È allarme rosso per i pesci delle acque dolci italiane: 31 specie, cioè il 64,6% delle 48 che vivono nei nostri fiumi e laghi sono considerate minacciate, rientrando nelle prime tre categorie di rischio dell'Unione mondiale della conservazione (IUCN). Dodici di queste specie sono endemiche, cioè se scompaiono in Italia si estinguono definitivamente:sono lo storione cobice, la trota macrostigma, il Carpione del Fibreno e quello del Garda, la lampreda padana, la trota marmorata, il panzarolo, il ghiozzo di ruscello e quello padano, la savetta, la lasca e il barbo canino.
L'allarme viene da uno dei massimi esperti di ittiofauna d'acqua dolce in Italia, Sergio Zerunian, ricercatore e Commissario superiore forestale, membro del Comitato Scientifico del WWF Italia. Le cause di minaccia sono soprattutto l' alterazione degli habitat (canalizzazione ed interventi sugli alvei), l'inquinamento, l'introduzione di specie aliene o esotiche per la pesca cosiddetta sportiva, la stessa pesca quando è condotta in modo eccessivo o con pratiche illegali: in Italia sarebbero circa 2 milioni i pescatori “sportivi”.
Solo 7 specie su 48 (anguilla, cavedano, tinca, triotto, scardola, alborella e latterino) non sono a rischio, in quanto la loro area di distribuzione è molto ampia e non necessitano di migrazioni riproduttive, rese difficili in Italia dalla presenza di circa 1.000 dighe di grandi o medie dimensioni. “Confrontando i pesci d'acqua dolce con le altre classi di vertebrati, questi sono il gruppo maggiormente a rischio, con l’85% delle specie inserito nelle quattro categorie della Lista Rossa dell'IUCN” scrive Zerunian nel libro “Condannati all'estinzione” edito da Edagricole (220 pagine, 49,5 Euro). A correre maggiormente il rischio di estinzione sono due salmonidi endemici italiani e a “distribuzione puntiforme”, cioè limitata ad una popolazione localizzata: il Carpione del Fibreno, che vive solo nel Lago di Posta Fibreno, in provincia di Frosinone, e il Carpione del Garda, che vive nel lago omonimo.
“La situazione fortemente critica rilevata per i pesci d’acqua dolce italiani rientra purtroppo pienamente in un quadro di portata più ampia, che comprende i pesci d?acqua dolce della regione Nord-Mediterranea” scrive l'esperto. “In quest'area quattro specie risultano estinte, e tre sono scomparse in una parte significativa del loro areale”.
In Europa in totale le specie estinte sarebbero 12, tra cui quattro specie di coregoni e una sottospecie di trota. “In Italia -continua Zerunian- esiste anche il problema dell'estinzione per ibridazione: per molte specie infatti si corre il rischio di incroci con specie aliene immesse per la pesca sportiva, come la trota di origine atlantica che si ibrida con le tre specie indigene: la trota fario, la macrostigma e la marmorata”.
In Italia, si legge nel libro di Zerunian, le specie aliene presenti nelle nostre acque sono ben 29, dal carassio alla carpa (introdotta addirittura in epoca romana), dal pesce gatto al siluro (che nel suo areale naturale può superare i tre quintali di peso ed è presente nel Po e affluenti), dal coregone al persico trota: 20 risultano acclimatate, mentre 9 hanno popolazioni esigue, o sostenute artificialmente da ripetute immissioni, come la trota iridea, che nelle nostre acque si riproduce solo in rari casi. L'introduzione di specie aliene predatrici come il pesce siluro creano spesso gravi problemi per alcune specie, per predazione diretta o competizione.
“L'impatto del pesce siluro è micidiale - dice Zerunian - è un grande predatore che viene dai grandi fiumi dell'est europeo e che sta provocando la scomparsa di numerose popolazioni indigene. Indagini effettuate nella Provincia di Rovigo hanno rilevato che il siluro è presente in ogni corso d'acqua ed è in continuo aumento, ormai costituisce il 27% del totale della biomassa, ed è la specie più rappresentata in quell'area. Ma non sono meno eclatanti i casi di due piccoli pesci che, seppur presenti in Italia, sono stati introdotti in aree dove non erano presenti. Il triotto sta facendo scomparire la rovella nel Lago di Bracciano e in altri bacini dell'Italia centrale, e il ghiozzo padano, più aggressivo, minaccia il ghiozzo di ruscello in vari corsi d'acqua della Toscana, dell'Umbria e del Lazio in quanto più aggressivo”.
Zerunian, che ha da poco concluso il “Piano d'azione” per i pesci d'acqua dolce per conto del Ministero dell'Ambiente, propone la creazione di un Istituto nazionale per la fauna ittica, che dia consulenza a Regioni e Province per i ripopolamenti, e la nascita di Centri ittiogenici a livello provinciale e regionale per la tutela dei ceppi autoctoni. Inoltre, conclude, “è necessario intensificare ricerche e monitoraggi, oggi assolutamente insufficienti: per molte specie non conosciamo ancora bene la distribuzione e addirittura ci sono lacune nella tassonomia”.
Bollettino ECplanet




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