Da Costanzo Preve e Franco Cardini

A tutti gli interessati al problema.



Attorno alla manifestazione del 13 dicembre contro l’occupazione dell’Iraq da parte delle forze della cosiddetta “coalizione” e per la sollecita restaurazione di una legalità internazionale che consenta al più presto agli irakeni di divenir finalmente davvero padroni del loro paese e del loro futuro, si vanno addensando pericolosi malintesi.

Ad evitare ch’essi finiscano con lo stravolgere del tutto la realtà, come molte forze purtroppo vorrebbero, i sottoscritti Costanzo Preve e Franco Cardini comunicano a tutti gli interessati al problema quanto segue.
Essi hanno aderito alla manifestazione del 13 dicembre senza condizione alcuna, convinti che tutte le persone oneste e di buona volontà debbano a questo punto far sentire la loro voce per la restaurazione della giustizia e in appoggio a quanti in Iraq lottano per la loro libertà. Naturalmente, nessun razzista e nessun antisemita è considerabile “persona onesta e di buona volontà”.
La loro adesione alla manifestazione non dev’esser confusa con alcun valore politico e ideologico estraneo ai suoi scopi diretti ed esclusivi; fedeli a una rigorosa gerarchizzazione delle priorità, e rifiutandosi di raccogliere provocazioni di sorta, i sottoscritti ritengono che nessuna malintesa diga d’ordine politico vada pretestuosamente innalzata tra chiunque si riconosca negli scopi diretti ed esclusivi di essa e che nessuno debba esserne escluso se in tali scopi si riconosce.
I sottoscritti auspicano per il 13 dicembre prossimo una manifestazione pacifica, composta e serena, che costituisca un avvio al dialogo con tutti, anche con chi riguardo al suo oggetto nutre convinzioni opposte rispetto ad essa; una manifestazione nella quale sia presente il tricolore italiano, simbolo dell’identità del nostro paese e patrimonio di tutti gli italiani. La presenza del nostro tricolore sarà fondamentale testimonianza del fatto che la stragrande maggioranza degli italiani è, come i sondaggi confermano, contraria all’avventura militare in Iraq.
I sottoscritti ribadiscono che i nostri soldati caduti in Iraq durante il conflitto attualmente in corso hanno sacrificato la loro vita obbedendo alle leggi del loro Paese e a ordini ricevuti dalle sue autorità legittime: ad essi vanno quindi onore, rispetto e riconoscenza da parte di tutti gli italiani, e questa è l’unica prospettiva legittima alla luce della quale il loro sacrificio dev’essere considerato. Peraltro in qualunque guerra il sacrificio di qualunque soldato, a qualunque esercito appartenga, dev’essere onorato per il valore civico ch’esso rappresenta e non già per la giustezza o meno della causa servita.
I sottoscritti auspicano che il 13 dicembre si onori la legittima Resistenza irakena alla luce della risoluzione 1514 dell’ONU, secondo la quale “La soggezione dei popoli a dominio straniero, conquista e asservimento costituisce una negazione dei diritti umani fondamentali e un impedimento alla promozione della pace e della cooperazione mondiale”, e del protocollo addizionale I del 1977 alla Convenzione di Ginevra il quale stabilisce che “La lotta armata può essere usata, come ultima risorsa, come mezzo per esercitare il diritto all’autodeterminazione”. Ben consci d’altronde del fatto che la situazione determinata in seguito alle inaccettabili scelte dell’amministrazione Bush favorisce il confluire della Resistenza irakena e della causa sostenuta da gruppi fondamentalisti e da organizzazioni terroristiche, i sottoscriti ribadiscono che la manifestazione del 13 dicembre è diretta al ristabilimento della pace nella libertà e non ha come obiettivo alcun libero popolo. Tanto meno il popolo statunitense, a sua volta vittima della politica dell’aministrazione Bush e delle multinazionali di cui essa è Comitato d’Affari. Nessuna azione trroristica potrà quinidi essere legittimata. Nessuna bandiera dovrà essere esclusa da quella giornata, nessuna bandiera offesa o bruciata: a cominciare da quella statunitense, simbolo di un popolo amico.
Torino- Firenze, 22.11.2003 Costanzo Preve – Franco Cardini