Cuba: note sparse di un breve viaggio
la settimana scorsa sono stato a Cuba ad un convegno, e ho approfittato per esaminare, nei limiti del possibile e senza pregiudizi, alcuni aspetti del regime socialista di Fidel Castro.
La prima impressione è nell'insieme positiva. La gente appare serena e felice, soprattutto i bambini, ben organizzati ed inseriti in un sistema educativo eccellente. La povertà è evidente, causata in parte dall'ostinato blocco economico statunitense, ma meno accentuata rispetto al "periodo speciale" di dieci anni fa (che avevo notato in un mio precedente viaggio),ma non c'è miseria, se si compara con quella stridente dei paesi latinoamericani circostanti. Lo stato fornisce gli elementi essenziali per sopravvivere (cibo, medicine, casa, trasporti, ecc..). È una povertà dignitosa, che lascia ampio spazio alla socializzazione, e ad espressioni e valori non-materialisti. È un paradosso che un regime fondato per decenni sul marxismo, ottenga che la gente sia meno materialista che nel grasso ed opulento occidente "libero".
C'è meno abbondanza di beni di consumo, ma c'è una gran disponibilità a godere delle cose semplici ed importanti della vita, iscritte nei rapporti sociali, nella spiritualità, nell'arte e nell'esuberante paesaggio tropicale dell'isola. Lontani sono quei mali profondi che ammorbano l'esistenza agli europei: individualismo, consumismo, nichilismo. Si da gran valore alla cooperazione, al lavorare insieme, a compiere sforzi comuni.
Galvanizzante è poi la propaganda che incoraggia a produrre, a "resistere" alla pressione imperialista, ad amare la patria sopra ogni altra cosa ("patria o morte"). Il nazionalismo si sposa senza problemi con il socialismo, facendo di cuba un esempio squisito di socialismo nazionale. Un qualcosa che ricorda alcuni aspetti del nostro fascismo, e la possibilità mancata di var virare a sinistra il regime negli anni trenta. Di comunismo vero e proprio ho visto ben poco; apparentemente la parafernalia marxista-leninista è stata messa in sordina (anche se continua ad imperare nelle università come schema interpretativo).
Altro elemento che spiega la serenità e la spensieratezza dei cubani è proprio lo stretto controllo esercitato dallo stato, che impedisce al capitalismo di prendere il sopravvento, e di dirigere il sistema sociale con quel torbido dinamismo che lo ha sempre caratterizzato. Il tempo sociale, così, può sospendersi in un limbo a-temporale, dove viene annullata l'entropia prodotta dal mercato, il cinico cupio dissolvi dei tecnocrati dell'economia. L'isola sembra sospesa in un'epoca indefinita, tra gli anni cinquanta e settanta, il che non è affatto un male, anzi!
Si tratta, tutto sommato, di un esperimento alternativo al neoliberalismo tronfio e trionfante, ed al pensiero unico narcotizzante. Cuba significa aprire la mente ad un'alternativa operante, per quanto imperfetta sia.
insomma, un bilancio decisamente positivo. La vita dei cubani è per molti aspetti invidiabile.
mi riservo di commentare gli aspetti negativi prossimamente...




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), mentre rimango dichiaratamente ostile
Si vede anche che l'incrocio bianco-negro può dare prodotti decisamente migliorati rispetto ai progenitori... 