Beirut. Washington mesta nel torbido
Il presidente degli Stati Uniti George W. Bush, ergendosi una volta di più a gendarme planetario e a moderno tiranno del democraticismo mondialista, ha lanciato lo scorso lunedì un nuovo avvertimento all’indirizzo di Iran, Siria ed Hizbollah.
Il dittatore planetario ha infatti richiedsto “giustificazioni” a iraniani e siriani per quelli che ha definito “i tentativi di destabilizzazione del Libano”.
Rovesciando la realtà fattuale, nella quale i capofila della destabilizzazione libanese sono proprio gli Stati Uniti d’America, il presidente della superpotenza a stelle e strisce ha dichiarato: “Mentre gli amici del Libano stanno lavorando per aiutare il governo libanese a creare una società libera, sovrana e prospera l’Iran, la Siria e Hizbollah lavorano per destabilizzare il Paese”.
Gli Usa, alla recente conferenza dei ‘donatori’ di Parigi, hanno promesso un nuovo aiuto economico di 770 milioni di dollari per il Paese dei Cedri. Ovvero la manna dal cielo che l’internazionale mondialista offre all’esecutivo Siniora per la sua collaborazione in funzione anti-opposizione.
“Tutti coloro che desiderano una soluzione pacifica e costituzionale alla crisi libanese meritano il sostegno della comunità internazionale”, ha dichiarato l’inquilino della Casa Bianca ‘dimenticandosi’di ricordare che la stessa comunità internazionale ha lasciato che il Paese dei Cedri venisse devastato, la scorsa estate, dall’aggressione israeliana.
Ricorrendo alla ormai ben consolidata propaganda ‘democratica’, il presidente Bush ha sottolineato che “coloro che stanno lavorando per fomentare il caos in Libano vorrebbero impedire la costituzione di un Tribunale Internazionale sui crimini politici che dall’assassinio dell’ex premier Rafiq Hariri hanno insanguinato il Paese”.
L’America una volta di più ha accusato Hizbollah e i suoi alleati di fomentare la violenza politica in Libano rovesciando completamente e deformando la realtà che vede i mazzieri dell’estremismo filo-occidentale e delle milizie di Hariri, Geagea e Jumblatt in prima linea per aumentare il caos, dividendo i libanesi e lavorando per accelerare un conflitto confessionale soprattutto tra musulmani sunniti e sciiti.
Un progetto fermamente respinto dai partiti sciiti, Hizbollah e Amal , che hanno nuovamente chiamato i musulmani in Libano all’unità e alla cooperazione. Il partito di sayyed Hassan Nasrallah ha inoltre richiesto una commissione d’inchiesta mista sunnita-sciita per indagare e individuare i responsabili delle violenze che hanno messo a ferro e fuoco Beirut lo scorso giovedì pomeriggio, quando le milizie governative hanno scatenato scontri all’Università araba che poi si sono propagati per tutta la città facendo anche diverse vittime. Ancora fino a lunedì prossimo, tra l’altro, per timore di nuovi incidenti è stata prorogata la chiusura dell’Ateneo arabo di Beirut.
Ieri, una fonte libanese bene informata ha rivelato all’Afp che il segretario generale della Lega araba Amr Moussa dovrebbe tornare in Libano nelle prime due settimane di febbraio per riprendere la mediazione tra le forze di governo e l’opposizione nazionale. Il 14 febbraio prossimo ricorre il secondo anniversario dell’attentato a Rafiq Hariri che si teme possa offrire l’occasione ad alcuni gruppi politici libanesi, quelli affiliati al governo filo-Usa di Sinora, di provocare disordini come già accaduto nei giorni scorsi.
Nonostante, però, i tentativi ‘regionali’ di trovare una soluzione alla crisi libanese, nel Paese dei Cedri, nella sua politica interna, la fanno da padrone le pressioni, le indebite interferenze, i progetti destabilizzanti, il ricorso alla violenza politica e al caos sociale, alle menzogne propagandistiche ed gli aiuti economici degli ‘alleati’ di Fuad Sinora.
Questi sono infatti gli strumenti preferiti da Washington e dalle lobbie sioniste internazionali per penetrare all’interno della società libanese e abbattere il fronte nazionalpatriottico con l’obiettivo di disarmare la Resistenza libanese. È il prezzo che l’opposizione nazionale deve pagare per aver rifiutato le logiche atlantiche e il divide et impera americano. È questo il conto salatissimo i grandi poteri sovranazionali intendono far pagare a quel Libano che ha eroicamente respinto l’aggressione militare dello scorso luglio.
Ma il Libano non intende piegare la testa.
I moderni tiranni planetari non passeranno: né in Libano né altrove.
I loro terroristici programmi per creare il ‘democratico’ e ‘libero’ Nuovo Medio Oriente sono un utopia grondante il sangue di migliaia di martiri uccisi in Palestina, Libano, Iraq e Afghanistan.
Il sogno egemonico planetario statunitense del presidente Bush e dei suoi manovratori rimane un utopia irrealizzabile e disumana che i popoli liberi del pianeta hanno già respinto e avversano ogni giorno, in tutto il mondo, dal Vicino Oriente all’America Latina.