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In questa notte d'autunno
sono pieno delle tue parole
parole eterne come il tempo
come la materia
parole pesanti come la mano
scintillanti come le stelle.
dalla tua testa dalla tua carne
dal tuo cuore
mi sono giunte le tue parole
le tue parole cariche di te
le tue parole, madre
le tue parole,amore
le tue parole,amica.
Erano tristi, amare
erano allegre, piene di speranza
erano coraggiose, eroiche
le tue parole
erano uomini.
(Nazim Hikmet)
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Abbi Cura
Dalla finestra la vedo chinarsi sulle rose
reggendole vicino al fiore per non
pungersi le dita. Con l'altra mano taglia, si ferma e
poi taglia ancora, più sola al mondo
di quanto mi sia mai reso conto. Non alzerà
lo sguardo, non subito. È sola
con le rose e con qualcosa che riesco solo a pensare, ma non
a dire. So bene come si chiamano quei cespugli
regalatici per le nostre recenti nozze: Ama, Onora e Abbi Cura...
è quest'ultima rosa che lei all'improvviso mi porge, dopo
essere entrata in casa tra uno sguardo e l'altro. Affondo
il naso in essa, ne aspiro la dolcezza, la lascio indugiare-profumo
di promessa, di tesoro. Le reggo il polso per avvicinarla ancora,
i suoi occhi verdi come muschio di fiume. E poi la chiamo, contro
quel che avverrà: moglie, finché posso, finché il mio fiato, un petalo
affannato dietro l'altro, riesce ancora a raggiungerla.
Raymond Carver
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PRIMA D'AMARTI, AMORE
Prima d'amarti, amore, nulla era mio:
vacillai per le strade e per le cose:
nulla contava né aveva nome:
il mondo era dell'aria che attendeva.
Io conobbi saloni di cenere,
gallerie abitate dalla luna,
hangars crudeli che s'accomiatavano,
domande che insistevano sull'arena.
Tutto era vuoto, morto e muto,
caduto, abbandonato, decaduto,
tutto era inalienabilmente estraneo,
tutto era degli altri e di nessuno,
finché la tua bellezza e povertà
riempirono l'autunno di regali.
Pablo Neruda
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Ritorna ancora e prendimi,
amata sensazione,
ritorna e prendimi,
quando si ridesta viva
la memoria del corpo,
e l'antico desiderio di nuovo
si versa nel sangue,
quando le labbra e la pelle ricordano,
e la carne,
e le mani come se ancora toccassero.
Ritorna ancora e prendimi,
la notte,
quando le labbra ricordano,
e la carne…
K.Kavafis
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Amai
Amai trite parole che non uno
osava. M'incantò la rima fiore
amore,
la più antica difficile del mondo.
Amai la verità che giace al fondo,
quasi un sogno obliato, che il dolore
riscopre amica. Con paura il cuore
le si accosta, che più non l'abbandona.
Amo te che mi ascolti e la mia buona
carta lasciata al fine del mio gioco.
U.Saba
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Voglio ricordare e celebrare Josif Brodskij (S. Pietroburgo 1940 - New York 1998, riposa all'isola di S. Michele a Venezia tra Djaghilev e Stravinskij), premio Nobel 1987, un grande della poesia e della libertà.
Procida
Baia sperduta; non piu' di venti barche a vela.
Reti, parenti dei lenzuoli, stese ad asciugare.
Tramonto. I vecchi guardano la partita al bar.
La cala azzurra prova a farsi turchina.
Un gabbiano artiglia l'orizzonte prima
che si rapprenda. Dopo le otto e' deserto
il lungomare. Il blu irrompe nel confine
oltre il quale prende fuoco una stella.
Josif Brodskij, Poesie italiane. Milano, Adelphi, 1996. Traduzione di Serena Vitale.
SERA D'INVERNO A JALTA
A Jalta un viso secco levantino
nasconde i butteri nelle basette.
Cerca una sigaretta nel pacchetto,
e un anello sbiadito all'anulare
duecento watt rifrange all'improvviso.
Stringo gli occhi, poichè il mio cristallino
non può reggere i lampi, e allora lui
mi dice "scusi", trangugiando fumo.
In Crimea, è gennaio. Sulle rive
del Mar Nero l'inverno giunge, quasi
per svago: non sa reggersi la neve
sopra il filo dell'agave.
I ristoranti vuoti e in rada il fumo
di fetidi ittiosauri
e un aroma di allori putrefatti.
"Vuole questa robaccia?" "Versi pure".
Un sorriso, la sera, una caraffa.
Fregandosi le mani, un cameriere
traccia cerchi, laggiù,
come un delfino giovane va intorno
a una feluca d'acciughe.
Quadrato di finestra.
Violaciocche nei vasi.
Fiocchi di neve turbinano via.
Attimo, fermati!
Tu non sei bello, quanto irripetibile.
CANZONE D'OTTOBRE
Una quaglia impagliata
sta ritta su una mensola
del caminetto. Ed una vecchia pendola
rallegra a sera membrane spossate.
L'albero alla finestra
è una candela fosca.
Da quattro giorni il mare
romba sordo alla diga.
Metti da parte il libro e prendi l'ago:
rammenda la mia biancheria. La lampada
non accendere: è illuminato l'angolo
dall'oro dei capelli.
da NATURE MORTE
2. E' tempo. Sono pronto ad iniziare
non importa che cosa. Apro la bocca.
Posso tacere. Ma è meglio che parli.
Di che? Dei giorni. Delle notti. Oppure
di nulla. Oppure degli oggetti. Degli
oggetti non degli uomini. Morranno,
essi morranno tutti e anch'io morrò.
E' una fatica sterile parlarne.
Come scrivere al vento.
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Artista: Fabrizio De Andrè
Album: Nuvole Barocche
Titolo: Canzone Dell'amore Perduto
Ricordi sbocciavan le viole
con le nostre parole
"Non ci lasceremo mai, mai e poi mai",
vorrei dirti ora le stesse cose
ma come fan presto, amore, ad appassire le rose
così per noi
l'amore che strappa i capelli è perduto ormai,
non resta che qualche svogliata carezza
e un po' di tenerezza.
E quando ti troverai in mano
quei fiori appassiti al sole
di un aprile ormai lontano,
li rimpiangerai
ma sarà la prima che incontri per strada
che tu coprirai d'oro per un bacio mai dato,
per un amore nuovo.
E sarà la prima che incontri per strada
che tu coprirai d'oro per un bacio mai dato,
per un amore nuovo.
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Ogni tanto...va assolutamente cantata.
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Verlaine
La canzone,
che non dirò mai,
dorme sulle mie labbra.
La canzone,
che non dirò mai.
Una lucciola stava
sopra le madreselve,
e la luna pungeva,
con un raggio nell'acqua.
Allora io sognai,
la canzone,
che non dirò mai.
Canzone piena di labbra
e di alvei lontani.
Canzone piena di ore
smarrite nell'ombra.
Canzone di viva stella
sopra un giorno eterno.
Federico Garcia Lorca
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Citazione:
Originariamente Scritto da Genyo
Artista: Fabrizio De Andrè
Album: Nuvole Barocche
Titolo: Canzone Dell'amore Perduto
Ricordi sbocciavan le viole
con le nostre parole
"Non ci lasceremo mai, mai e poi mai",
vorrei dirti ora le stesse cose
ma come fan presto, amore, ad appassire le rose
così per noi
l'amore che strappa i capelli è perduto ormai,
non resta che qualche svogliata carezza
e un po' di tenerezza.
E quando ti troverai in mano
quei fiori appassiti al sole
di un aprile ormai lontano,
li rimpiangerai
ma sarà la prima che incontri per strada
che tu coprirai d'oro per un bacio mai dato,
per un amore nuovo.
E sarà la prima che incontri per strada
che tu coprirai d'oro per un bacio mai dato,
per un amore nuovo.
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Ogni tanto...va assolutamente cantata.
[dd]www.pcosta.net\mus\adagio.wma[/dd]
Adagio dal Concerto in Re maggiore per tromba, archi e continuo di Georg Philipp Telemann
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Charlie Brown è nel letto e pensa
"a volte la notte resto sveglio a pensare alla ragazzina dai capelli rossi...
non voglio dimenticare mai la sua faccia, ma se non la dimenticò impazzirò...
come posso ricordare il volto che non so dimenticare?
eccomi trasformati di colpo in un cantautore!"
charles m . schulz