...di Damasco
Il mondo ci è entrato in casa
Roma. Pure se, come Marco Follini dice nella sua recente
Intervista sui moderati”, “questo non è il centrodestra dei miei sogni”, mai, aggiunge, gli è venuta voglia di abbandonare, “e se mi venisse, la terrei a bada”.
E circola una battuta, in questi giorni, che il leader dell’Udc avrebbe rivolto ai suoi alleati: “Penso che un certo tipo di contenzioso nella maggioranza sia sepolto sotto le macerie di Nassiriyah”.
Sarebbe a dire? “Sarebbe a dire – replica Follini – che oggi la coordinata fondamentale della politica italiana è la politica estera. Su quel terreno il paese si gioca tutto. E tutto ci giochiamo anche noi”.
Sostiene Follini che “è cambiata l’agenda del paese”.
E da quando? “Siamo alle prese con problemi che risalgono perlomeno all’11 settembre. Però il nostro particolare 11 settembre sta a Nassiriyah. Lì abbiamo toccato con mano quanto siamo in pericolo. Lo sapevamo anche prima, certo, però quelle bare fanno una bella differenza”.
E’ pure rimasto colpito da “un paese che ha reagito con una straordinaria compostezza: le frasi dolciastre sul paese che insegna alla politica la virtù civile sono a volte stucchevoli, però stavolta sono anche vere. C’è qualcosa che dobbiamo imparare da quella compostezza”.
E sarebbe? “Nessuno di noi si reinventa dall’oggi al domani. Ognuno si porta il fardello degli argomenti che abbiamo utilizzato e continuiamo a utilizzare. Però insisto: adesso dobbiamo collocare tutti i nostri argomenti dentro una prospettiva.
Oggi compito fondamentale della maggioranza è garantire l’ancoraggio del paese alla dimensione internazionale.
Tanto più abbiamo tale compito perché l’opposizione su questo è attraversata da una linea di faglia molto profonda, e non è in grado di venirne a capo”.
Aggiunge, Follini: “Poi, se vogliamo parlare di altro, di devolution o di rimpasto, che pure sono cose importanti, facciamolo.
Ma sapendo che, nella gerarchia dell’importanza, vengono molto, molto dopo”.
E gli alleati, che hanno a lungo rissato, saranno d’accordo?
“ Lo spero. Faccio un appello a tutti, perché questi problemi stanno arrivando addosso a tutti. Il mio non è un ragionamento emotivo. So bene che l’emozione e la commozione sono destinate a finire, e la normalità a riprendere il sopravvento.
Ma dobbiamo sapere che la normalità che ritorna è un’altra.
La sfida in Italia nei prossimi anni sarà su queste cose. E overnerà chi vrà dimostrato i interpretare meglio l rapporto tra l’Italia e la questione internazionale, per dirla con un linguaggio da vecchio quadro politico”.
Quel muro nell’Islam che è da abbattere
Sostiene Follini che “il centrodestra ha la virtù e la fortuna di essere unito su questi argomenti”, e dunque “proviamo a vedere se, partendo da qui, riusciamo a comunicare con meno difficoltà e asprezze di quelle che ci siamo reciprocamente regalate in questi mesi”.
C’è bisogno di unità, prosegue, “afferrando anche qualche barlume che c’è dall’altra parte”. Secondo il leader dell’Udc, dopo il Muro dell’89, c’è un altro muro “nel mezzo del mondo islamico, che divide chi guarda al mondo con spirito di pace e tolleranza e chi vuol combattere il Jihad.
Il problema che abbiamo davanti è che quel muro non lo possiamo lasciare indietro, lo dobbiamo abbattere.
Un’impresa in cui siamo tutti in gioco”. Perché, “quando uno si affaccia su questo abisso si rende conto che tutto il resto viene dopo”. “Non rinnego nessuna polemica fatta, non ammaino la bandiera dello spirito critico. Però so che ora servono solo quelle dispute e quei litigi che rendono più forte il paese e la maggioranza, che in questo momento del paese è la struttura portante.
La politica non va in vacanza, non si sospende. Però deve continuare senza trascurare il suo orizzonte vero, che non può essere solo il regolamento dei rapporti all’interno della maggioranza”.
Confessa Follini: “Non sono un neocon, a suo tempo non condivisi la decisione americana di intervenire in Iraq. Però oggi la missione va portata avanti. Qualunque arretramento, qualunque ripiegamento, sarebbe in contrasto con i nostri doveri”.
Questo dice ancora Follini agli alleati di governo. “Diciamo che in queste ultime settimane la maggioranza si è molto dedicata a se stessa, sentendosi un po’ il centro del mondo. A questo punto il mondo ci è entrato in casa. E quindi dobbiamo affrontare i problemi nell’ordine giusto. Prima il mondo, nel mondo l’Europa, e poi noi. Su questo si parrà nostra nobilitate”.
su il Foglio
accidenti: belle parole per sane idee e fermi propositi senza nominare, mai, la Dc.
Adesso arrivano le bombe padane.
saluti




Rispondi Citando