ROMA - Sospettate che vostra moglie vi tradisca? La spiate per averne le prove? Dite di farlo per il bene della famiglia? Rischiate fino a 8 mesi di prigione, perché violate la sua privacy. Lo ha stabilito la Cassazione (V sezione penale, sentenza numero 46202) confermando la condanna a otto mesi di reclusione per Alvaro V., un marito roso dal tarlo della gelosia che aveva fatto installare da due suoi amici - condannati anche loro a otto mesi - un apparecchio per intercettare le telefonate della moglie Stefania.
Inutile appellarsi alla "legittima difesa" come fatto da Alvaro V., ossia "per la tutela della sua famiglia" a fronte della "libertà illimitata" di cui godeva la sua consorte. Sia il tribunale - con sentenza del marzo '98 - che la Corte di appello di Perugia - con sentenza del settembre 2002 - hanno condannato Alvaro, insieme ai suoi amici tecnici esperti di elettronica Giuseppe F. e Fabrizio T. "per concorso in installazione di apparecchiatura per le intercettazioni telefoniche".
I due, su richiesta del marito geloso, avevano nascosto nella casa della coppia un registratore per spiare l'inconsapevole Stefania. La quale, però, scoperto il "grande orecchio", ha denunciato il fatto chiamando nell'aula del tribunale marito e amici. Invano, in Cassazione, Alvaro ha ripetuto la tesi della legittima difesa dell'unione familiare suscettibile di essere messa a rischio dalla libertà di movimento e contatti di Stefania. Il Palazzaccio gli ha risposto che la legittima difesa va intesa come "tutela di un concreto diritto posto in pericolo da una offesa ingiusta".
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Invece - dice piazza Cavour - "il generico valore costituito dalla famiglia rimane una astrattezza" qualora "non risultino gli elementi del pericolo attuale e dell'ingiustizia dell'offesa". In poche parole il marito che spia la moglie a scopo preventivo commette una grave violazione della privacy.
Come il ricorso di Alvaro, così sono stati bocciati quelli di Giuseppe e Fabrizio: il loro alibi di non voler interferire con la sfera privata di Stefania installando il registratore, non ha retto in Cassazione perché i due sapevano e come quale era lo scopo dell'amico. Oltre agli otto mesi di reclusione, i tre dovranno pure sborsare 500 euro ciascuno per le spese del procedimento.
(2 dicembre 2003)
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cornuto e mazziato




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