scritto sono, in un certo senso, "discepoli" di Adriano Romualdi, a lui dobbiamo tanto e gli serberemo sempre eterna gratitudine.
Io sono uno dei più giovani della generazione "allevata" da Adriano Romualdi e viaggio già speditamente verso gli anta".
Il tempo fugge e la Destra ne ha fatto di strada, anche grazie all'opera di Adriano.
E' per questo che, tutte le volte che passo per Predappio, luogo di origine della sua famiglia, dove è sepolto non lungi da un altro sepolcro, meta continua di pellegrinaggi, non posso fare a meno di sostare presso la sua tomba e dirgli, come ad un amico che non si è mai smesso di frequentare: "Ciao, Adriano".
Il Libeccio
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Andando poi sul sito del 'Centro Studi La Runa', potrete trovare uno speciale dedicato ad Adriano Romualdi: http://utenti.lycos.it/centrostudilaruna contenente i seguenti articoli:
Bibliografia di e su Adriano Romualdi
A cura di A. Lombardo.
Articoli e scritti di Adriano Romualdi
Italia arcaica: le origini
Dal libro Gli Indoeuropei.
Bagattelle per un massacro
Perché non esiste una cultura di Destra
Dal libro Una cultura per l'Europa.
El Fascismo
Da Il Secolo d'Italia del 7.XI.1964.
Finis Europae
Dal libro Le ultime ore dell'Europa.
Mussolini il rivoluzionario
Da Il Secolo d'Italia (1965). Tratto dal sito della casa editrice Einaudi.
Articoli su Adriano Romualdi
La "Rivoluzione conservatrice" di Adriano Romualdi
A cura di Gianfranco De Turris
Recensione del saggio di Adriano Romualdi Sul problema di una Tradizione Europea
A cura di A. Lombardo
Il carro di battaglia e il raggio laser
A cura di Alfonso Piscitelli
Questo è quanto, buona lettura!


), per ricordare la figura e l'opera di Adriano Romualdi, così ben delineate dai relatori di ieri sera: Carlo Terracciano, Rodolfo Sideri, Mario Michele Merlino, Maurizio Rossi, Gianfranco De Turris e Tommaso Romano.
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