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    Angry Brescia:partita massiccia campagna sinistra per dare il voto agli extra

    Voto agli immigrati, a Brescia è scontro fra i poli
    Il sindaco: «Percorso obbligato». La Beccalossi: «Non sta né in cielo né in terra». La Curia: «Difesa dei diritti»


    BRESCIA - All’ombra della Loggia la «fucina» per trovare la strada giuridica che estenda il diritto di voto per le amministrative agli immigrati. Soltanto a Brescia rappresenterebbero, nel 2008, l’8% degli aventi diritto, all’incirca 15 mila schede elettorali in più. Che possono fare la differenza: Paolo Corsini nelle scorse elezioni è stato eletto sindaco con uno scarto di 8 mila voti sulla rivale Viviana Beccalossi. Il progetto di una «partecipazione amministrativa allargata agli immigrati residenti» è scritto nero su bianco: in una mozione (che chiede una modifica dello statuto) e in un ordine del giorno (che sollecita iniziative per ottenere il consenso della cittadinanza). Progetto sottoscritto dalla maggioranza di centrosinistra e da Rifondazione comunista e che vuole essere un’operazione culturale ed etica prima che politica. La Curia è pronta a benedire l’iniziativa: «Non può essere diversamente, stiamo parlando di difesa dei diritti umani - commenta padre Mario Toffari, responsabile dell’Ufficio migranti -. Più gli immigrati partecipano alle discussioni e alle scelte, meno si lascia che i loro problemi vengano trattati dalla piazza. Lo dissi già due anni fa, ma si alzò un putiferio e fui accusato di portare voti ai comunisti. Adesso forse i tempi sono maturi».
    In Loggia il dibattito si accenderà la settimana prossima: «È all’ordine del giorno per venerdì - annuncia il presidente del consiglio Laura Castelletti - ma serviranno tempi supplementari. È già fissata una nuova seduta al 15 dicembre». Dice Mirko Lombardi, consigliere regionale di Rifondazione comunista: «Cominciamo con Brescia e vediamo come va. Poi estenderemo l’iniziativa in altre città lombarde. Mi piace pensare che ancora una volta sia Brescia ad aprire un laboratorio di iniziativa sociale e istituzionale». Come, lo spiega Osvaldo Squassina dei Ds: «Facciamo leva sul nuovo titolo V della Costituzione che consente di modificare i regolamenti comunali e allargare la rappresentatività attiva e passiva agli extracomunitari residenti per le circoscrizioni ma anche per l’elezione del sindaco. Altro che concessione del voto secondo vincoli di reddito o censo come vuole An».
    Testata la volontà politica, restano da superare gli scogli di natura giuridica. Il sindaco Paolo Corsini avverte: «Il percorso è obbligato. L’integrazione è fatta di doveri ma anche di diritti. Quando ne parlammo tempo fa la destra bresciana ci disse che saremmo dovuti passare sul suo cadavere. Mi chiedo che cosa intenda fare ora, dopo le aperture di Fini». La risposta non si fa attendere: «Questa cosa non sta né in cielo né in terra - dice Viviana Beccalossi, vicepresidente della Regione -. Esprime solo la mania di onnipotenza di qualcuno. Ci siamo dimenticati che la legge di riferimento è quella nazionale? E non è un mistero per nessuno, neanche per Fini, che anche una sua riforma mi lascia a dir poco freddina». Duro anche il leghista Daniele Molgora, sottosegretario alle Finanze, che venerdì siederà in Loggia tra i banchi dell’opposizione con il ministro Roberto Castelli e l’onorevole Alessandro Cè: «È un attentato all’identità dei bresciani e ai loro diritti, che verrebbero annacquati». Dai banchi della politica all’industria: «Senza nulla togliere al valore degli stranieri che lavorano nelle aziende - dice Aldo Bonomi, presidente dell’Associazione industrie bresciane - ma per rivendicare il diritto di voto ci vuole integrazione pressoché totale. Non basta la residenza e neppure il lavoro. C’è il filtro dei requisiti necessari per ottenere la cittadinanza: non è sufficiente?». La Cgil la pensa in modo diametralmente opposto: «Estendere il diritto di voto agli immigrati che lavorano, pagano le tasse e mandano i figli a scuola è solo un atto di giustizia» dice il segretario Dino Greco. Una voce, la sua, che rappresenta il 15% degli iscritti alla Camera del Lavoro di Brescia. Sono oltre 7.000 infatti i lavoratori stranieri con la tessera Cgil.


    Se passa il voto agli extra a Brescia,questa città è finita.

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  2. #2
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    il dirritto di voto per gli immigrati è già in atto in molte città e non è successo niente

  3. #3
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    Ennesima manifestazione di immigrati e sinistri a Brescia per dare il voto agli extra



    Lungo corteo per le vie del centro storico con esponenti di Brescia Social Forum, Magazzino 47 e associazioni degli immigrati
    In strada per pace, voto e permessi per tutti


    «Permesso per tutti, guerra per nessuno». È questo uno degli slogan che hanno accompagnato il lungo corteo dei manifestanti di Brescia Social Forum, Magazzino 47, Coordinamento degli immigrati in lotta e molte altre associazioni. È triplice la protesta lanciata dai circa mille presenti (anche se gli organizzatori parlano di tremila manifestanti), che segue a quella dell’8 novembre: no alla guerra e alla presenza italiana in Iraq, no alla legge Bossi-Fini e al permesso di soggiorno da rinnovare ogni 6 mesi. E da ultimo il no, lanciato dalla Comunità cingalese di Brescia, alla divisione in tre Stati, su base etnica dello Sri Lanka, invocata dalla minoranza Tamil. Ai no va aggiunta una richiesta esplicita: diritto di voto agli extracomunitari che vivono in Italia, definiti «braccia dell’economia italiana». Musica, bandiere - quelle di Cobas, Cgil, Rifondazione comunista, presente Mirko Lombardi, e naturalmente quelle della Pace - hanno fatto da sfondo alla protesta, assieme a tanti striscioni, accompagnando il cammino del corteo multietnico. La manifestazione ha preso il via da piazza Loggia attorno alle 15.30 e si è svolta senza problemi. Ne ha risentito la circolazione su alcuni tratti di ring e controring, e in corso Garibaldi, dove si è avuto un piccolo incidente con un automobilista che, spazientito, ha tentato di aprirsi un varco tra la folla. Il serpentone ha toccato anche corso Zanardelli, via Mazzini, piazza Paolo VI e via X Giornate, per concludersi in piazza Loggia. Proprio qui per il 28 novembre, quando in Loggia dovrebbe discutersi la proposta di attribuzione del diritto di voto agli immigrati, il Magazzino 47 organizza un presidio. «Ma è probabile - spiega Manlio Vicini - che la proposta vada in aula solo il 15 dicembre. In tal caso tutto è rinviato». Divergenti le reazioni dei bresciani che hanno incrociato il corteo. Oltre a favorevoli e contrari, c’è chi ha manifestato un po’ di confusione per il sovrapporsi di proteste diverse. Singolare l’osservazione di un anziano: «Tra tante bandiere ho visto un solo piccolo Tricolore. Ma non vogliono diventare italiani?».




    Lega: no senza condizioni per il voto agli immigrati
    «E’ UN ASSIST AL CENTROSINISTRA»


    Sul voto agli immigrati la Lega Nord non ha dubbi. Il suo no, lanciato da suoi sessanta chioschi in tutta la provincia, è incondizionato. «Attribuire questo diritto a chi non condivide i nostri princìpi fondatori, i princìpi della società cristiana - ha spiegato il segretario provinciale del Carroccio, Massimo Gelmini - significa svendere la nostra stessa società». Sulla questione la Casa delle libertà è divisa, anche in periferia. La proposta lanciata da Fini non è piaciuta a Bossi e nemmeno ai suoi fiduciari bresciani. «È un’iniziativa pericolosa - ha spiegato Gelmini - un assist al centrosinistra che, in passato a Brescia aveva snobbato la stessa proposta di Rifondazione comunista, e che ora può farsi promotore di questa campagna e accattivarsi le simpatie di Rifondazione per le prossime provinciali». La proposta di modifica dello Statuto comunale, per l’estensione del diritto di voto, in ogni modo non è la via da seguire per il Carroccio. «Sulla questione bisogna sentire i cittadini - ha detto il segretario provinciale - non è pensabile che un passaggio come questo venga deciso senza interpellarli. Corsini, così solerte nel proteggere i poteri forti, dovrebbe proteggere i bresciani una volta tanto». La Lega attacca il sindaco anche sul fronte della concorrenza cinese. «Invece di accogliere il console - ha concluso Gelmini - dovrebbe impegnarsi a tutelare l’impresa bresciana». p. p.





    Una volta a Brescia il sabato pomeriggio si vedeva un fiume di gente che dalla provincia si rovesciava nel centro città a passeggiare oa fare shopping.
    Ora invece si vedono solo extra che puntualmente ogni sabato fanno la loro manifestazione.
    I bresciani in centro sono scomparsi: daltronde,cosa dovrebbero andare a far cosa?A rischiare di essere scippati da qualche marocco??
    Povera città!

  4. #4
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    IL PROGETTO
    Voto agli immigrati Brescia: più cautela


    BRESCIA - La città si divide sul voto agli immigrati. Ieri nel centro di Brescia è sfilato il corteo di Rifondazione comunista, centri sociali e immigrati a sostegno del diritto di voto, mentre in periferia il gazebo della Lega Nord raccoglieva le firme per contestare l’iniziativa della maggioranza. Intanto i cittadini manifestano una certa perplessità per una modifica dello statuto comunale che conceda il diritto di voto agli immigrati residenti: «Serve prudenza». Anche il filosofo Emanuele Severino consiglia una maggior cautela: ««Penso che sia prematuro in relazione al momento internazionale». JACCHIA e VALLINI a pagina 52


    LOMBARDIA
    Voto agli immigrati, Brescia chiede prudenza
    La città si divide sul progetto dell’Ulivo. «Non subito e non per tutti». «Sì, è un diritto universale»

    BRESCIA - In centro città il corteo di Rifondazione comunista, centri sociali e immigrati contro la guerra e a sostegno del diritto di voto per gli stranieri; in viale Piave, immediata periferia, il gazebo della Lega Nord (una sessantina in tutta la provincia) che raccoglie le firme per dire no all'accesso alle urne elettorali per chi non ha la cittadinanza italiana. In mezzo la Brescia dello shopping del sabato pomeriggio che manifesta la sua perplessità all'iniziativa della maggioranza in Loggia per una modifica della statuto che conceda il diritto di voto agli immigrati residenti. Al sì di principio si aggiunge subito un «con quali garanzie?». L'influenza delle tensioni internazionali è evidente: «Con quello che succede in giro - dice Luca Zani, commerciante - d'istinto ti viene da dire: altro che voto, se ne tornino tutti a casa loro. Poi pensi a quelle persone oneste che vivono in mezzo a noi da anni. Stamattina in una valle bresciana un'anziana mi ha detto che le fabbriche, da quelle parti, sono rimaste in piedi grazie a loro perché certi lavori pesanti non li vuole più fare nessuno. Ma come distinguere chi merita e chi no?». Su un aspetto tutti concordano: il fenomeno dell'immigrazione è inarrestabile. E' invece sulle possibilità o modalità di integrazione che le voci si distinguono. «Voto agli immigrati? No, non sono assolutamente d'accordo - dice Fausta Olivetti, 36 anni, barista in un locale del centro -, lo so che rischio di passare per razzista ma lavorando qui si capisce come vanno le cose. Rischieremmo di avere qui una massa di gente da strumentalizzare e basta». Girato l'angolo c'è piazza Loggia, gremita di stranieri, esponenti della sinistra bresciana, giovani dei centri sociali e bandiere Cgil e della pace. Sono in mille e anche di più. Tutti per il voto libero. «Diamoci una calmata: voto sì, prima o poi sarà inevitabile, ma non a tutti e non subito - dice Gerardo Volpe, edicolante di piazza Loggia -, uno va a votare quando è maturo per farlo». Davanti al suo chiosco sono passati 36 anni di Brescia e anche «diversi immigrati che mi hanno fatto il cassetto» dice mostrando il cartello «cedo edicola». Stanco? «E’ ora di passare il testimone». Una decina di metri più avanti si prepara il corteo. «La proposta del diritto di voto agli immigrati è nata proprio qui, in questa piazza - dice Manlio Vicini, avvocato e consigliere di Rifondazione - iniziammo a parlarne a settembre, molto prima delle parole, strumentali, di Fini. Lo voleva il movimento degli immigrati che qui da anni si batte per la difesa dei diritti e della pace. Il diritto di voto è un diritto universale che non può essere vincolato al reddito o a censo. Si tratta semmai di mettersi d'accordo sul periodo minimo di residenza».
    «Minimo ma non troppo» incalza a distanza Paolo Zani, tassista di Brescia da ben 34 anni, che chiede prudenza da una parte e anche dall'altra: «Con il mio mestiere ne ho viste tante. Ho avuto a che fare con immigrati onesti, grandi lavoratori e padri di famiglia ma so bene che ci sono anche tanti spacciatori che vivono alla giornata e a volte hanno anche le carte in regola. Ecco, bisogna poter distinguere. E secondo me non basta neppure avere il permesso di soggiorno per rivendicare il diritto di voto. Ci vuole qualcosa di più: devono dimostrare di essere in Italia da qualche anno, non da sei mesi. Farei anche un esamino prima, per verificare se conoscono la nostra cultura, la nostra Costituzione». «Chi ha paura di concedere il diritto di voto agli immigrati - dice Sami Trabelsi, impiegato tunisino, da 12 anni residente in Italia - commette un grosso sbaglio. E' una cosa che invece può far bene a tutti perché la città è di tutti quegli uomini che lavorano e pagano le tasse». Sami Trabelsi, che è anche presidente della comunità islamica di Brescia, va oltre: «Una cosa così aiuta anche a far capire agli immigrati che non sono esclusi, isolati o allontanati. Noi siamo per la pace e stiamo male quando viviamo un clima di ostilità».
    Nunzia Vallini

  5. #5
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    non se ne può più....espulsione immediata di tutti gli stranieri, e basta con sta falsa distinzione regolari vs clandestini

 

 

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