Bush che secondo alcuni esperti avrebbe dovuto assecondare la richiesta di Blair di togliere i dazi sull'acciaio,oltre a non toglierli,ha rilanciato,mettendo anche dazi sul tessile e sui mobili.
La Cina ha protestato,ma Bush ha tirato dritto infischiandosene.



U.S. to set quotas on China imports
Bush administration sets limits on Chinese textile and apparel imports amid surge.
November 18, 2003: 5:48 PM EST


WASHINGTON (Reuters) - The Bush administration said Tuesday it will impose new import quotas on Chinese clothing, opening a new line of attack against Beijing's trade policies and moving to protect American jobs centered in politically important Southern U.S. states.

The American textile industry praised the decision to impose quotas on knit fabrics, brassieres and dressing gowns. But it said this should merely be a first step toward putting a lid on virtually all of China's textile imports, either through negotiation with Beijing or by Bush administration decree.

Grant Aldonas, the Commerce under secretary for international trade administration, told reporters that the precise import quota would not be known until negotiations are completed with Beijing, which could last up to three months. But he said that under trade rules with China, the United States can limit Chinese shipments of brassieres, knit fabrics and dressing gowns at 7.5 percent above shipments over the past year or so.

Putting the quota in perspective, Aldonas said, "There's a sense there's some sort of draconian reduction [in imports]. In fact what it does is ... identify the degree of imports that have already come in and allow some growth on top."

Just a few years ago, America's preoccupation with China focused mainly on human rights and Beijing's influence on neighboring North Korea's nuclear aspirations.

But with the U.S. economy shedding manufacturing jobs as Chinese imports swell, the Bush administration has been focusing on trade relations with China.

The quota would put a cap on only 4.67 percent of total Chinese textile and apparel exports to the United States, in dollar terms, according to U.S. industry figures.

"We are asking the Bush administration to broaden the scope of the negotiations [with China] to cover additional categories" of textile products, said Auggie Tantillo, Washington coordinator for the American Manufacturers Trade Action Committee, which sought the quotas on behalf of U.S. firms.

Chinese gloves, hosiery, trousers and shirts are among the products the U.S. textile industry will seek further protection for, industry officials said. The industry claims to have lost 316,000 jobs in recent years.

But American buyers of Chinese clothing said the U.S. textile industry should not blame imports and instead should raise its own competitiveness.

The new quotas, said Erik Autor, a vice president of the National Retail Federation, will raise consumer prices and possibly bring supply disruptions, especially for bras.

Word of the quotas caused the dollar to get battered against all major currencies, with the euro surging to new highs against it, on fears of growing U.S. protectionism with China, which operates a huge trade surplus against the United States.

The action against came as financial markets were cheering prospects that U.S. steel tariffs would be abandoned soon.

Aldonas denied that the decision to go ahead with the quotas amounted to a political payback to Southern Republicans who grudgingly supported past trade legislation that was a high priority for President Bush.

Instead, Aldonas noted the astronomical surge in China's shipments of clothing over the past 14 months and Beijing's subsidies of its textile sector.


19 nov 2003 20:19
Usa-Cina: con guerra reggiseno verso escalation protezionismo

Radiocor - Washington, 19 nov - L'ultimo fronte del contenzioso commerciale aperto da Washington colpisce una parte relativamente modesta delle esportazioni della Cina verso gli Stati Uniti. Gli Usa hanno intenzione di limitare la crescita di importazioni tessili che l'anno scorso hanno raggiunto circa mezzo miliardo di dollari, contro gli oltre 125 miliardi di dollari dei beni cinesi importati nel 2002. Le tre categorie sotto tiro - tessuti di maglia, vestaglie e reggiseni - rappresentano importazioni per 497 milioni di dollari. Ma le vendite cinesi di questi prodotti, secondo cifre dell'industria tessile americana, sono salite quest'anno tra il 32 e il 98%. Di qui la decisione di imporre quote per limitare la crescita al 7,5%. E' solo il primo passo: le aziende e i sindacati dell'industria tessile americana premono perche' l'amministrazione Bush estenda le misure protezionistiche a tutte le importazioni di prodotti tessili e d'abbigliamento dalla Cina, un flusso che vale 10,3 miliardi di dollari, l'8% delle vendite cinesi negli Usa. Col-faz



Industria, lieve rialzo a settembre ma crolla il tessile
Rispetto al forte calo di agosto, il fatturato sale lievemente (+0,4%) su base annuale. Ma è in ribasso l'export (-0,9%). Il comparto che ha risentito di più del calo degli ordinativi è il tessile (-8,8%)


ROMA - Si riprende leggermente il fatturato industriale. Come rilevato dall'Istat, a settembre l'incremento è dello 0,4% su base annuale mentre si è osservato un lieve ribasso dello 0,1% rispetto ad agosto. Il dato tendenziale di settembre rincuora dopo il crollo di agosto (-5,4% a fronte di un calo degli ordinativi dell'11,6%) ma bisogna osservarlo da vicino. Il lieve incremento dell'industria dipende da un aumento degli ordinativi rispetto ad agosto dello 0,6% (mentre sono diminuiti del 2,2% rispetto allo stesso periodo del 2002); la lieve crescita è dovuta a un aumento delle vendite nazionali (+0,8%) e un calo dellì'export (-0,9%).

Il comparto che guida la crescita è quella dei beni di consumo del 3,9% (+1% i beni durevoli, +4,5% quelli non durevoli) mentre le vendite di beni strumentali arretrano del 5,3% e quelle dell' energia del 5%. E' invece il comparto tessile e dell'abbigliamento che ha regsitareto un vero e proprio crollo per quanto riguarda gli ordinativi. Nel mese di settembre, sempre secondo l'Istat, il ribasso è stato dell'8,8% su base tendenziale. Mentre per le pelli e calzature il calo è stato più pesante (-9,1%) sempre su base annuale.

Sul fatturato il settore tessile ha registrato invece a settembre una ripresa (+3,2%) anche se il risultato dei primi nove mesi del 2003 per le vendite è ancora negativo (-3,8%). Per l' industria delle pelli settembre è stato negativo anche per il fatturato (-5,1%), mentre nei nove mesi il settore ha fatto registrare un calo del 7,8% rispetto allo stesso periodo del 2002.

Tra i settori che vanno peggio per quanto riguarda gli ordinativi ci sono anche i mezzi di trasporto (-6,8% su base tendenziale, -10,1% nei primi nove mesi dell' anno) e la produzione di macchine e apparecchi meccanici (-5,8% a settembre, -7,5% nei primi nove mesi dell' anno).

(19 NOVEMBRE 2003, ORE 96)


Brescia: difficoltà nell’azienda leader del meccanotessile. Contrari i sindacati
Lonati, 170 in cassa integrazione


BRESCIA - Un mercato difficile e incerto, una commessa dalla Cina non ancora confermata: questi sono i due fattori con i quali deve fare i conti il gruppo Lonati di Brescia, leader mondiale nel settore meccanotessile. Una situazione che ha costretto la società a decidere il ricorso alla cassa integrazione guadagni (Cig). Sono 13 le settimane di Cig ordinaria prospettate ieri dai vertici dell'industria bresciana di via San Polo alle organizzazioni sindacali di categoria durante un incontro. Un confronto che si è concluso senza alcun accordo. Fim e Fiom - stando alle prime indicazioni - si preparano a dare battaglia per contrastare le decisioni dell’azienda.
La Cassa integrazione - come hanno spiegato i sindacalisti a margine dell'incontro - interesserà 170 dei 594 dipendenti occupati dalla Lonati. L'inizio è previsto per lunedì 24 novembre e proseguirà fino al 6 marzo 2004, probabilmente intervallato da un periodo di ferie nel ponte natalizio. È il periodo di Cig più lungo, secondo le prime indicazioni, nella storia del gruppo Lonati.
«Purtroppo dobbiamo fare i conti con il mercato internazionale - sottolinea il presidente, Ettore Lonati - La situazione è incerta: l'America non compra, gli unici Paesi che lo fanno sono Turchia e Pakistan, mentre in Cina si registra un rallentamento. Contiamo di tornare presto alla normalità».
Lunedì sono previste le assemblee in fabbrica. Nel frattempo il sindacato critica l'operato della proprietà. «Abbiamo chiesto un'integrazione agli istituti contrattuali considerato che quest'anno Lonati ha migliorato la produttività rispetto al 2002 - sottolineano i rappresentanti sindacali di Fim e Fiom -. L'azienda ha risposto no. Per noi questo è inconcepibile, soprattutto alla luce delle ricadute economiche che il ricorso alla Cig avrà sui lavoratori».
Le difficoltà alle quali deve far fronte la Lonati vanno ad aggiungersi a quelle con le quali, da tempo, sono alle prese altre importanti realtà Bresciane. Problemi che, tra l'altro, nei giorni scorsi hanno portato alla messa in liquidazione della Ghio di Gussago, in Franciacorta, e della Ofmega di Sarezzo in Valtrompia: nel primo caso i dipendenti a rischio nel Bresciano solo 146 (il gruppo ne conta 317), mentre a Sarezzo i posti a rischio sono un centinaio.

S. Po.
Lombardia