LEGA FRATRICIDA
Bertolini verso il gruppo misto
Liti senza sosta con il collega Divina. Con risultati farseschi
Martedì hanno perso un segretario questore: allibiti i colleghi
TRENTO. La lotta interna allo sparuto gruppo della Lega Nord (due consiglieri in tutto, Denis Bertolini e Sergio Divina) passa senza soluzione di continuità dai toni farseschi a quelli, più accesi, del melodramma. Il segretario del partito dimissionario, Bertolini, starebbe seriamente meditando di iscriversi al gruppo misto, ma intanto ha provveduto a dare a palazzo Trentini il suo nome come capogruppo del Carroccio trentino. Il tutto - assicura chi non gli vuole bene - in completa non osservanza con i dettami di Milano che preferirebbero vedere Divina al timone in Provincia.
Una sorta di ammutinamento a Bossi che al solandro potrebbe portare in dote l'espulsione dal partito. Ma che il pratico Denis schiverebbe andandosene, da solo, per la propria strada. Una via solitaria (e vincente per il suo modo di vedere) l'ha già del resto intrapresa in campagna elettorale, quando ha scritto ai suoi valligiani chiedendo un voto non tanto per il suo essere della Lega, che infatti non menzionava nemmeno, quanto per il fatto di essere un solandro rappresentate a Trento degli interessi di quella comunità.
Detto e fatto. Riconfermato in Provincia con ben mille voti in più del "notabile" Divina, ha riattizzato con maggiore veemenza il duello con il rivale in famiglia. Sino ad arrivare alla farsa di martedì pomeriggio che ha letteralmente lasciato di sale i due leader del centrodestra Andreotti e Malossini.
Scena che va raccontata per filo e per segno. Martedì pomeriggio il centrodestra doveva nominare i tre rappresentanti da inserire nell'Ufficio di presidenza del Consiglio. Scontato Giovanazzi per Forza Italia, Morandini dell'Udc pure (visto che era stato anche vicepresidente), la terza chance sembrava toccare alla Lega visto che ha due consiglieri, come l'Udc ed uno in più di An.
Ma il tiramolla tra Divina e Bertolini non si fermava più: «Fai tu il segretario questore, Milano vuole me capogruppo» attaccava il primo. «No, no, tu non mi lasci poi lavorare nel gruppo. Lo faccio io, fai tu il questore. Se proprio proprio» ribatteva. «Ma no, te le lo lascio. Senti adesso chiamo Caldreoli e te lo faccio dire». Queste e altre amenità, con un continuo passare di mani dal cellulare di uno al cellulare dell'altro. Intimi di Bossi e papaveroni del partito non sono riusciti via cellulare, a mettere d'accordo i due litiganti, divisi anche sull'assunzione delle segretarie per il gruppo.
Alla fine, in evidente imbarazzo, Andreotti e Supermario si proponevano come pacieri e garanti di un accordo: «Uno di voi entra in Ufficio di presidenza, l'altro fa il capogruppo». Ma la zolfa non si placava. E a furia di «io no, tu sì», avanzava la candidatura di Cristano De Eccher, An. La Lega, sfinita, perdeva l'uomo in presidenza. Ora, per il capogruppo, la lite è in pieno svolgimento...
Da "Il Trentino"




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