di George Monbiot
The Guardian








Come Stati Uniti e Gran Bretagna scartarono tutte le opzioni diplomatiche per soluzioni pacifiche in Iraq ed Afghanistan. Perché pensavano che le guerre di aggressione fossero facili, economiche e senza rischi.



Coloro che desiderano portarci in guerra devono prima chiudere la pubblica immaginazione. Devono convincerci che non ci sono altri mezzi per evitare l'invasione, o sconfiggere il terrorismo, o difendere i diritti umani. Quando l'informazione e' scarsa, e' facile tenere l'immaginazione sotto controllo. E così le trattative diplomatiche e i meeting dell'intelligence vengono tenuti in gran segreto. Scopriremo in seguito - se non sarà troppo tardi - che potevano esserci alternative plausibili.

Quelli tra noi che invocavano la pace prima delle aggressioni all'Iraq ed all'Afghanistan vennero bollati come "sognatori effeminati". Le notizie d'intelligence rilasciate dai nostri governi suggerivano che Saddam Hussein ed i Talebani erano refrattari alla diplomazia ed ai negoziati. Di fronte a tali nemici, chiedevano i falchi, cosa dovremmo fare? E le nostre risposte si sollevavano timide di fronte agli impetuosi venti di guerra. Per il giornalista David Aaronvitch, stavamo "indulgendo ... in un lamento cosmico". Per il Daily Telegraph, eravamo diventati "gli utili idioti di Osama bin Laden".


Se le opzioni fossero state limitate, come i signori della guerra occidentali ed i loro alfieri suggerivano, ciò avrebbe potuto essere vero. Ma, come molti di noi sospettavano già allora, ci mentivano. Molte di quelle menzogne sono state oggi rivelate: sembra che non ci siano armi di distruzione di massa in Iraq, e non esiste alcuna prova che colleghi Saddam ad al-Qaida, come il presidente Bush falsamente sostenne a marzo. Bush e Blair, come rivela il loro corteggiamento al presidente dell'Uzbekistan, non hanno alcun genuino interesse verso i diritti umani nei paesi esteri.

Ma una serie di bugie, ancora più gravi, sta cominciando a venire alla luce. Seppure tutte le dichiarazioni di Bush e Blair sui nemici e le motivazioni fossero state vere, e tutti i loro obiettivi legali e giusti, comunque non c'era alcun bisogno di sferrare quelle guerre. Perché, come abbiamo scoperto la scorsa settimana, Saddam aveva acconsentito a venire incontro a tutte le richieste di Bush e Blair, purché non fosse sparato alcun colpo. Entrambi i governi hanno tenuto nascosta questa informazione al pubblico e ci hanno mentito sulle possibilità della diplomazia.

Nei quattro mesi precedenti l'invasione dell'Iraq da parte delle forze anglo-americane, il governo di Saddam fece una serie di offerte sempre più disperate agli Stati Uniti. A dicembre, i servizi dell'intelligence irachena avvicinarono Vincent Cannistraro, ex-capo del contro-terrorismo della CIA, con l'offerta di dimostrare che l'Iraq non aveva alcuna connessione con gli attacchi dell'11 settembre e di permettere a diverse migliaia di truppe USA di entrare nel paese alla ricerca delle armi di distruzione di massa. Se invece l'obiettivo era il cambiamento di regime, allora Saddam, dissero gli agenti dell'intelligence, era pronto a sottoporsi ad elezioni internazionalmente monitorate entro due anni. Secondo Cannistraro, queste proposte arrivarono alla Casa Bianca, ma furono "scartate dal presidente e dal vice-presidente".

A febbraio, i negoziatori di Saddam erano pronti ad offrire quasi tutto ciò che il governo USA potesse desiderare: libero accesso all' FBI per la ricerca delle armi di distruzione di massa dovunque volesse, supporto per la posizione USA in merito alla questione mediorientale, persino la concessione di diritti sul petrolio iracheno. Tra le persone contattate vi era Richard Perle, il consigliere per la sicurezza che da anni invocava una guerra all'Iraq. Questi passò l'offerta alla CIA. La settimana scorsa ha dichiarato al New York Times che la CIA replicò: "Dì loro che ci vedremo a Baghdad".

Sembra, in altre parole, che Saddam avesse fatto tutto il possibile per trovare un'alternativa diplomatica alla guerra imminente, e che il governo americano abbia fatto tutto il possibile per evitarla. Ciò e' in antitesi con quanto dichiarato da George Bush e Tony Blair. Il 6 marzo, 13 giorni prima che cominciasse la guerra, Bush disse ai giornalisti: "Voglio ricordarvi che la scelta e' solo sua. E' la scelta di Saddam. Lui può scegliere tra guerra e pace. Fino ad ora, ha fatto la scelta sbagliata".

Dieci giorni dopo, ad una conferenza stampa, Blair disse: "Abbiamo tentato un'altra opzione diplomatica, che consisteva nell'inviare a Saddam un chiaro ultimatum: coopera o sarai disarmato con la forza ... abbiamo cercato in tutti i modi una soluzione diplomatica". Il 17 marzo, Bush dichiarò che "se Saddam sceglierà il confronto, il popolo americano sappia che e' stato intrapreso ogni sforzo per evitare la guerra".

Tutte queste dichiarazioni erano false.

La stessa cosa avvenne per la guerra contro l'Afghanistan. Il 20 settembre 2001, i Talebani offrirono di consegnare Osama bin Laden ad un paese islamico neutrale per un processo, se gli USA avessero fornito loro le prove che egli era responsabile degli attacchi a New York e Washington. Gli USA rifiutarono l'offerta. Il 1 ottobre, sei giorni prima che iniziassero i bombardamenti, ripeterono l'offerta ed il loro rappresentante in Pakistan disse ai giornalisti: "Siamo pronti a negoziare. Tocca all'altra parte accettare o meno. Solo i negoziati possono risolvere i nostri problemi". A Bush fu chiesto di quest'offerta in una conferenza stampa il giorno seguente. Lui rispose: "Non ci sono negoziati. Non c'e' un calendario. Agiremo secondo i nostri tempi".
Lo stesso giorno, Tony Blair, nel suo discorso alla conferenza del partito laburista, ridicolizzò l'idea secondo cui "avremmo potuto cercare una soluzione diplomatica". "Non c'e' diplomazia con bin Laden o con i Talebani ... Io dico ai Talebani: o consegnate i terroristi o rinunciate al potere. La scelta e' vostra". In realtà, essi cercarono di esercitare quella scelta, ma gli fu impedito.

Naturalmente, ne' Bush ne' Blair avevano intenzione di accordare fiducia ai Talebani o a Saddam - dopotutto queste persone negoziavano sotto la minaccia. Ma non avevano neppure bisogno di accordar loro fiducia. In entrambi i casi avrebbero potuto porre ai loro opponenti delle scadenze per le concessioni offerte.

Ne' potevano arguire che le offerte non meritavano di essere prese in considerazione perché inadeguate: sia i Talebani che Saddam cercavano di aprire dei negoziati, non di chiuderli - sembrava ci fossero molti scopi nel trattare. In altre parole, le risoluzioni pacifiche furono scartate prima ancora che venissero tentate. Ciò vuol dire che, seppure tutti gli altri test legali fossero stati soddisfatti (cosa che non e' accaduta), entrambi le guerre sarebbero comunque state sferrate contro la legge internazionale. La Carta delle Nazioni Unite specifica che "le parti coinvolte in qualsiasi disputa ... dovranno, prima di tutto, cercare una soluzione negoziale".

Tutto ciò non importava agli entusiasti apologeti della guerra. Che questi conflitti fossero ingiusti ed illegali, che avrebbero ucciso, ferito e mutilato decine di migliaia di civili, era per loro irrilevante, purché le loro mire fossero soddisfatte. I falchi dovrebbero comunque riflettere su ciò: se fosse stata tentata una risoluzione diplomatica delle loro dispute, bin Laden sarebbe probabilmente stato processato, l'Iraq sarebbe una nazione docile e pacifica in cerca della sua strada verso la democrazia ed il sentimento prevalente nel mondo islamico sarebbe quello di simpatia verso gli USA, non di rabbia e risentimento.

Dunque, chi sono i sognatori e gli utili idioti, e chi i pragmatici?


Un popolo assaltato selvaggiamente SENZA ALCUNA MOTIVAZIONE: se fossero stati cani, la Lega protezione animali sarebbe intervenuta decisamente ed impedito il massacro