Fazio all'attacco: "Governino i bravi, non i più ricchi"
Il governatore riceve il premio alla cultura cattolica e delinea una sorta di programma etico-politico: "Chi governa abbia doti morali, appartenga a una aristocrazia dei più buoni". "Non c'è solo il Pil".
BASSANO DEL GRAPPA (VICENZA) - Poca economia, tanta politica, molta etica. E una battuta - no all'aristocrazia delle richezza bensì a quella dei migliori - che appare diretta proprio al premier e a un certo modo di intendere la politica economica. Sarà per il contesto in cui parlava (il Premio internazionale alla Cultura cattolica di cui è stato insignito), sarà perché non si cura di smentire chi paventa una sua prossima discesa in politica, fatto sta che oggi il governatore della Banca d'Italia ha svolto quello che è senza dubbio l'intervento meno economico dell'anno.
Che Fazio condivida poco della politica economica di questo governo, sono stati sufficienti gli scontri pressocché quotidiani con Tremonti a ricordarlo. Ma che da questa posizione discendano anche considerazioni etico-politiche, questo ancora non era mai accaduto. Così come non si era mai verificato che il governatore coniasse una battuta che, al di là delle precisazioni dei suoi uomini, sembra attagliarsi perfettamente al premier Silvio Berlusconi.
"Chi è scelto per una funzione pubblica, sostiene San Tommaso, deve esserlo in base alle capacità e alle doti morali, secundum virtutem", dice il governatore richiando il suo bagaglio culturale di cattolico. "Fa parte di un'aristocrazia - aggiunge - non nell'accezione comune di classe detentrice della ricchezza, ma secondo l'etimo, i migliori, i più buoni". No al governo dei ricchi, insomma.
Ed è sbagliato, insiste il governatore, identificare il bene comune con quello individuale. "Il bene comune - osservato ancora Fazio - è distinto da quello degli individui; lo Stato persegue un fine che ha per oggetto il bene delle persone, ma non necessariamente coincide con il bene di ogni individuo". Chi opera in politica, nelle istituzioni, nei gangli del potere non dimentichi mai l'invocazione del pontefice, che il governatore ricorda e sottolinea: "In occasione del Giubileo Giovanni Paolo II ha ricordato a coloro che operano nelle istituzioni pubbliche la responsabilità di agire in spirito di servizio, facendo il bene di tutti e di ciascuno, e quindi in primo luogo di coloro che nella societa sono i più svantaggiati ".
Dalla politica all'economia, il passo è breve. Due giorni fa il governo ha esultato per i dati sul Pil, tornato positivo dopo due trimestri negativi. Ma, secondo il governatore, la ricchezza nazionale e individuale non può essere l'unico elemento fondante di una società e di una politica. Ci sono altri elementi ben più importanti e avvertiti dai cittadini. "Il pil, il reddito di un'economia, concorre a definire il benessere generale. Altri parametri, che assumono oggi un rilievo crescente, danno la misura della qualità della vita, come la sicurezza e la salute, la cultura".
"Promuovere la crescita, creare le condizioni perché si sviluppi la competitività, dare lavoro - prosegue Fazio - è una risposta ad un imperativo etico". Ma, dice citando di nuovo il Papa, non tutto è denato. "Da un'alta autorità morale - riprende il governatore - è stato affermato, pochi giorni or sono, che non possiamo 'convertire tutto in merce e guadagno'. Non è accettabile un riferimento di ogni e qualsiasi aspetto della vita sociale all'economia e al mercato".
Per il governatore, tuttavia, "riconoscere le limitazioni del mercato non deve implicare un rigetto dell'economia. Essa rimane una componente fondamentale della realtà sociale". "L'aumento della povertà, le devastazioni dell'ambiente, i casi di sfruttamento - conclude - dimostrano piuttosto che oggi non vi è piena consapevolezza che questi fenomeni comportano anche gravi diseconomie".




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