dal corriere di oggi
Cari signori Porcai e La Vista, sarà pure una questione nominalistica ma è davvero eccezionale la quantità di lettere - sul tema: è giusto definire Resistenza l'azione dei commandos che in Iraq provocano lutti agli americani e non solo a loro? - che giungono sul mio tavolo e, a quel che vedo, su quelli di chi fa il mio stesso mestiere in altri giornali. È evidente che alla base di questa discussione c'è qualcosa di irrisolto, un nodo che non è stato ancora del tutto sciolto e che ha cominciato ad aggrovigliarsi moltissimi anni prima che si parlasse di Iraq. E, allora, mettiamo altra legna sul fuoco.
Noto che in Iraq il Partito comunista locale (interlocutore di tutti i partiti comunisti superstiti nel resto del mondo, anche di quelli italiani) ha scelto di partecipare al processo di ricostruzione avviato dagli «occupanti». Curioso, no? Noto altresì che comunisti iracheni dissidenti, guidati da Abdem Karim, si sono opposti con la seguente motivazione: «Ogni comunista degno di questo nome deve essere in prima fila nella resistenza con le masse; chiunque serva l'occupazione è un nemico del popolo e merita di essere combattuto». Questi ultimi, dopo le consuete ingiurie ai loro compagni «collaborazionisti», hanno annunciato la propria adesione alla «manifestazione internazionale contro l'occupazione e in favore della resistenza» prevista a Roma il prossimo 13 dicembre.
In vista di questa manifestazione qui da noi l'associazione no global «Campo antimperialista» ha lanciato la campagna «Dieci euro per i partigiani iracheni». Per farne che, di quei soldi? Il portavoce del «Campo», Moreno Pasquinelli, ha così risposto: «Non è affar nostro sapere come li utilizzeranno; potranno stampare giornali o comprare armi, per noi va bene; noi sosteniamo la lotta armata in Iraq». Chiarissimo. Ma c'è di più. Alla manifestazione del 13 dicembre ha aderito un numero davvero considerevole di ultras di estrema destra da tempo allontanati (molti però non hanno mai fatto parte neanche del Msi) dal partito di Gianfranco Fini: Biagio Cacciola già esponente di primo piano del Fronte nazionale di Adriano Tilgher e Stefano Delle Chiaie; Tiberio Graziani animatore assieme a Claudio Mutti del sito «Eiserne Krone» che ha scarsa simpatia per gli ebrei; Enrico Galoppini, Alberto Ostidich, Walter Catalano, Giancarlo Paciello, Antonello Cresti, Luigi Tedeschi, Maurizio Neri e altri che si sono distinti chi per aver adottato come simbolo l'emblema delle SS italiane, chi per aver collaborato con Franco Freda, chi per aver aderito a questo o quel gruppo neonazista. Solo il partito e il giornale di Fausto Bertinotti si sono posti il problema di questi insoliti compagni di strada. Il resto della sinistra più barricadera, no. Per parte mia, cari lettori, vi risparmio ogni considerazione su questo omaggio alla Resistenza (irachena). Davvero stravagante.
paolo mieli




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