IL CRISTIANO NON TEME LA SPADA

di GIANO ACCAME

LE PRIME armi che appaiono nelle Sacre scritture sono spade fiammeggianti in mano ai Cherubini, angeli posti da Dio alla guardia del Paradiso terrestre dopo che ne furono scacciati Adamo ed Eva. Nelle sue origini, dunque, l'arma è sacra, serve Dio. A riprova: Caino, primo assassino nella lunga storia di violenze del genere umano, non possedeva armi. La Bibbia non ci dice con che cosa ha ucciso Abele: se con una pietra o un bastone. Ma non con una vera arma, perché il primo a esser ricordato in Genesi 4,22 come «costruttore d'ogni specie d'arnesi di rame e di ferro» fu Tubalcain, che di Caino era lontano discendente. Gli ebrei, nostri «fratelli maggiori» secondo Papa Wojtyla, arrivarono tardi all'uso del denaro, che fu creato nei templi pagani dalla cultura greca dell'Asia Minore; e venne coniato per gli usi del Tempio di Gerusalemme solo alcuni secoli dopo, ancora con immagini pagane. Si distinsero prestissimo, invece, nell'arte della guerra. Già Abramo per liberare Lot, figlio di suo fratello, che era stato rapito dai re d'oriente, «armò trecentodiciotto dei suoi servi più bravi, nati in casa sua, e mosse all'inseguimento fino a Dan. Poi, divisi in squadre, egli coi suoi uomini, di notte, piombò su di loro, li vinse e inseguì fino a Hoba, a sinistra di Damasco. Riconquistò tutto il bottino e poté liberare anche Lot, suo nipote, i suoi beni, le donne e le persone». Fu la prima azione di commando della storia.
Il cattolicissimo Nino Badano per molti anni editorialista de Il Tempo, combattente in Africa Orientale, poi in Albania e prigioniero in Germania, ispirandosi alle guerre israeliane dei sei giorni (1967) e dello Yom Kippur (1973) ha scritto un bel libro religioso, "I giorni di Gedeone. Mistero di una profezia", che la sorella Emilietta ha pubblicato postumo nel 2002 con il Progetto Editoriale Mariano. Gedeone fu un altro capo militare ebraico del Vecchio Testamento, che sconfisse i Madianiti con un commando di 300 arditi scelti su 32.000 potenziali combattenti. La forza di verità nella rivelazione dell'Antico Testamento deriva anche dal suo essere così profondamente calato nella storia e dal saper comprendere quindi nella guerra non solo la tragedia, ma le occasioni di sublimazione eroica.
Lo ricordo - ogni lettore a questo punto l'avrà già capito - per replicare al pacifismo stupido e infelice d'un vescovo, che ha deplorato la benedizione impartita alle bare dei soldati caduti a Nassiriya, perché così si «benedicono le armi e chi porta la guerra». Non ne ripeterò nemmeno il nome, per seguire l'esortazione di Papa Giovanni XXIII a prendersela con quello che riteniamo sia un errore, più che con l'errante. Ma Monsignor ..., celebrando la Santa Messa, dovrebbe essersi accorto di ripetere ogni volta in un punto le parole dette a Gesù da un centurione, cioè da un ufficiale delle forze armate romane. Di quel centurione Gesù apprezzò la fede, benché esercitasse il mestiere delle armi. A dei soldati che gli chiedevano come comportarsi raccomandò di non vessare le popolazioni e d'accontentarsi della paga, non di disertare; e in altra occasione, sia pure in senso figurato, rivelò di non essere «venuto a portare la pace, ma la guerra». Gesù, predicendo i tempi ultimi, invitò persino a non esagerare nella pur giusta deplorazione della guerra: «Quando sentirete parlare di guerre e rumori di guerre, non turbatevi, perché è necessario che ciò avvenga». Monsignor ..., inoltre, dovrebbe almeno sospettare che se la Chiesa addestra a un particolare apostolato dei Cappellani militari (e non dei cappellani della diserzione) ci dovrà essere una ragione, probabilmente legata a esigenze di rispetto verso l'adempimento del dovere. In realtà proprio l'eroismo, come forma di sublimazione d'un servizio reso alla comunità, quindi al prossimo, fino al rischio e al sacrificio supremo della vita, è qualcosa che confina con la santità. Rino Cammilleri ha addirittura dedicato un libro a ben centotredici "Santi militari" (Piemme 1992). Tra questi c'è l'Arcangelo Michele, patrono dei Paracadutisti e della Polizia di Stato. E sorprendentemente la Madonna, la cui «protezione ha garantito le vittorie più belle della Cristianità, come quella di Lepanto, ottenuta con la sua intercessione»; mentre come "Virgo Fidelis" è patrona dei Carabinieri.