E' una settimana...
e se qualcuno non si fosse convinto degli intenti
propagandistici e di regime di matrice fascista
dei media e dei politici italiani...
FINALMENTE OGGI SONO USCITI ALLO SCOPERTO
guardate e commentate questo articolo
L'ITALIANITA'


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L'ITALIANITA'


il testo
CRONACHE
L'Osservatorio di Renato Mannheimer
Nel dolore cresce il sentimento di identità nazionale
Resta la prevalenza di giudizi negativi sull’intervento militare. Dopo l’attentato due cittadini su dieci più fieri di appartenere all’Italia
I sondaggi effettuati subito dopo la strage di Nassiriya hanno sorpreso qualche osservatore. Che ipotizzava come, data l’emozione suscitata dall’attentato, si sarebbe subito manifestata una richiesta, plebiscitaria o quasi, di ritiro del nostro contingente in Iraq.
Viceversa, gran parte della popolazione (circa il 50%) si è espressa per la permanenza delle truppe. Ma non è tanto la percentuale in sé - comunque ampia, considerando il momento in cui il quesito è stato rivolto - dei favorevoli alla presenza italiana ad essere significativa, quanto il fatto che essa è largamente superiore a quella di chi approva l’intervento militare in Iraq. Dunque, anche una quota rilevante dei contrari all’azione anglo-americana si pronuncia perché le nostre truppe rimangano. Cosa li spinge? Non un mutamento di opinione sull’opportunità della guerra. La ripartizione tra favorevoli e contrari all’intervento militare non varia dal sondaggio effettuato in aprile (alla fine del conflitto, che vide un accrescersi dei «favorevoli» rispetto al periodo in cui la guerra era in corso), a quello del mese scorso, a quello di venerdì, due giorni dopo la strage. La maggioranza degli italiani era ed è tuttora contro l’intervento militare. E anche tra i pochi (8%) che dichiarano di avere cambiato idea, chi approva l’azione anglo-americana costituisce la minoranza.
Dunque, l’attentato non ha mutato, in un senso o nell’altro, l’opinione rispetto alla guerra e alla opportunità della missione italiana. Tuttavia, alla stabilità delle convinzioni politiche corrisponde, a seguito della strage, un mutamento nelle emozioni
Omaggio ai militari italiani caduti a Nassiriya (Lapresse)
e, in particolare, una accentuazione significativa del «sentirsi italiani». Per la verità, il sentimento di «italianità» è da tempo largamente diffuso e supera, ad esempio, il senso di appartenenza al proprio comune, alla propria provincia, alla propria regione. Anche perché l’identità verso questi ambiti territoriali non viene vissuta come alternativa a quella italiana, ma percepita come complementare. Si dichiarano «molto» o «abbastanza» italiane più di tre persone su quattro. È un sentimento trasversale politicamente: la percentuale di chi si «sente» italiano è, all’interno dei maggiori partiti, di maggioranza o di opposizione, pressoché identica. Ma colpisce che tra i più giovani, fino ai 30 anni, sia più frequente l’affermazione «non so». È la riprova del (già noto) minor senso di appartenenza, a questa come ad altre possibili identità, delle ultime generazioni.
Ma, come si è detto, dopo la strage dei carabinieri in Iraq il sentimento di italianità si è fortemente accresciuto. Al 72% che si sente «come prima», si affianca il 20% che dichiara di sentirsi oggi «più italiano». E questo fenomeno è più frequente proprio tra i più giovani (meno tra chi studia, più tra chi lavora). Il mutamento risulta meno accentuato tra chi è stato - ed è - contrario all’intervento militare, ma è comunque presente in misura significativa (16%) anche tra costoro. Ed è proprio questo fenomeno - il rafforzamento dell’attaccamento alla nazione - a portare così tanti elettori ad approvare - malgrado tutto - il proseguimento della missione italiana.
Ciò che era già descritto da una vignetta satirica pubblicata sabato, in cui un personaggio diceva: «Orgogliosi di essere italiani» e l’altro rispondeva: «Sarebbe bello riuscire ad esserlo anche prima di una strage». Spesso, una battuta sintetizza bene un fenomeno reale. Senza bisogno di tante statistiche.
Renato Mannheimer


Al 72% che si sente «come prima», si affianca il 20% che dichiara di sentirsi oggi «più italiano».
ATTENTI CHE DIETRO ALLE FACCIATE ANCHE
dei drammi (naturalmente quelli che vogliono
loro, non gliene frega un cazzo se muoiono
500.000 in un anno i Etiopia...)
e delle emozioni popolari
QUESTI CI COLPISCONO ALLE SPALLE
E CI PIGLIANO PER IL CULO